Il riso in Italia
Gli arabi portano in Sicilia il
riso ma non la risicoltura. Negli anni
dell'occupazione, dal 250 d.C., è verosimile che
tentino di acclimatare il riso a Siracusa e nella
piana di Lentini, non distante da Catania, dove sarà
coltivato anche nel Novecento. È pure ipotizzabile
che tentino di introdurlo in Calabria, nei pressi di
Sibari, nel Metaponto o a Manfredonia. Ma non si va
oltre i tentativi. Per secoli, i mercanti lo
importano senza che nessuno riesca a coltivarlo in
modo significativo. Agli Aragonesi si attribuisce la
paternità di una prima coltura durante il XV secolo
- dopo la conquista del regno di Napoli da parte di
Alfonso di Aragona - nelle piane acquitrinose nei
pressi di Paestum. Al dire di Simone Porta, filosofo
e grecista (1495-1525), la prima risaia appare
invece nel territorio di Salerno. La verità è che di
notizie simili ne abbiamo molte: a Crotone, S.
Eufemia, Torre Annunziata e Castellammare si Stabia,
a Cosenza e in prossimità di Viterbo. Cosa pensare?
E' probabile che nel Medioevo il riso sia veramente
coltivato ma in minime quantità nel Sud d'Italia,
nei conventi o negli Orti dei Semplici come pianta
medicinale. Possiamo pensare che dalla scuola medica
salernitana e dal monastero di Monte Cassino, questa
pianta abbia iniziato la sua migrazione fermandosi
in Toscana, dove si hanno notizie di una
coltivazione di riso nei dintorni di Pisa verso la
metà del '400, mantenutasi fino alla metà di questo
secolo con una varietà assai pregiata dal nome "riso
di Massarosa". In realtà, però, se ci eccettuano gli
scambi commerciali - come quelli certificati da una
nota spese dei duchi di Savoia del 1300, in cui
viene registrata una uscita di 13 imperiali a libra
per riso da pasticceria, o dalle tariffe daziarie
milanesi del 1340 che impongono forti imposte su
questa spezia asiatica - non possiamo ancora parlare
di un riso italiano. Tant'è vero che ancora nel 1371
un editto milanese lo classifica come "riso
d'oltremare" oppure "riso di Spagna".