Il riso in Europa

Il riso approda in Spagna con
gli arabi: il Libro di Agricoltura di Ibn Al'Awwan
(1150) descrive con minuzia le fasi della coltura.
Rodriguez Navas (El Arroz - Madrid 1905) afferma che
il riso è coltivato nella penisola iberica al tempo
di Tolomeo I Sotere, il re d'Egitto (II sec. a.C.),
cioè in epoca ellenistica. Se su questa affermazione
ci sono alcuni dubbi, è sicuro però quel che scrive
Plinio, nella "Naturalis Historia" (libro 18, cap.
VII), e cioè che il cereale è conosciuto dagli
Italici. Dai Greci ai Romani e, in seguito, per
tutto il Medioevo e fino all'epoca rinascimentale,
del riso si fa cenno soltanto come di una spezia, a
medicamento di ogni tipo di patologia o per cosmesi.
Orazio ad esempio, in una satira, racconta di un
medico che aveva prescritto una tisana di riso.
Diverse sono invece le ipotesi sull'arrivo in
Francia. Si è ipotizzato, comunque, che la
coltivazione di questo cereale sia in atto nel XIII
secolo nella regione di Perpignano e, nel 1600,
presso Cannes. Enrico IV, nel 1613, con un editto
prescrive che la coltivazione sia attuata ovunque
possibile e Napoleone, durante l'assedio inglese,
impone in Francia la coltivazione del chicco bianco.
Nel 1847, la pratica risicola è sicuramente in
incremento ma, in breve tempo, le colture scompaiono
dalla Francia anche a causa della sopraggiunta
malattia del brusone, per riprendere soltanto nel
1942, durante il periodo bellico. Poiché quella del
riso è una coltura elettiva in condizioni di suolo
salso, essa è molto estesa in Romania, Russia e sul
delta del Nilo. Per la stessa ragione si è
sviluppata nel Novecento nel delta del Po.
Attualmente, il riso è coltivato in Andalusia, in
Aragona e in Catalogna, in Portogallo e in Francia,
in Svizzera, in Macedonia, Albania, in Grecia e in
Turchia, in Bulgaria, Ungheria e Romania, in Russia
e nell'Uzbekistan. Oltre che, naturalmente, in
Italia.