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Dieta e studio
A cura del Dott.
Leandro Carollo
Il
forte impegno mentale è da sempre considerato uno sforzo
fisico non indifferente che perciò richiede un'alimentazione
adeguata.
Lo studio, in genere, interessa mediamente una fascia d’età
compresa tra i 6 anni e i 25 anni. Durante questo ampio range si
osserva una costante differenziazione per fasce d’età. Infatti,
le richieste energetiche di un bambino di 6 anni e di un ragazzo
di 14 sono ben diverse.
L’adolescenza e la pubertà sono caratterizzate da notevoli
modificazioni dell’aspetto fisico, da un’evoluzione psicologica
e comportamentale, dalla maturazione sessuale, da
un’accelerazione della crescita, che non è regolare, come
nell’infanzia, ma che avviene repentinamente e in modalità
differenti per il sesso maschile e quello femminile (queste
ultime sono generalmente più precoci).
È questo il periodo dei maggiori bisogni nutrizionali, sia sul
piano quantitativo sia sul piano qualitativo, poiché sono
necessari diversi nutrienti specifici per costruire nuovi
tessuti. Durante l’inizio della fase puberale, le femmine,
necessitano, per la comparsa del ciclo mestruale, di ferro e di
altri minerali, infatti, una pregressa errata alimentazione può
determinare l’insorgenza di anemia. Questa, da sola, può essere
responsabile di disturbi di carattere generale come facile stancabilità, scarso potere di concentrazione mentale e facile
tendenza all’ipotensione arteriosa. Se a questi dati aggiungiamo
anche l’impegno energetico richiesto dallo studio capiamo bene
che l’energia deve essere garantita in maniera adeguata e
costante.
I risultati dell’indagine
multiscopo (ISTAT 1993) hanno fatto notare che la durata media,
in ore, dedicate allo studio aumenta progressivamente dalle 2-3
ore all’età di 5 anni, fino ad arrivare alle 4 ore all’età di 10
- 13 anni. Quest'ultima fascia d’età è quella cui spesso i
ragazzi sono avviati allo sport, quindi è facile intuire come
anche questa richiesta energetica deve essere garantita.
Spesso, però, che lo studio sia abbinato allo sport non accade,
infatti, una ricerca svolta sull’intera popolazione europea ha
messo in evidenza che i bambini italiani risultano i più obesi
d’Europa e che questo dato è agevolato dall’assenza di pratica
sportiva. Se a questi dati aggiungiamo anche il marcato appetito
degli adolescenti con gusti accentuati per gli alimenti ad
elevata concentrazione calorica, come quelli generalmente
consumati nei fast-food (hamburger e patatine fritte), tutto
questo si traduce in:
-
aumento di peso
-
diabete
-
carie
-
anemie
-
allergie ed intolleranze
alimentari
-
ritardi della crescita
-
alterazioni ormonali
-
diminuzione della
concentrazione
-
È importante, quindi,
prestare attenzione ad aumenti eccessivi di peso.
L’aumento di peso
Oltre a comportare l’esordio di
note patologie (obesità, diabete, cardiopatie, ecc), in queste
fasce d’età può ritardare la crescita staturale. Un bambino in
sovrappeso avrà maggiori difficoltà ad elevare la sua statura,
durante la pubertà, rispetto ad un altro normopeso. Gli
scompensi ormonali, determinati da un eccesso di adipe (attività
estrogenica accentuata), specialmente nei maschi, si traduce in
ritardato sviluppo degli organi genitali e comparsa di
caratteristiche femminili quali le mammelle (ginecomastia).
Le carie
La ricerca continua di cibi
ricchi di zuccheri può favorire la comparsa di carie dentaria.
La carie è una malattia dovuta all’azione infettiva di batteri
della famiglia degli Streptococchi; presenta in ogni caso
un’insorgenza multifattoriale in quanto è legata anche a tutta
una serie di comportamenti riconducibili essenzialmente
all’igiene orale e alla scelta di cibi ad elevato potere
cariogeno.
