Peritonite infettiva felina (FIP)

Che cosa è

Come si cura

Come prevenire la trasmissione del FCoV

Novità sulla ricerca su FCov/FIP

Domande frequenti

 

Che cosa è

 

La peritonite infettiva felina (PIF) è la principale causa di morte dei gatti per infezione. La PIF si sviluppa quando il gatto reagisce in modo non appropriato ad un'infezione da coronavirus felino (CoVF). La maggior parte dei gatti semplicemente si infetta, ospita lo CoVF per un mese o due, sviluppa una risposta di immunizzazione, elimina il virus e vive felicemente nel seguito (vedi Come eliminare l'infezione da CoVF da una pensione o residenza di gatti). Tuttavia, per motivi che non riusciamo finora a comprendere appieno, alcuni gatti, invece di guarire dall'infezione da CoVF, si ammalano di PIF.
Lo stesso nome di peritonite è leggermente inesatto: la PIF non è un'infiammazione del peritoneo (il rivestimento interno dell'addome), ma è una vasculopatia (infiammazione dei vasi sanguigni). I sintomi clinici che il gatto sviluppa dipendono dall'eventuale danneggiamento dei vasi sanguigni, e da quale organo (o organi) tali vasi alimentano.

 

PIF classica o effusiva

Diagnosi della PIF

Cura della Peritonite Infettiva Felina (FIP) – Questa sezione è dedicata ai medici veterinari

 

 

PIF classica o effusiva
Questa è la forma acuta della malattia, dove molti vasi sanguigni sono severamente danneggiati ed il fluido fuoriesce da essi nella cavità addominale o toracica (petto). Quando i vasi sanguigni nell'addome sono infettati, la pancia del gatto si gonfia riempiendosi di un fluido detto ascite. Quando i vasi sanguigni nel torace sono danneggiati il fluido si diffonde nel petto, riducendo la capacità dei polmoni di espandersi ed il gatto ha difficoltà a respirare.

PIF non-effusiva o secca
La PIF secca è la forma più cronica della malattia. Nella PIF secca, il gatto ha spesso dei sintomi clinici vaghi, come per esempio rifiutare il cibo, dimagrire, perdere la lucentezza del pelo. Molti gatti con PIF secca diventano itterici, quando si guarda dentro le palpebre, sembrano gialle. Se il gatto ha un naso pallido, si può notare che anch'esso sembra giallo. Molti gatti con PIF secca presentano segni nei loro occhi, di solito l'iride (la parte colorata dell'occhio intorno alla pupilla) cambia colore, e alcune parti di essa possono apparire brunite (vedi foto).

 

Il gatto può avere l'occhio sanguinolento, o dei precipitati bianchi possono apparire sulla cornea (la membrana chiara dell'occhio).

 

 

 

Per i veterinari: controllare gli occhi usando un oftalmoscopio per verificare l'eventuale presenza di opacità del corpo vitreo ed ispessimento dei capillari della retina (vedi foto sotto).

Circa il 12% dei gatti con PIF sviluppano segni di disturbi neurologici: spesso diventano atassici (hanno un passo vacillante e possono cadere mentre camminano), possono avere tremiti del capo, spasmi epilettici, il loro sguardo può vagare da una parte all'altra invece di essere a fuoco.

Tuttavia, tutti questi segni clinici possono essere causati da altre condizioni, spesso trattabili, e per questo un'accurata diagnosi è essenziale.

 

Diagnosi della PIF – Questa sezione è dedicata specificamente ai chirurghi veterinari. La PIF è una condizione clinica notoriamente difficile da diagnosticare, molte altre condizioni si presentano con segni molto simili. Una diagnosi definitiva è solo possibile post-mortem, o occasionalmente per mezzo di biopsia (sebbene per avere risultati accurati dopo biopsia é necessario eseguire la biopsia di di una lesione piogranulomatosa visibile, che può richiedere una laparotomia). Solo nel 18% dei campioni inviati al nostro laboratorio con sospetta PIF, la malattia viene realmente diagnosticata. Poiché i gatti con PIF vengono solitamente trattati per eutanasia, è assolutamente vitale che la PIF venga accuratamente differenziata da altre condizioni cliniche trattabili.

Nel nostro laboratorio presso l'università di Glasgow, offriamo un profilo PIF che conferma o esclude una diagnosi di PIF in circa 90% dei casi. Il profilo PIF consiste di quattro parti: un titolo di anticorpo coronavirus (CoVF) felino, rapporto albumina:globulina (A:G) sull’effusione o plasma, livello di glicoproteina acida alfa 1 (AGP) e citologia o ematologia.

 

Profilo della PIF eruttiva (“classica”)
Profilo della PIF non effusiva (“secca”)
Sottoporre un campione alla University of Glasgow per un profilo PIF
Test anticorpo coronavirus felino          
Rilevamento del virus tramite RT-PCR

 

Profilo della PIF eruttiva (“classica”)

Titolo anticorpo CoVF
La presenza degli anticorpi indica che il gatto è stato infettato con CoVF, la causa della PIF. Un titolo anticorpo CoVF può verificarsi in casi di PIF effusiva o classica, ma la maggior parte dei gatti con PIF hanno titoli di anticorpi estremamente elevati (uguali o maggiori di 1280). Titoli di anticorpo uguali a 0 sono rari nei casi di PIF casi e sono solitamente considerati indicativi di assenza di PIF nel gatto.  (Tuttavia, se altri parametri suggeriscono una diagnosi di PIF, sebbene il titolo di anticorpo sia uguale a 0, allora questa è una situazione in cui il rilevamento di CoVF tramite RNA (RT-PCR), eseguita su di una campione dell'effusione, è diagnosi di PIF.  In questi gatti c'è così tanto virus nell'effusione che tutti gli anticorpi sono confinati in essa, e non ce ne sono più disponibili per legarsi al virus nella prova clinica)

Note: molti gatti sani e gatti con altre malattie, non PIF, hanno anticorpi CoVF. La sola presenza di anticorpi CoVF non è un sintomo di PIF, se gli altri parametri del profilo clinico non indicano a diagnosi of PIF.

