|
|
|
Schede pane e prodotti da forno -
Sardegna
|
|
|
Pane
carasau |
| |
Tipologia:
nessuna |
| Sinonimo, nome locale:
carta da
musica |
 |
Materia prima:
farina di grano duro, acqua,
lievito, sale. |
| |
|
 |
Zona di produzione:
intera regione, Nuoro e Sassari
in particolare |
| |
|
 |
Calendario di produzione:
tutto l'anno |
| |
 |
Caratteristiche organolettiche:
forma di sfoglia sottilissima |
|
Stagionatura minima:
nessuna |
|
|
|
|
 |
Tecnica di produzione:
la
farina viene impastata con acqua
tiepida e salata nella madia di
legno. Si lavora a lungo con le
mani e con i pugni aggiungendo
acqua tiepida per dare maggiore
morbidezza. Si unisce il
lievito, conservato dalle
lavorazioni precedenti, e si
continua a lavorare finché
l'impasto non è omogeneo. Lo si
mette nei canestri coprendolo
con panni di lana e di lino per
mantenere il colore uniforme
durante la fermentazione che si
protrae per 2/3 ore in estate e
4/5 ore in inverno. Terminata la
lievitazione si mette la pasta
sulla spianatoia e si lavora
ancora. Poi la pasta viene stesa
con il mattarello fino ad
ottenere una sfoglia circolare e
sottile. Messa in forno, a
contatto del calore, la pasta si
gonfia. Con movimenti rapidi
viene tolta e incisa lungo la
circonferenza in modo da
ottenere due parti. I dischi
vengono rimessi nel forno per
biscottare ed il pane è pronto.
A volte durante la cottura,
quando la pasta è ancora
malleabile, si piegano nel mezzo
perché possa entrare nella
bisaccia del pastore senza
rompersi. Per le sembianze
pergamenacee è detto dai
continentali "carta da musica". |
| |
|
 |
Elementi che comprovano la tradizionalità:
la
categoria dei pani sottili, di cui si contano numerosissime
varietà, è caratteristica delle provincie di Sassari e di Nuoro.
Il pane carasau, pane a sfoglia, si distingue in base al tipo di
farina usata: quando è fatto con il cruschello, nel Campidano,
prende il nome di "chivardzu". Quando era di lunga conservazione
era fatto di semola e fior di farina e costituiva il pane delle
famiglie benestanti, mentre le varianti di cruschello (chivardzu)
e di farina di orzo erano il pane dei meno abbienti, dei pastori
che lo portavano durante la transumanza. Oggi non c'è più questa
distinzione e lo si usa sbriciolato nel brodo e nel latte,
riscaldato al forno e condito con olio e sale; può essere
bagnato e farcito con pietanze di vario genere e arrotolato. Nel
nuorese il pane, senz'altro aggettivo, è il pane "carasau", cioè
il pane per eccellenza. Saper fare il pane era indispensabile
per una donna e le mogli che lo acquistavano in negozio erano
sottoposte a severe critiche. Poi all'inizio degli anni '60 le
cose sono cambiate con l'evolversi dei costumi. Cfr. Brads,
Bollettino del repertorio e dell'atlante demologico sardo, Cnec
Editore, Cagliari, 1990, n. 14. |
| |
|
 |
Note:
|
| |
|
| |
Fonte:
Atlante dei Prodotti Tipici
Italiani, INSOR, 1989-1995 |
|