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NON CARIOGENI |
CARIOGENI |
MOLTO CARIOGENI |
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formaggio |
chewing-gum |
caramelle |
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burro |
banane |
torte -
cioccolato |
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sandwich |
tartine alla
frutta |
pasticceria |
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uova |
macedonia di
frutta |
pane con
miele o marmellata |
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noci |
bevande
zuccherate |
fichi e
datteri |
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carni |
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biscotti |
|
frutta
fresca |
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pere e
albicocche secche |
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latte |
|
zucchero e
miele |
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legumi |
|
gelato |
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In Italia come in altri Paesi industrializzati, la carie
dentaria ha un'alta prevalenza, con forte incidenza tra i
bambini. Due ampi studi hanno esaminato questo fenomeno tramite
la valutazione dei DMFT (numero totale di denti cariati,
mancanti e otturati), lo studio ASSILS e uno studio randomizzato
su bambini in età scolare. La media di DMFT è risultata
inferiore ad 1 all’età di 6 anni, ma varia da 4 a 6 all’età di
13 anni ed ammonta a 13 negli adulti (15-64 anni). L'obiettivo
da raggiungere, secondo l'OMS, dovrebbe essere una media di DMFT
inferiore a 3 all’età di 12 anni. Anche in questo caso, oltre ad
una corretta igiene orale, una parte importante della
prevenzione è di natura alimentare; le raccomandazioni, infatti,
devono essere tese alla riduzione del consumo di zuccheri liberi
e all’attuazione di una profilassi con fluoro nei bambini. Nelle
nazioni europee industrializzate, la percentuale di bambini con
almeno un dente cariato è del 68% tra gli 8 e 9 anni e dell’85%
tra i 13 e i 14 anni. L’Italia presenta valori di prevalenza
inferiori a quelli descritti, con una percentuale del 63% di
soggetti affetti all’età di 12 anni.
Le allergie e le intolleranze
alimentari
Le allergie e le altre
intolleranze alimentari interessano, in genere, limitati gruppi
di popolazione i quali sono affetti, in via permanente o
transitoria, da anomalie del sistema immunitario (allergie), o
di altra natura (altre intolleranze). Negli ultimi anni si
assiste ad un incremento dell’incidenza delle allergie
alimentari; questo fenomeno è stato attribuito all’aumentata
stimolazione del sistema immunitario per effetto delle campagne
di vaccinazione che, mentre da un lato hanno determinato una
riduzione delle malattie trasmissibili, dall’altro producono più
forti fenomeni di ipersensibilità. La principale allergia
alimentare è quella alle proteine del latte vaccino; è comune
nei bambini, ma spesso è reversibile. Le allergie a pesci,
crostacei e nocciole permangono generalmente anche nell’età
adulta. Tra le altre intolleranze, le più frequenti sono quelle
al lattosio, al glutine (malattia celiaca) e ad alcuni additivi
alimentari. Negli ultimi anni si è osservata una tendenza
all’aumento dei casi diagnosticati di queste patologie. Nel
nostro Paese non esiste un registro dell’intolleranza al
glutine, la reale prevalenza della malattia non è ancora ben
inquadrabile e varia da 1 caso su 120 a 1 caso su 250. Presso
l’Istituto Superiore di Sanità, al fine di stimare il peso delle
patologie associate e delle complicanze della malattia celiaca
in Italia, nel 1998 è stato istituito il Registro nazionale
delle complicanze con lo scopo di descrivere le caratteristiche
cliniche alla diagnosi e l’evoluzione nel tempo della celiachia.
Le allergie e intolleranze possono, almeno in parte, essere
prevenute. Infatti, è stato dimostrato un effetto protettivo
dell’allattamento materno, se protratto per almeno 4 mesi. E’
anche importante differire l’introduzione di alcuni alimenti nel
lattante (uova, pesce, glutine). Le allergie e le intolleranze
alimentari, una volta sviluppate, devono essere diagnosticate e
trattate con la rimozione dalla dieta delle sostanze alle quali
i soggetti sono sensibili. Ad esempio, non tutti i casi di
celiachia vengono diagnosticati e trattati tempestivamente in
età pediatrica, con diete appropriate. I celiaci non
diagnosticati e/o non trattati in modo adeguato, hanno un
elevato rischio di contrarre alcuni tumori intestinali. E’
necessario quindi che i soggetti allergici o intolleranti, una
volta effettuata la diagnosi, siano aiutati a rimuovere dalla
loro dieta quotidiana le sostanze incriminate. Per questo motivo
l’etichettatura di tutti i prodotti, per l’infanzia e non, è di
fondamentale importanza. Nel caso di gravi forme allergiche, è
utile intervenire con terapie iposensibilizzanti. Un’ultima
osservazione riguarda la dilagante diffusione dell’intolleranza
al lattosio. Vi è, infatti, la tendenza a prescrivere latti
modificati, al bambino che presenta una sintomatologia specifica
riconducibile a fenomeni di scarsa digeribilità del latte.
