Criteri d'acquisto del riso
Poiché non tutte le varietà di riso sono adatte a ogni
preparazione gastronomica, converrà tenere in casa almeno due
tipi differenti: utilizzando infatti solo riso comune non si
otterrebbero sempre buoni risultati, mentre utilizzando solo
riso fino o superfino sarebbe anti-economico.
Nell'acquisto si dia la preferenza alle confezioni sigillate,
che rechino ben chiara la denominazione del tipo del prodotto, a
garanzia di genuinità.
Il riso deve avere aspetto omogeneo e, osservandolo da vicino,
non si devono trovare granelli rotti in percentuale superiore al
3%. Il riso rotto infatti si spappola durante la cottura e
diminuisce quindi il rendimento del prodotto.
Si annusi anche il riso prima dell'acquisto perché la presenza
di odori estranei denuncia una cattiva conservazione; il riso
infatti assorbe facilmente gli odori dei recipienti in cui si
trova o dei prodotti con i quali viene a contatto e il sapore ne
viene alterato.
Ricordate questo particolare quando riponete il riso nella
dispensa, evitando di tenerlo vicino a sostanze che potrebbero
comunicargli odore sgradevole. Se tuttavia vi trovaste in
possesso di qualche profumatissimo tartufo, non esitate a
riporlo, dopo averlo liberato dei residui di terra, nel
barattolo in cui tenete il riso per i risotti, che acquisterà
così quel delizioso aroma.
Il riso deve essere fresco di lavorazione; si potrà riconoscere
se si tratta di riso vecchio immergendovi le mani che, in questo
caso, si ricopriranno di una polverina finissima. I chicchi di
colore bianco opaco, detti chicchi "gessati", indicano che quel
riso non ha raggiunto la completa maturazione; se invece i grani
sono macchiati, ciò significa che il riso è stato danneggiato
dalla pioggia o dalla grandine.
Se infine il riso presenta chicchi di colore scuro o giallastro,
vuol dire che ha subito un processo di fermentazione dopo la
raccolta a causa dell'umidità.