Dalla Cina alla Grecia
Dall'Estremo Oriente il riso
intraprende solo dopo millenni la sua diffusione
verso Occidente, approdando in Mesopotamia, dove è
coltivato nel IV secolo a.C., per giungere in Europa
come prodotto alimentare con Alessandro il Grande.
Ancor prima dei Greci, è il re di Persia che, verso
la fine del VI sec. a.C., ordina esplorazioni in
Asia a Scillace, primo tra i greci a compiere un
viaggio lungo il fiume Indo, che riferisce come il
cereale attecchisca nei territori dell'attuale
Pakistan. Successivamente, il geografo Megastene
(350-290 a.C.), agente del re Seleuco I Nicatore, ci
informa sulla coltivazione del riso che prima di lui
Teofrasto (371-287 a.C.) descrive nel suo libro
"Storie delle piante" mentre Strabone (64 a.C. - 21
d.C.) afferma che i popoli dell'India "se ne nutrono
e ne ricavano una specie di vino". Sono senza dubbio
i Greci che fanno conoscere il riso all'Occidente.
Lo storico, geografo ed etnologo Aristobùlo di
Cassandra (IV sec. A.C.) ne parla assieme ad altri
che, con lui, hanno partecipato alle spedizioni in
Asia con Alessandro Magno. Trascorsi molti secoli,
Strabone, grande viaggiatore, nel suo "Geographica",
al libro IX, par.18, parla dei luoghi di coltura del
cereale e sullo stesso argomento si sofferma Diodoro
I Nicatore (355 a.C.) il quale, narrando di
battaglie tra Eumene di Cardia, già segretario di
Alessandro il Grande, e Antigono Monoftalmo,
generale macedone, ricorda che il primo tra i due
condottieri, per la carenza di un altro cereale, ha
dovuto nutrire con riso, sesamo e datteri le sue
truppe, prodotti che abbondano nella Battriana e
nella Susania (regioni afghane del basso Eufrate).
Già un secolo prima, comunque, di riso proveniente
dall'Etiopia ha parlato Sofocle, mentre Dioscuride
(I sec. d.C.) di Anazarbo, in Cilicia, testimonia
che il riso è nutriente e costipante per l'intestino
e Aristofane di Alessandria, in un suo verso
poetico, traccia la ricetta di un involtino di riso.