Concentrazione totale di proteine nell'effusione e rapporto albumina:globulina (A:G)
La concentrazione totale di proteine nell'effusione di un gatto con PIF è di solito maggiore di 35 g/l e questo di solito consiste in più globulina che albumina, facendo decrescere il rapporto A:G. Un rapporto A:G minore di 0.4 indica con buona probabilità una PIF; un A:G maggiore di 0.8 esclude la presenza di PIF; per A:G tra 0.4 e 0.8 altri parametri vanno considerati. Il rapporto A:G di un'effusione è una delle prove più utili da eseguire in pratica per avere un'indicazione rapida sulla possibilità che un gatto abbia PIF e può essere eseguita usando una macchina VetTest (dividi i valori dell'albumina per quelli di globulina).  

Livello di AGP
La glicoproteina acida Alfa 1 (AGP) è una proteina di fase acuta che si è rivelata molto utile per distinguere la PIF da altre condizioni cliniche. Nella PIF, i livelli di AGP sono di solito maggiori di 1500 mg/ml. In gatti normali, è fino a 500 mg/ml. In gatti con peritonite batterica o pleurite, l'AGP ugualmente aumenta, e questo è il motivo per il quale è anche necessaria la citologia per differenziare queste condizioni. Nell'infarto del miocardio, in malattie epatiche non infettive e tumori, che sono le condizioni più comunemente diagnosticate per errore come PIF, l'AGP è normale.

Citologia
Nella PIF effusiva, ci sono di solito meno di 3 x 109 cellule nucleate per litro nell’effusione e le celle sono in modo predominante neutrofili e macrofagi. Nella peritonite batterica e nella pleurite, il numero di globuli bianchi è molto più alto e il citologista vedrà di solito i batteri (se essi sono intracellulari, questo indica che non si tratta di una semplice contaminazione del campione). La citologia delle effusioni pleuriche è utile per la differenziazione dei linfo-sarcomi del timo, perchè la cellula predominante è il linfocita ed essi si presentano spesso come maligni.

Sommario
Un gatto con PIF classica dovrebbe essere sieropositivo per CoVF, la proteina totale dell’effusione dovrebbe essere al di sopra dei 35g/l and il rapporto albumina:globulina minore di 0.4 (o almeno meno di 0.8), l’AGP dovrebbe essere alta (oltre 1500 microgrammi/ml) e la citologia dovrebbe rivelare poche cellule nucleate che sono prevalentemente neutrofili e macrofagi.  

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Profilo della PIF non effusiva (“secca”)

Titolo anticorpo CoVF
I titoli anticorpo CoVF nella PIF secca sono solitamente eguali o maggiori di 1280. Un titolo anticorpo di zero esclude la PIF non effusiva.

NB: molti gatti sani oppure con altre malattie che non sono PIF hanno anticorpi CoVF. La sola presenza di anticorpi CoVF non è una diagnosi di PIF, se gli altri parametri del profilo non indicano una diagnosi di PIF. Un gatto sano con un alto titolo di anticorpi CoVF NON è un gatto con PIF secca.

Rapporto Albumina:Globulina (A:G)
Nella PIF la concentrazione di globulina nel siero o plasma si innalza fino oltre i 40g/l. Di conseguenza A:G di solito si riduce. Un rapporto A:G minore di 0.4 indica che la PIF è piuttosto probabile, purché le globuline aumentino, ricordando che un basso livello di albumina (per esempio, in malattie del fegato) può anche artificialmente ridurre il rapporto A:G. un rapporto A:G maggiore di 0.8 esclude la PIF; per un rapporto A:G tra 0.4 e 0.8, altri parametri vanno considerati.

Livello di AGP
AGP è una proteina di fase acuta che è utile per distinguere la PIF da altre simili situazioni cliniche. Nella PIF, i livelli AGP sono solitamente maggiori di 1500 ug/ml. In gatti normali, sono fino a 500 ug/ml. Bisogna tener presente, tuttavia, che AGP non è specifica, e sarà più elevata anche se c'è un'infezione virale (non PIF), batterica (per es., colangioepatite o pielonefrite in fase ascendente) o infezioni da funghi o un trauma recente. La misurazione dell’AGP è utile per distinguere la PIF da una neoplasia o da una malattia al fegato non infettiva, quando i livelli di AGP saranno normali.   

Ematologia
Nella PIF non effusiva c’è linfopenia, un’anemia non rigenerativa con un ematocrito di 30% o meno e spesso una neutrofilia con una deviazione a sinistra (aumento del numero di cellule immature). Bisogna ricordare che i gatti con altre infezioni croniche possono avere simili modificazioni ematologiche. L'ematologia è utile per differenziare la PIF dalla Haemobartonella felis, infezione in cui l'anemia è rigenerativa e ci possono essere organismi visibili sull’eritrocito.

Sommario
Un gatto con PIF secca dovrebbe avere un alto titolo di anticorpo CoVF, essere hyperglobulinaemic ed avere un rapporto albumina-globulina. Dovrebbe inoltre avere un alto AGP, lymphopenia, un ematocrito di meno del 30% che è non rigenerativo e probabilmente una neutrofilia. Clinicamente, il gatto dovrebbe aver perso peso e avrà di solito segni oculari come irite, ispessimento dei capillari della retina, precipitati di cheratina, opacità dell'umore acqueo o del corpo vetroso.

