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I cani - Malattie virali |
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Cimurro È una malattia virale molto contagiosa che può colpire tutti i canidi (cani, volpi, lupi). L'agente
patogeno è un paramixovirus simile a quello che nell'uomo provoca il
morbillo: è termolabile, sensibile alla maggior parte dei disinfettanti
ed inoltre muore fuori dall'ospite. L'infezione avviene per via aerea
mediante le goccioline emesse dalla bocca e dal naso da animali infetti
che possono continuare ad eliminare il virus per parecchi mesi. I primi
sintomi sono rappresentati da febbre elevata 40°/ 40,5° per i primi 2/3
giorni. La malattia può
essere prevenuta con successo mediante un piano vaccinale nei primi mesi
di vita del cucciolo per continuare poi annualmente fino ad età
avanzata.
Gastroenterite Virale Canina
Epatite infettiva Detta anche “Malattia di Rubart” e “Malattia dell’occhio blu”, è sostenuta da un virus denominato “Canine Adenorivus tipo 1” (CAV-1). Oggigiorno non è molto diffusa dal momento che la profilassi vaccinale ha ridotto notevolmente la circolazione del virus nella popolazione canina. I cani si infettano per contatto molto stretto con soggetti che ne sono affetti. Il virus viene diffuso nell’ambiente attraverso le feci, l’urina e la saliva. I cani infetti, se riescono a non morire prima, diffondono il virus per periodi relativamente lunghi (anche un anno) e ciò costituisce una pericolosa fonte di contagio per altri animali anche in considerazione del fatto che il virus resiste a lungo nell’ambiente (1-2 settimane). Un frequente veicolo di trasmissione si attiva allorquando viene annusata l’urina emessa da cani infetti. Il sintomo principale è la febbre (40°C). Le forme cliniche si differenziano in:
Un sintomo particolare, che tra l’altro ha dato anche il nome alla malattia, è la comparsa di opacità corneale che conferisce all’occhio una colorazione bluastra. E’ un sintomo che si osservava un tempo quando i cani venivano vaccinati con particolari vaccini che oggi non sono più in uso; difatti, oggigiorno, l’occhio blu si osserva solo raramente. L’epatite infettiva interessa soprattutto i cuccioli non vaccinati e solo raramente i cani adulti. La diagnosi può essere formulata solo attraverso analisi di laboratorio indirizzate alla ricerca di anticorpi per CAV-1, all’isolamento del virus nelle feci e nell’urina e con la determinazione delle transaminasi GOT e GPT. La profilassi verte sulla vaccinazione di cuccioli con vaccini che, normalmente, sono associati al vaccino del cimurro.
Tracheobronchite infettiva canina o tosse dei canili Questa malattia, chiamata comunemente tosse dei canili è un'affezione contagiosa alle vie respiratorie, caratterizzata da una tosse che può durare fino a diverse settimane. La sindrome è dovuta all'azione combinata di un insieme di microorganismi (batteri e virus). E' riscontrabile soprattutto in comunità di cani provenienti da origini diverse, ma talvolta colpisce anche i cani isolati, in seguito ad un'esposizione canina, per esempio. Il principale batterio responsabile è la Bordetella bronchiseptica, che interviene contemporaneamente ad un'infezione virale. Lo stato generale del cane non è debilitato: l'animale presenta, dopo circa tre giorni di incubazione, tosse e scolo nasale più o meno purulento. Diversi virus possono essere responsabili di una parte dei disturbi. Il virus Parainfluenza può provocare una leggera infiammazione della regione rinofaringea o una tosse persistente per alcuni giorni. Essendo molto contagioso, il virus si trasmette ai cani circostanti. Infine i micoplasmi potrebbero aumentare l'azione di altri microorganismi, senza tuttavia essere responsabili della comparsa di sintomi nel caso in cui agiscano da soli. La forma clinica più frequente di tosse dei canili è una forma semplice, caratterizzata da tracheobronchite. In questo caso si verifica una tosse secca, forte, spasmodica, non produttiva e persistente. I sintomi possono scomparire o persistere alcune settimane nelle forme più gravi. Spesso insieme alla tosse compaiono congiuntiviti, sinusiti, tonsilliti, faringiti, ma per la maggior parte del tempo lo stato generale del cane non viene colpito. Più raramente, se i cani colpiti subiscono cali al sistema immunitario, sviluppano una forma più grave, con la comparsa di polmonite associata ad un peggioramento dello stato generale (prostrazione, anoressia, febbre…) L'evoluzione dura qualche settimana. La diagnosi è più facile da stabilire su un gruppo che su un cane isolato. Si pensa generalmente a una sindrome da tosse del canile quando si è davanti ad una tosse contagiosa, che corrisponde alla descrizione precedente. La diagnosi di laboratorio può allora essere utilizzata per mettere in evidenza gli agenti responsabili e per inquadrare meglio la terapia. È possibile prelevare un campione di secrezioni nasali per ricercare la presenza di virus e batteri. Invece se il caso è isolato, bisogna ricercare l'eventuale presenza di altre affezioni che potrebbero provocare gli stessi sintomi, prima di concludere con la diagnosi di sindrome di tosse dei canili. Il ricorso ad esami di laboratorio serve solo per la scelta del trattamento. L'unica terapia efficace si basa sulla somministrazione di un antibiotico per via aerosol. Se si agisce a meno di 48 ore dalla comparsa dei primi sintomi, si può utilizzare del siero diretto contro i principali agenti responsabili della sindrome. Per migliorare il benessere del cane, si utilizzano anche degli antitussivi. La realizzazione di interventi profilattici limita il rischio di comparsa di questa sindrome. L'organizzazione dei locali svolge un ruolo fondamentale in questo campo. I cani devono disporre di un'area esterna e di un locale a temperatura costante. La disinfestazione dei locali deve essere facilmente attuabile. Le misure di quarantena permettono di sorvegliare lo stato di salute degli animali che si intende introdurre nella comunità ed è preferibile eseguire le opportune misure vaccinali. Esistono diversi vaccini ma la loro efficacia è variabile
Eziologia: rhabdovirus. Malattia infettiva contagiosa sostenuta da un virus neurotropo, trasmissibile tramite la saliva infetta. Può colpire anche l'uomo. Il cane è sempre stato considerato il maggior responsabile della trasmissione della malattia. Tuttavia molti animali di altre specie possono veicolarlo. La difficoltà nel debellarla è data dal fatto che numerosi animali selvatici, prima fra tutti la volpe, sono un serbatoio della malattia. Inizialmente i sintomi sono piuttosto vaghi, consistendo in una modificazione del carattere con 'tristezza o allegria improvvisa. Subentra poi una tendenza ad abbaiare o mordere qualsiasi cosa. Alcuni soggetti non presentano questi sintomi, sono insensibili e stanno a bocca aperta. AI culmine della malattia il cane presenta alluci nazioni e inghiotte gli oggetti più svariati. Una paralisi progressiva, che inizia dagli arti posteriori, lo porta infine a morte. Il veterinario e gli uffici sanitari debbono attenersi in caso di cane morsicatore o morsicato a particolari disposizioni legislative al fine di adempiere ad Una efficace azione di profilassi. Fonte: http://www.cani.net/ |