Il boom padano

Nel 1500 le risaie in Lombardia si estendono su 5.500 ettari diventati 50.000 secondo un censimento spagnolo nel 1550. Dopo la Lombardia il riso si diffonde in Piemonte, ma più lentamente per mancanza di canalizzazioni, giungendo fino a Saluzzo (del 1525 sono le prime esportazioni piemontesi) e verso Est raggiungendo Mantova, Verona, Vicenza e la marca Trevigiana. Questa nuova coltura viene però osteggiata dagli abitanti delle città che attribuiscono ad essa la causa della malaria con sollecitazioni all'autorità perché venga proibita mentre è reclamata dai proprietari dei fondi e dal clero, pure proprietario di molte terre, che vedono in essa una sorgente di notevole guadagno. E' del 24 Settembre 1575 un ordinanza del marchese de Ayamonte, governatore di Milano con la quale si impone che il riso venga piantato a sei miglia da Milano e a cinque miglia dai confini delle altre città. Di queste ordinanze ne vengono emesse moltissime, segno evidente che sono generalmente disattese. Del problema sono investiti i medici e del 21 aprile 1584 è la risposta del Collegio Medico di Novara, forse su sollecitazione dello stesso San Carlo, che assicura mancanza della malaria se le risaie sono distanti dalle case un miglio o poco meno e "soprattutto provvedendo che le acque dei risi decorrano liberamente né in alcun modo si fermino e si impaludino". Con il diffondersi della coltura del riso compaiono anche le prime pubblicazioni a stampa. Dai disegni della pianta contenuti nei "Commentari a Dioscoride" del 1565 di Pietro Andrea Matthioli, medico senese, e in un Compendium datato 1571, dello stesso autore, si passa a pubblicazioni dedicate alla coltivazione come quella, del 1569, più volte ristampata, del bresciano A. Gallo che indica anche l'impiego del riso nelle minestre e nella panificazione associata a miglio e segale. Pubblicazioni successive che descrivono ed illustrano la pianta del riso, si hanno nello "Herbario Novo" del 1667 di Castore Durante e sulla coltura del cereale compare nel 1758 il libro "La coltura del riso" del marchese Giovan Battista Spolverini di Verona (un classico recentemente ristampato) che accenna anche al brusone, meglio descritto dal conte Bevilacqua nel 1776 come una malattia di origine fungina che in principio non disturba molto i raccolti ma che lo farà ben presto, tanto da rendere problematica la coltura all'inizio del '800.