Ricorda: un gatto sano con un titolo di anticorpo CoVF NON è un gatto con PIF secca.

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Sottoporre un campione alla University of Glasgow per un profilo PIF
Si prega di notare che il profilo PIF NON va usato per gatti sani. Per verificare l'esposizione a CoVF in un gatto sano, inviate semplicemente un campione di sangue in eparina per un titolo anticorpo CoVF.

PIF non effusiva o secca: inviare 2 campioni di 1 ml di sangue in eparina e 1 ml di sangue con EDTA e due tracce di sangue seccato all'aria.

Inviare campioni con un modulo di richiesta esame (Può essere ottenuto chiamando il numero 0044-141 330 5777) o con il vostro indirizzo a:

Companion Animal Diagnostics
University of Glasgow Veterinary School
Bearsden
Glasgow
G61 1QH
UK

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Test anticorpo coronavirus felino
Usate un affidabile test anticorpo CoVF
Uso del test anticorpo CoVF

È essenziale che il vostro chirurgo veterinario usi un AFFIDABILE test anticorpo felino FCoVntibody test, come il test anticorpo immunofluorescente usato alla University of Glasgow. Non tutte le prove sono compatibili con le nostre.

Nel nostro laboratorio, abbiamo trovato che il CoVF Immunocomb, prodotto da Biogal Galed Laboratories, si confrontava molto favorevolmente con il nostro test anticorpo. L'articolo completo è pubblicato nel numero di aprile 2004 del Journal of Feline Medicine and Surgery. L'Immunocomb è un test anticorpo che può essere utilizzato in chirurgia veterinaria.

[N.d.A. (N.B.: Biogal Galed hanno un collegamento da questo sito. Io non sono in alcun modo stipendiata da loro, nè ho alcuna partecipazione nei loro utili. Hanno finanziato lo studio nel quale il loro test è stato valutato, ma sapendo preventivamente che avrei pubblicato i dati ottenuti, qualunque fosse stato il risultato. Io resto imparziale. Non ho nessun guadagno personale dall'uso di Biogal, né essi sponsorizzano la mia ricerca. Questo collegamento c'è soltanto perché io personalmente trovo efficace il loro prodotto CoVF Immunocomb. Essi pagano allo stesso modo di altri inserzionisti, ma i loro soldi vanno al Celia Hammond Animal Trust, organizzazione di beneficenza che assiste i gatti)].

 

Uso dei test per anticorpi CoVF

1. Diagnosi della PIF
2. Testare un gatto/dei gatti che sono stati in contatto con un altro gatto sospettato di diffondere il CoVF
3. Esami prima di accoppiare il vostro gatto con un gatto positivo o negativo
4. Valutare la presenza di CoVF in un'abitazione
5. Esaminare un gatto per possibile introduzione in un'abitazione libera da CoVF

 

1. Diagnosi della PIF (vedi sopra diagnosi PIF)

Buoni test anticorpo incredibilmente utili per la diagnosi della PIF, la maggior parte dei casi di PIF hanno titoli molto alti e un test negativo può spesso escludere una diagnosi di PIF. Occasionalmente, una PIF effusiva può sembrare negativa agli anticorpi perché c’é così tanto virus nel gatto che tutto l’anticorpo è legato ad esso e non è disponibile per legare il virus nel test.
Una domanda chiesta frequentemente è: possono i test anticorpo differenziare il coronavirus felino enterio dal virus PIF? Non è una buona domanda, perché dovunque ci sia CoVF, si può sviluppare la PIF. Non è stata trovata nessuna consistente differenza genetica o serologica in virus da gatti con PIF rispetto a virus da gatti sani.

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2. Testare un gatto/dei gatti che sono stati in contatto con un altro gatto sospettato di diffondere il CoVF

Questi gatti hanno con ogni probabilità l'anticorpo contro CoVF, in quanto è un virus estremamente infettivo. Tuttavia, le prove possono essere utili per ottenere un titolo anticorpo da utilizzare come confronto, quando in 2-3 mesi una ripetizione della prova serve per determinare se il titolo anticorpo sta scendendo o no. Logicamente, se il titolo anticorpo del gatto è meno di 10 (cioè negativo) c'è una buona notizia: il gatto non svilupperà PIF e non è portatore sano di CoVF, così potete prendere un altro amico felino per fargli/farle compagnia.
Sapere che un gatto è positivo per l'anticorpo CoVF può aiutarvi a ridurre la tensione sul gatto per prevenire la PIF.

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3. Esami prima di accoppiare il vostro gatto con un gatto positivo o negativo

E' molto importante che gli allevatori di gatti evitino di infettare i gatti propri o di altri facendo incontrare gatti positivi all'anticorpo con altri gatti positivi, e gatti negativi all'anticorpo con altri gatti negativi.

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4. Valutare la presenza di CoVF in un'abitazione

Poiché il CoVF è altamente infettivo, non è sempre necessario testare tutti i gatti che vivono in una residenza per stabilire se il CoVF è presente o no: se i gatti sono in gruppi, allora solo un campione da ogni gruppo necessita di essere testato. Di solito, quando il CoVF è endemico, oltre il 90% dei gatti hanno anticorpi. In programmi di controllo, i gatti sono testati ogni 2-3 mesi e, quando i titoli anticorpo dei gatti declinano a zero, essi sono messi col gruppo dei negativi per prevenire il ritorno dell’infezione.

