La qualità dell'olio d'oliva
Di solito
si tende
ad identificare la qualità con ciò che piace, concetto non
sbagliato, ma un po’ riduttivo.
Generalizzando, per un consumatore comune
l’accettabilità di un olio di oliva è definita dai seguenti
fattori: confezione, etichetta e sue informazioni, prezzo,
pubblicità, conoscenza del prodotto, ma soprattutto dalle
caratteristiche organolettiche dell’olio stesso, tutti
elementi strettamente correlati all’utilizzo finale che si
farà di quel determinato tipo di olio.
Per
un tecnologo o per un assaggiatore di olio di oliva, i
fattori che determinano la qualità sono questi e tanti altri
in più; considerando un olio extra vergine di oliva il
regolamento CEE 2568/91, oltre ai parametri atti a
evidenziare la genuinità, riporta alcuni importanti indici
di qualità quali: l’acidità, l’esame spettro fotometrico
nell’ultravioletto, il numero di perossidi e il saggio
organolettico con il metodo panel.
Per
trovare una definizione generale del concetto di qualità,
dobbiamo rifarci alle norme Iso, (Uni En), che attualmente
costituiscono il riferimento al sistema di certificazione
aziendale. La norma Iso 8402, (Uni En 28402), su qualità e
terminologia cita: Per qualità si intende l’insieme delle
proprietà e delle caratteristiche di un prodotto o di un
servizio che conferiscono ad esso la capacità di soddisfare
le esigenze espresse o implicite del consumatore.
L’olio
di oliva vergine è il primo prodotto alimentare per cui sia
stata stabilita una metodologia per la valutazione e
classificazione organolettica; l’allegato XII del
regolamento CEE 2568/91 riporta tutte le indicazioni per
questa determinazione, il metodo panel test, appunto.
A un gruppo di assaggiatori scelti, costituiti in panel,
spetta il delicato compito di posizionare un olio in una
scala numerica stabilita in rapporto agli stimoli del suo
flavor e quindi di decretarne la categoria merceologica di
appartenenza.
Quali sostanze sono
responsabili dell’aroma e del sapore di un olio?
Le complessità organolettiche dell’ olio di oliva vergine derivano dalla presenza di composti noti come sostanze insaponificabili quali polifenoli, biofenoli, aldeidi, chetoni, secoiridoidi ed esteri aromatici o alifatici. La nostra sensazione del fruttato (e/o di altri aromi presenti in misura diversa a seconda del cultivar di provenienza e di altre condizioni di produzione), deriva da questi composti responsabili dell’infinita serie di tonalità aromatiche e olfattive proprie dei questi oli.
Da notare che è impossibile ottenere un buon olio partendo da una materia prima scadente (olive raccolte da cultivar non adatti, olive di cascola, olive provenienti da raccolte tardive o olive raccolte da cultivar attaccati da patogeni come la mosca dell’ulivo). Ogni difetto delle olive si trasmetterà implacabilmente nell’olio prodotto. Da qui discende la necessità di selezione dei frutti, del loro mantenimento durante lo stoccaggio e dal metodo di estrazione.
I
fattori che influenzano la qualità di un olio vergine, sia
sotto l’aspetto chimico-fisico delle componenti che dal
punto di vista organolettico possono essere classificati
come derivanti da: varietà di olivo coltivata (cultivar);
area geografica di coltivazione; condizioni climatiche;
grado di maturazione delle olive; tecnologia di raccolta;
tempi e luoghi di conservazione delle olive; tecniche di
estrazione; conservazione dell’olio; igiene e pulizia
generali; tempo e temperatura di gramolazione; trattamenti
alla pianta e al terreno.
Gli
assaggiatori anno una propria terminologia che attribuisce
ad una sensazione un descrittore che la identifichi.
Questi descrittori sono determinati principalmente dal
tipo di cultivar, dal grado di maturazione delle olive,
dalla filiera di produzione e dall’area geografica di
coltivazione.
Sulla base di questa differenza possiamo evidenziare pregi e difetti, i cosiddetti flavor risalendo alla causa che ha determinato quel particolare flavor.
I sensi impegnati nella degustazione dell’ olio sono l’olfatto, la vista e il gusto.
L’analisi olfattiva impone l’aspirazione profonda con le
due narici da ripetersi dopo un certo periodo di tempo
perché l’olfatto tende ad una assuefazione provvisoria.
L’analisi visiva comprende la valutazione di limpidezza,
densità e colore.
La
limpidezza è funzione dell’età e dei processi di filtrazione
a cui l’olio è stato sottoposto. Sospensioni e depositi
possono essere naturali e non compromettere la qualità.
Comunque un deposito eccessivo denota scarsa cura nella
lavorazione e può danneggiare la qualità dell’olio. La
densità dipende dall’origine: gli oli umbri/toscani sono in
genere più densi degli oli liguri (va ricordato che la
densità non è funzione della quantità di lipidi contenuti
perché tutti gli oli hanno un contenuto in lipidi pari circa
al 99%). Il colore dipende dall’epoca di raccolta, dal tipo
di olive, dall’invecchiamento e dal frantoio impiegato.
L’analisi gustativa di un olio raccomanda di assumere in
bocca dall’apposito bicchierino (in alternativa usare un
bicchiere chiuso) l’equivalente di un cucchiaino di olio;
mettetelo in bocca senza deglutire e lasciatevelo
riscaldare. Inspirate aria attraverso i denti per
ossigenarlo e fate roteare l’olio in bocca per diverso tempo
in modo da avvertire i retrogusti. Fatto ciò espellete
l’olio dalla bocca.
Organoletticamente, l'olio d'oliva di buona qualità (ci si riferisce soprattutto all'extravergine) ha profumo gradevole, nettamente riferibile a quello del frutto da cui deriva e sapore assai piacevole, caratteristico: profumo e sapore sono tuttavia molto variabili in relazione al tipo di prodotto connesso con la provenienza, la varietà dei frutti, il metodo di estrazione, il grado di maturazione e lo stato sanitario delle olive, la maggiore o minor freschezza che va da quella dell'olio nuovo a quella dell'olio che ha superato il periodo ideale di consumo, ossia l'annata di produzione e si è avviato ad affrontare per la seconda volta la stagione calda dopo 18 e più mesi dall’estrazione. Influiscono sul gusto complessivo dell'olio, come su quello dei vini, le percezioni tattili di consistenza e fluidità, la percezione termica, le sensazioni brucianti o astringenti proprie di sostanze come i tannini, certi alcoli, certi idrocarburi.
La degustazione degli oli d'oliva è un'arte piuttosto complessa e difficile che richiede cognizioni specifiche, buona memoria e allenamento; fra le cognizioni assumono importanza i concetti che seguono:
· l’olio d'oliva, a differenza del vino, non deve piacere e quindi essere giudicato di per sé in purezza, ma va immaginato nella sua applicazione come condimento;
· l’olio d'oliva non contiene sostanze di gusto naturalmente dolce: la sua dolcezza è quindi costituita da assenza di amaro e da elevata fluidità;
· l’amaro è un attributo normalmente presente in molti oli tipici, assente in altri e corrisponde solitamente alla presenza di sostanze pregevoli naturalmente amare. Un olio con un amaro eccessivo può non riuscire gradito a qualche consumatore, nel qual caso deve essere lasciato evolvere;
· l’acidità libera, che si misura in peso di acido oleico non esterificato, non si avverte direttamente al gusto e va quindi rilevata con esame chimico; gli oli con elevata acidità in genere denunciano difetti organoletticamente più o meno sensibili come il rancido, il morchiato, il riscaldo, l’inacetito...