Le lenticchie
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ciò è dovuto all'antica usanza di regalare, a fine anno, una scarsella ( la tipica borsa per conservare monete) colma di lenticchie. L'augurio era che ciascuno chicco si trasformasse in monete, rendendo così ricco e fortunato il destinatario del dono. |
| Sono le più tenere e rinomate d'Italia
le lenticchie di Castelluccio. La buccia poco spessa e morbidissima ne
permette un impiego assolutamente poliedrico in cucina, poiché non
devono essere ammorbidite prima dell'uso, come tutti gli altri legumi.
A scatenare l'acquolina in bocca bastano i due millimetri del loro spessore, dove si concentra un alto contenuto di proteine, una consistente quantità di fibre, vitamine e sali minerali: abbastanza per fare il pieno di salute. Tramite la coltivazione di questa varietà di lenticchia, i contadini di Castelluccio hanno anticipato di secoli l'agricoltura biologica. Nello stesso campo, a rotazione, di anno in anno, si alternano infatti lenticchie, frumento e pascolo, eliminando così ogni tipo di fertilizzante chimico. Dalla trebbiatura, che avviene entro il mese di agosto, si ottengono baccelli dai semi verde-marrone, incredibilmente leggeri: 1000 lenticchie pesano circa 23 grammi. I segreti della lenticchia di Castelluccio non finiscono qui: a fare la sua parte è anche la struttura argillosa del terreno e il clima dell'Appennino centrale, con gelate primaverili e forti sbalzi di temperatura in estate. La cucina tradizionale umbra ne ha sfruttato appieno le potenzialità nutritive abbinandole ai cereali e per zuppe memorabili. A parità di gusto vi sono anche le lenticchie di Colfiorito coltivate negli altipiani di Colfiorito dove il terreno è umile e fertile, grazie alla presenza del lago. Questa prelibatezza viene spesso abbinata al farro, anch'esso coltivato in queste zone, per dare "origine" alle gustosissime zuppe. |