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5. Esaminare un gatto per possibile introduzione in un'abitazione libera da CoVF

Una volta che una residenza è priva di CoVF, è molto importante che resti così, per questo motivo tutti i nuovi gatti e gattini devono dare risposta negativa al test anticorpo prima di essere introdotti. Può persino essere consigliabile mettere in quarantena e testare gatti che ritornano da un accoppiamento od un’esposizione.

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Rilevamento del virus tramite RT-PCR
Vedi anche: Che cosa è la RT-PCR. La RT-PCR (Reverse Transcriptase Polymerase Chain Reaction) rileva il genoma FCoV, indicando così la presenza del virus. Tuttavia, l’interpretazione di questi test presenta delle difficoltà: sia i gatti sani e sia quelli colpiti da Peritonite Infettiva Felina (FIP) possono risultare positivi al virus. Inoltre, i gatti con malattie diverse dalla Peritonite Infettiva Felina (FIP) possono evidenziare una presenza concomitante del virus

Nella mia ricerca ho rilevato che l’uso della RT-PCR risultava meno utile rispetto ad altri test su anticorpi: per verificare che un gatto avesse eliminato il FCoV è stato necessario un solo titolo anticorpale dei 10 che abbiamo in laboratorio, ma ha richiesto 5 test RT-PCR mensili negativi sulle feci. Tuttavia la RT-PCR rimane l’unico sistema per rilevare un gatto portatore – un gatto che diffonde continuamente FCoV per 9 mesi o più, può essere considerato un portatore a vita.

Nel momento in cui scrivo, non vi è alcuna RT-PCR che può rilevare la differenza fra coronavirus che generano Peritonite Infettiva Felina (FIP) e quelli che non la generano.

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Cura della Peritonite Infettiva Felina (FIP) – Questa sezione è dedicata ai medici veterinari

 

Quali sono i segnali clinici (sintomi) ai quali devo fare attenzione nel mio gatto?

Se si ha il sospetto che il gatto possa essere stato colpito da Peritonite Infettiva Felina (FIP), è necessario fare attenzione a uno qualsiasi dei seguenti segnali clinici:

Perdita di peso
Febbri ricorrenti (di solito rilevate quando il veterinario misura la temperatura del gatto)
Anoressia
Il gatto diventa sempre più pigro del solito
Rigonfiamento improvviso dell’addome
Osservare regolarmente da vicino gli occhi del gatto e verificare eventuali modifiche al colore dell’iride (l’area colorata dell’occhio del gatto attorno alla pupilla) o qualsiasi venatura o sanguinamento (per capire che cosa cercare, osservare da vicino gli occhi del gatto come descritto nella Sezione FIP secca o non effusiva)
Dispnea (il gatto respira attraverso la bocca)
Se il gatto ha un attacco o una crisi convulsiva
Se il gatto sembra perdere l’equilibrio o diventa goffo
Se il gatto cambia la propria personalità

Se si è un allevatore di gatti, i seguenti sintomi che dovessero presentarsi sui gattini dovrebbero portare a pensare alla possibilità della presenza del FCoV:

Figliata di gattini di dimensioni non omogenee
Diarrea nei gattini di 5-7 settimane di vita
Starnuti o lacrimazione dagli occhi

Si tenga presente che tutti i segnali clinici sopra descritti possono essere dovuti ad altre condizioni curabili, pertanto, se si presenta uno di questi sintomi, si consiglia di portare i gatti dal veterinario per un controllo, e “sperare in bene”. Si tenga presente che 8 gatti su 10, i cui campioni sono stati inviati al nostro laboratorio per una diagnosi di Peritonite Infettiva Felina (FIP), non erano assolutamente colpiti da questa malattia.

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Come si cura


Di solito si pensa che la Peritonite Infettiva Felina (FIP) sia una malattia incurabile. La maggior parte dei “ricoveri” registrati erano, probabilmente, condizioni curabili ed erroneamente diagnosticati come Peritonite Infettiva Felina (FIP). Tuttavia, la cura può, in alcune circostanze, e a volte per mesi, presentare una remissione dei sintomi.

Nota: questa sezione è dedicata ai medici veterinari.

Poiché la Peritonite Infettiva Felina (FIP) è una malattia immunomediata, la terapia prevede la soppressione della risposta immunologia, di solito per mezzo di corticosteroidi. I soli trattamenti antivirali, di solito, non prolungano di molto la vita del gatto e molti di questi trattamenti sono tossici per i felini. È importante anche controllare lo stato generale di nutrizione del gatto, prevedendo l’aggiunta di vitamine e di antiossidanti. Prima di intraprendere una delle terapie seguenti è essenziale accertarsi della correttezza della diagnosi, in quanto i farmaci immunodepressivi potrebbero aggravare marcatamente altre condizioni (quali, per esempio, peritoniti o pleuriti batteriche). Si veda Diagnosi della Peritonite Infettiva Felina (FIP) in inglese. Diagnosis of FIP

Mi piacerebbe molto avviare un esperimento clinico sull’efficacia di varie cure per la Peritonite Infettiva Felina (FIP) ma, purtroppo, non ho i fondi necessari per farlo. Vorrei ringraziare qui il signor Wayne Carr, le cui generose donazioni hanno permesso di effettuare alcune investigazioni preliminari.

Immunosoppressivi
Interferon
Vitamine e antiossidanti
Altri farmaci di supporto
Inibitori della sintetasi trombossano
Monitoraggio della cura / Prognosi
 

 

Immunosoppressivi

I gatti ai quali vengono somministrati immunosoppressivi dovrebbero anche ricevere una copertura antibiotica, e ciò per proteggerli da altre infezioni.