Questo fenomeno in assenza di un’intolleranza documentata
accelera l’inattivazione della lattasi intestinale, un fenomeno
che può insorgere fisiologicamente con l’età. L’elevata
incidenza di adulti intolleranti al lattosio può essere, almeno
in parte, riconducibile a quest’errata abitudine.
Conclusione
Schematicamente, i principali
errori commessi in età scolare li possiamo raggruppare nella
seguente tabella:
|
COMPORTAMENTI A RISCHIO |
ABITUDINI ALIMENTARI |
SQUILIBRI NUTRIZIONALI |
|
Si nutrono
irregolarmente con una disordinata
ripartizione giornaliera degli alimenti. |
Continuano a
mangiucchiare oppure lasciano passare
molte ore fra un pasto e l’atro. |
Ipovitaminosi per eccessiva assunzione
di “calorie inutilizzabili”, surplus
calorico e conseguente sovrappeso ed
obesità |
|
Tendono alla
sedentarietà e al consumo di “snack” e
“fuori pasto” raffinati e manipolati. |
Mangiano,
regolarmente, guardando la Tv o mentre
studiano. |
Non saper
interpretare gli stimoli di appetito e
sazietà |
|
Sentono
spesso il bisogno di “masticare e
sgranocchiare”. |
Fanno
abbondante uso di caramelle e
chewing-gum. |
Carie,
ingestione di aria e stimolazione dei
succhi gastrici a stomaco vuoto. |
|
Non sono
abituati a riconoscere ed apprezzare le
qualità organolettiche dei cibi. |
Mangiano con
avidità |
Impegno
digestivo prolungato ed inappetenza al
pasto successivo |
|
Si può affermare che l’intervento nutrizionale deve essere
mirato sia alla prevenzione dei rischi fin qui elencati e sia a
fornire l’adeguata energia utile nell’impegno sia fisico che
mentale necessaria in queste fasce d’età.
La razione giornaliera, che include un consumo d’acqua almeno di
1 litro e mezzo al giorno, deve essere suddivisa in almeno
cinque momenti:
-
La colazione deve essere a
base di latte, per favorire le riserve di calcio necessarie
alla formazione di ossa e denti (RDA 1-1,4 g di calcio),
cereali, importanti per rilasciare energia durante le ore
successive, e contenere anche una piccola quantità d’energia
di pronto assorbimento come lo zucchero o la marmellata.
-
Lo spuntino di metà mattina
dovrebbe essere a base di frutta, poiché questa continua a
fornire energia ed evita che gli studenti non si
deconcentrino per mancanza di quest’ultima o si possano
appesantire utilizzando le merendine spesso propinate dalle
mamme cui risulta anche più comodo.
-
Il pranzo deve essere a base
di carboidrati (modello mediterraneo), un secondo un
contorno e della frutta.
-
Lo spuntino pomeridiano deve
poter permettere il proseguimento della concentrazione per
poter studiare e quindi deve essere energetico ma non
troppo, come della frutta, crostate o piccole quantità di
cioccolata (che ha effetti simili al caffè).
-
La cena deve contenere un
buon quantitativo proteico poiché, non c’è lo scordiamo, in
questo periodo ci troviamo nel massimo periodo di crescita
delle strutture muscolari che sono per l’appunto avide di
proteine. Tali proteine è utile variarle continuamente, cioè
sia di origine animale che vegetale, per evitare di
introdurre grassi in eccesso. Bisogna somministrare anche
piccole quote di carboidrati, per il recupero energetico ed
inoltre necessarie a garantire energia adeguata durante il
sonno. Frutta e verdure non devono mancare per fornire fibre
e vitamine indispensabili per l’accrescimento.
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