Prednisolone

Talidomide

 

Prednisolone
Il prednisolone è il principale immunosoppressivo che viene utilizzato nelle Peritoniti Infettive Feline (FIP); è sicuro e tende a fare stare meglio il gatto stimolandone l’appetito. Ho trattato un gatto con una Peritonite Infettiva Felina (FIP) secca usando solo prednisolone, ed è sopravvissuto per 10 mesi. Il prednisolone sopprime la risposta immunitaria umorale e delle cellule mediate

Il prednisolone ha il vantaggio di essere anche un trattamento per la colangite linfocitiaria, che può essere confusa con la Peritonite Infettiva Felina (FIP); in questo modo, quando la diagnosi è dubbia, può essere comunque somministrato il prednisolone: il gatto con colangite linfocitica ha buone probabilità di guarire, mentre il gatto con Peritonite Infettiva Felina (FIP), purtroppo, sarà destinato a morire.
Il prednisolone non dovrebbe essere mai somministrato a gatti con peritoniti o pleuriti settiche, ed è per questa ragione che la citologia diventa un elemento particolarmente importante della diagnosi di Peritonite Infettiva Felina (FIP), poiché nel versamento di un gatto con sepsi vi saranno molti più globuli bianchi, e un bravo citologo sarà in grado di rilevare i batteri o i funghi.

Dosaggio: 2-4mg/kg/giorno somministrato per bocca, dose variabile ogni 10-14 giorni fino a quando non si è trovato il dosaggio ottimale per il gatto in cura.

Talidomide
Il fondamento dell’uso del talidomide nel trattamento della Peritonite Infettiva Felina (FIP) è quello di ridurre le infiammazioni e la risposta immunitaria umorale al coronavirus felino, conservando inalterata la risposta immunitaria (antivirale) delle cellule mediate. Per ora si sono curati con talidomide solo 4 gatti affetti da Peritonite Infettiva Felina (FIP) e, purtroppo, sono tutti morti. Tuttavia, su uno che presentava un versamento toracico si è eliminato tale versamento e si è assistito a una remissione di 3 mesi. Penso che, per essere efficace, il talidomide dovrebbe essere somministrato molto presto nel corso della malattia, prima che si possano danneggiare troppi vasi sanguigni.

Accertarsi di aver ottenuto il consenso del proprietario del gatto prima di somministrare un medicinale non specifico per i gatti.

Dosaggio: 50-100mg di notte. NON PUÒ ESSERE SOMMINISTRATO IN GATTI GRAVIDI poiché è teratogeno.

 

Interferon

Interferon omega felino
Interferon alfa umano
 

Interferon omega felino
Virbagen Omega (prodotto da Virbac) è un ricombinante dell’interferon omega felino (IFN omega) disponibile ora in molti paesi. Questo prodotto è stato utilizzato per la prima volta nel trattamento della Peritonite Infettiva Felina (FIP) dal veterinario e scienziato giapponese Takuo Ishida. Questo è il suo protocollo:

IFN omega è stato inizialmente somministrato per via sottocutanea a 1 MU/kg per ogni giorno e, quindi, una volta alla settimana per periodi variabili quando si assisteva a una remissione.

Glicocorticoide: (desametasone 1 mg/kg iniezione intratoracica o intraperitoneale una sola volta) o prednisolone. La somministrazione orale di prednisolone è stata inizialmente di 2 mg/kg una volta al giorno, e il dosaggio, dopo la remissione, è stato gradualmente abbassato a 0,5 mg/kg al giorno.
Nello studio del dott. Ishida, sono guariti completamente 4 gatti su 12, e due sono sopravvissuti 4 e 5 mesi. I gatti che sono completamente guariti erano tutti affetti da una forma effusiva di Peritonite Infettiva Felina (FIP) ed erano in età relativamente avanzata.

L’interferon omega sembra dare risultati positivi in circa un terzo dei gatti con Peritonite Infettiva Felina (FIP). Sto lavorando a fianco di veterinari che operano in Gran Bretagna per monitorare un numero di gatti che sono stati trattati con questo prodotto. Sembra davvero importante che il trattamento inizi quanto prima possibile dopo l’inizio dei segni clinici. Abbiamo assistito a successi anche in gatti più giovani e in gatti con Peritonite Infettiva Felina (FIP) non effusiva. Alcuni gatti sono stati trattati per via orale somministrando 50.000 unità al giorno. Una volta diluito (in acqua o in soluzione salina), l’IFN omega conserva il suo potenziale per 3 settimane, se mantenuto in frigorifero, pertanto si consiglia di conservare l’IFN omega nel congelatore fino a quando non se ne avrà necessità.

Gli aggiornamenti a questo trattamento verranno pubblicati nella versione inglese del sito web prima che vengano pubblicate le pagine tradotte, pertanto si consiglia di verificare le pagine inglesi nel caso in cui si stia leggendo questa pagina in una data di poco successiva a quella riportata al piede di della pagina stessa.

Interferon alfa umano
Dosaggio: Peritoniti Infettive Feline (FIP) non effusive: 30 u.i./giorno o per 7 giorni, a settimane alterne, con somministrazione orale.

Nella Peritonite Infettiva Felina (FIP) effusiva possono essere usate 30 u.i./giorno, oppure potranno essere somministrati dosaggi superiori di interferon con un’iniezione intramuscolare giornaliera (10.000 – 1.000.000 u.i. al giorno). Dopo 6-7 settimane, se il gatto è ancora vivo, l’interferon non avrà più effetto a questi dosaggi poiché il gatto avrà creato gli anticorpi contro l’interferon stesso.
Per avere a disposizione interferon alfa umano (Roferono oppure Intron A), è necessaria una prescrizione scritta per il farmacista. Ovviamente, nelle aree dove è disponibile l’interferon felino, questo è preferibile, in quanto ha un effetto migliore rispetto all’interferon umano.

Diluizione dell’interferon
Felino: Virbagen Omega si trova sotto forma di fiale da 5 o 10 milioni di unità. Viene ricostituito con 1 ml di soluzione. Per avere a disposizione 50.000 unità/ml, diluire una fiala da 5 MU in 99 ml di soluzione salina o acqua distillata, oppure una fiala da 100 MU in 198 ml di soluzione salina o acqua. Preparare siringhe o tubi da 20 ml e congelare. Ricordare che una volta ricostituito, Virbagen Omega diluito ha una durata di 3 settimane se conservato in frigorifero.

Umano: Per ottenere 30 u.i./ml: Intron A è reperibile in un 1 milione di unità. Diluire l’intera fiala in un litro di soluzione salina, ottenendo così 3000 u.i./ml. Diluire 1 ml di 3000 u.i./ml in 99 ml di soluzione salina, ottenendo così 30 unità per millilitro. Suddividere in volumi da 1 ml e congelare (un anno di conservazione al massimo). Decongelare quando necessario e conservare in frigorifero per non più di una settimana.
Per ottenere 10.000 u.i./ml diluire 1 fiala da 1 milione di u.i. di Intron A o di Roferon  in 99 ml di soluzione salina sterile, suddividere in dosi da 1 ml e congelare. Per 10.000 u.i./ml utilizzare 9 ml di soluzione salina e procedere come sopra. Per 1 milione u.i./ml utilizzare l’intera fiala.

 
Vitamine e antiossidanti

Vitamina A
La Vitamina A è un antiossidante. Il dosaggio della Vitamina A è pari a 200 u.i./giorno per os, o mescolato al cibo. I gatti non possono metabolizzare la forma beta-carotene e, pertanto, è necessario somministrare Vitamina A sotto forma di olio di pesce, per esempio, olio di fegato di merluzzo. Troppa Vitamina A potrebbe essere causa di un eccessivo assottigliamento dell’osso in corrispondenza delle giunture, pertanto si consiglia di non utilizzare questo supplemento per più di 4-6 settimane.

Vitamina B1 (tiamina)
Vitamina B1 (tiamina): 100 ug/giorno per via orale (per esempio, somministrazione orale o nel cibo).

Vitamina B complessa
Le multivitamine B sono un buon stimolante per l’appetito e possono essere reperite nei negozi di cibi naturali o in farmacia. Dosaggio: dose pediatrica.

Vitamina C
Acido ascorbico 125 mg due volte al giorno per via orale o mescolato nel cibo. La Vitamina C è un antiossidante. Si ricordi che se somministrata per un lungo periodo di tempo, la Vitamina C predispone alla comparsa di cristalli di ossalato nelle urine

Vitamina E
Dosaggio di Vitamina E: 25-75 u.i./gatto due volte al giorno per via orale o mescolata nel cibo. La Vitamina E è un antiossidante.

 

Altri farmaci di supporto

Aspirina
Per un’attività antinfiammatoria e antidolorifica.
Dosaggio: 10 mg/kg ogni 48-72 ore per via orale.

Ampicillina
Quando un gatto è soggetto a terapia immunosoppressiva è essenziale una copertura antibiotica.
Dosaggio: 50 mg due volte al giorno per via orale.

Steroidi anabolici
Per incoraggiare l’appetito, specialmente quando vengono coinvolti i reni.

Scegliere una delle soluzioni seguenti (nel Regno Unito):
Laurabolin iniezioni: 2-5 mg/kg ogni 21 giorni.
Nandrolin iniezioni: 2-5 mg/kg con iniezione settimanale.
Nandoral compresse: una al giorno, intera o sminuzzata nel cibo.
Retarbolin iniezioni: 1 mg/kg ogni 21 giorni.
Orandrone compresse: 0,5 mg/kg al giorno (compresse da 5 mg).
Ricordarsi di avvisare il padrone che, con questo trattamento, le urine del gatto potrebbero emanare un odore più forte.
Gli iniettabili, di solito, prevedono una conservazione al buio.

 

Inibitori di sintesi del tromboxano

Due gatti con rigonfiamenti addominali sono stati curati con successo con ozagrel cloridrato (Watari et al., 1998).
Dosaggio: 5-10 mg/kg due volte al giorno e prednisolone a 2 mg/kg/giorno.

 

Monitoraggio della cura / Prognosi

Indipendentemente dalla cura che si intende adottare, è importante monitorare i progressi del gatto. Inizialmente, per osservare il progresso del gatto, misuro il valore dell’ematocrito (Hct), la globulina, il rapporto albumina/globulina (A:G), l’alfa 1-acido glicoproteina (AGP) e il peso ogni 7-14 giorni. Successivamente, sempre che il gatto stia bene, gli esami possono anche essere a cadenza mensile. Non ha nessuna utilità misurare il titolo degli anticorpi FCoV a una cadenza inferiore al mese, in quanto in un periodo così breve non vi sono variazioni apprezzabili. L’AGP deve essere il primo controllo a interrompersi nel caso in cui la cura presenti un effetto positivo, poiché l’AGP è una misura dell’infiammazione. I segni positivi sono il decremento dei livelli della globulina, l’aumento del rapporto albumina/globulina (A:G), l’aumento dell’Hct e l’apparizione di reticolociti negli strisci ematici e un aumento di peso. Segni negativi sono una conservazione di valori alti dell’ACG, una conservazione di valori alti o un aumento di globulina, una diminuzione del rapporto A:G e una perdita di peso. Quando l’Hct raggiunge un valore inferiore al 20% e si è in presenza di un’anemia non rigenerativa (assenza di reticolociti in un esame di striscio ematico), allora il gatto dovrebbe, probabilmente, essere soppresso, sempre che l’opinione clinica sia quella che non riesca più a godere della felicità della vita. Chiaramente, nel caso in cui il gatto soffra evidentemente in un qualsiasi momento della cura, allora deve essere senz’altro applicata l’eutanasia. Triste a dire, ma i gatti con Peritonite Infettiva Felina (FIP) di tipo effusivo, di solito sopravvivono solo per pochi giorni, o, nella migliore delle ipotesi, settimane. I gatti con Peritonite Infettiva Felina (FIP) non effusiva possono sopravvivere per settimane o mesi, anche se, quando iniziano i segnali di disordini neurologici, l’eutanasia evita ulteriori sofferenze.
 

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Come prevenire la trasmissione dell'FCoV

 

In che modo gatti e gattini prendono il FCov?

Quali secrezioni corporee del gatto contengono FCov?

Igiene della lettiera - l'attenzione più importante che si può attuare per salvare il gatto dal FCov

Per quanto tempo il coronavirus sopravvive nell'ambiente?

Come eliminare l’infezione da FCoV da un allevamento, pensione o colonia felina domestica

Come evitare la reintroduzione del FCoV in un allevamento o colonia felina non più contaminati dall’infezione

Prevenzione della trasmissione del FCoV alle mostre feline

Prevenzione della trasmissione del FCoV nel maschio da riproduzione

 

In che modo gatti e gattini prendono il FCoV?

Il FCoV è un virus molto contagioso, che infetta quasi tutti i gatti con i quali viene a contatto. La fonte principale dell’infezione è costituita dalle feci dei gatti infettati; i gatti sani si infettano condividendo le lettiere con gatti infetti. La seconda più importante via d’infezione è l’esposizione non

intenzionale di gatti sani a minuscole particelle di feci infette presenti su scarpe, abiti e mani di persone, su palette, ecc. È  probabile che il gatto infetto ingerisca il virus durante la pulizia del pelo o durante il pasto, se particelle di feci abbiano contaminato il cibo.
A volte il FCoV viene emesso con la saliva, all’inizio dell’infezione: è quindi possibile che la condivisione delle ciotole o l’inalazione di goccioline di starnuto provochino l’infezione. Ad esempio, potrebbe condurre all’infezione un contatto stretto con gatti infetti, insieme ai quali il gatto sano si pulisca reciprocamente il pelo.
Il coronavirus felino non attraversa quasi mai la placenta fino ad arrivare ai feti dei gattini. La maggior parte dei gattini si infetta al momento della diminuzione degli anticorpi protettivi ricevuti nel latte materno, generalmente verso la 5
a-7a settimana.

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Quali secrezioni corporee del gatto contengono FCoV?

Il FCoV viene emesso principalmente nelle feci e molto raramente nella saliva. Al momento, non esistono prove che  il FCoV sia presente nelle  lacrime o nell’urina.

Igiene della lettiera – l’attenzione più importante che si può attuare per salvare il gatto dal FCoV

Se il gatto usa una lettiera, fare in modo da togliere gli agglomerati il più spesso possibile. Se si possiedono più gatti, fare in modo da avere abbastanza lettiere (preferibilmente una  per gatto), che esse siano coperte o magari autopulenti. La lettiera deve essere posta lontano dalla zona in cui il gatto mangia, per evitare che microscopiche particelle fecali si propaghino sul suo cibo. Si consiglia di servirsi di una lettiera per gatti non a carrello, per  ridurre al minimo la dispersione di particelle microscopiche in tutta la casa. Una o due volte a settimana, pulire la lettiera con candeggina (ipoclorito di sodio). Applicare disinfettanti candeggianti, poiché quelli a base di pino sono tossici per i gatti.

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Per quanto tempo il coronavirus sopravvive nell’ambiente?

In natura, i gatti espellono e seppelliscono le feci all’aperto; in questo caso,  il virus può conservarsi per ore o per giorni, sopravvivendo leggermente più a lungo nel gelo. Tuttavia, la presenza in casa del gatto ha condotto all’adozione delle lettiere, dove il   FCoV è capace di sopravvivere per vari giorni  (forse fino a sette settimane) nelle feci secche.
Se un proprio gatto muore a causa della FIP, si deve aspettare  circa un mese prima di introdurne un altro. Tuttavia, se si hanno già altri gatti, occorre tener conto del fatto che anch’essi possono trasmettere il FCoV, per cui, prima di ammettere un nuovo gatto, è indicato attendere finché  

i loro titoli anticorpali siano ridotti a zero. Ovviamente, non si deve trascurare di sottoporre a test il nuovo gatto anche per gli anticorpi FCoV.

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Come eliminare l’infezione da FCoV da un allevamento, pensione o colonia felina domestica

È possibile eliminare l’infezione da FCoV da un allevamento o colonia, anche se si tratta di un processo lungo e talvolta costoso. Accade spesso che i gruppi formati da meno di 10 gatti si liberino del  FCoV in modo spontaneo e naturale, ma nei gruppi con un numero superiore di soggetti, l’infezione potrebbe perdurare, attraverso la trasmissione continua da un gatto all’altro (vedi figura 1).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al momento, l’individuazione di un gatto portatore risulta ancora un processo lungo (vedere Novità nella ricerca su FCoV/FIP ). Ancora non esiste un test che identifichi i portatori a vita in modo più veloce, al fine di separarli tempestivamente dagli altri gatti o di eliminare la propagazione del FCoV da parte loro.  

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Come evitare la reintroduzione del FCoV in un allevamento o colonia felina non più contaminati dall’infezione

Una volta ottenuta l’eliminazione del FCoV, bisogna far attenzione a non reintrodurre nuovamente il virus. Occorre sottoporre a test per gli anticorpi  FCoV tutti i  nuovi gatti e gattini, impiegando un test anticorpale affidabile, come il test  anticorpale immunofluorescente dell’Università di Glasgow. Sono disponibili molti test anticorpali completamente diversi dal test aureo standard dell’Università di Glasgow; il loro utilizzo non solo fornirà risultati privi di valore, ma può mettere in pericolo la vita dei gatti. L’ingresso in una colonia libera da FCoV deve essere consentito solo a gatti con titolo anticorpale pari a zero.  
Riguardo la riproduzione, si consiglia di portare l’eventuale fattrice alla presenza di maschi con titolo anticorpale pari a zero e di far vedere al proprio maschio solo fattrici con titolo anticorpale pari a zero (vedere il registro di maschi e femmine da riproduzione testati per il Coronavirus). Durante le assenze prolungate,  è preferibile trovare qualcuno si occupi dei gatti in casa, piuttosto che metterli in una pensione. L’accoppiamento controllato – nel quale i gatti non hanno contatti con le reciproche feci, non condividendo la lettiera – sono più sicuri rispetto alla convivenza di alcuni giorni nello stesso spazio.
È indicato mettere in quarantena il gatto dopo un accoppiamento a rischio, un soggiorno in un allevamento/pensione o presso una clinica veterinaria. Se si decide di accoppiare il gatto negativo con un gatto che abbia anticorpi FCoV /abbia partecipato ad un’esposizione/abbia soggiornato in pensione o presso una clinica, si consiglia di mettere in quarantena in casa il gatto per due settimane e, quindi, di sottoporlo a test anticorpale per FCoV, per accertarsi della sua negatività prima di metterlo a contatto con gli altri gatti.

Posso andare a trovare amici che hanno gatti con il FCoV?
È estremamente improbabile che si possa trasmettere il virus ai propri gatti di casa attraverso la propria persona, a meno che non si porti su di sé feci di gatto infetto

Ho sentito parlare del coronavirus canino – il mio cane può infettare i miei gatti?
La risposta più breve alla domanda è “Forse no”. Il coronavirus felino di tipo II è in effetti un insieme del coronavirus di tipo I, interamente felino, e del coronavirus canino (CCV). Di conseguenza, è probabile che i CCV possano infettare i gatti, dato che devono essere stati presenti in un gatto con FCoV perché si arrivi all’insorgenza del tipo II. Tuttavia, il CCV non reca danni ai gatti. Nelle mie ricerche, abbiamo sottoposto a test tutti i cani delle colonie domestiche coinvolte nell’indagine; solo una volta abbiamo trovato un cane con gli anticorpi del coronavirus e mai un cane che lo diffondesse.

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Prevenzione della trasmissione del FCoV alle mostre feline

Nel Regno Unito, l'84% dei gatti che partecipano alle esposizioni presentano anticorpi del FCoV. Dato che, in media, un gatto su tre con anticorpi del FCoV diffonde il virus, si può presumere che il 28% dei gatti presenti alle mostre stia ogni volta emettendo FCoV. Poiché il FCoV viene emesso principalmente nelle feci, si deve curare che i gatti alle esposizioni non condividano lettiere o palette con gatti di altri allevamenti. Occorre che i giudici ed i medici veterinari si disinfettino le mani e disinfettino il tavolo tra un esame e l’altro di ogni gatto: si ricorda che alcuni gatti all’inizio dell’infezione emettono il FCoV con la saliva.

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Prevenzione della trasmissione del FCoV nel maschio da riproduzione

Ovviamente sarebbe oltremodo saggio accoppiare solo gatti con titolo anticorpale pari a zero con altri gatti senza FCoV e gatti con anticorpi con altri gatti con anticorpi. Di qui è nato il registro dei maschi da riproduzione testati per il  FCoV, che gli allevatori possono consultare per trovare il compagno adatto al proprio animale. Avviene però che alcuni allevatori abbiano motivo di volere un accoppiamento rischioso (dei propri gatti!!!). In tali circostanze, è meglio indirizzarsi ad un accoppiamento controllato, durante il quale  non si permette la convivenza di più giorni della femmina e del maschio, che vengono messi insieme solo per la durata dell’effettivo accoppiamento: in tal modo, non si verifica la condivisione della lettiera, modalità primaria di trasmissione del FCoV. È chiaro che il gatto che risultava precedentemente negativo deve essere sottoposto a test anticorpale 14 giorni dopo l’accoppiamento, per scoprire se ha sviluppato l’infezione nonostante le precauzioni.

 

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Novità sulla ricerca su FCov/FIP

 

Molti sapranno che è ora possibile rilevare la presenza del Coronavirus Felino (FCoV) stesso con una tecnica chiamata

RT-PCR (vedi Cos’è la RT-PCR?). Nel Regno Unito, 155 gatti, 7 cani, 29 persone e i rispettivi veterinari hanno partecipato ad uno studio di 5 anni finalizzato a monitorare l’eliminazione naturale del FCoV con l’utilizzo della RT-PCR sviluppata all’Università di Utrecht.
L’infezione da FCoV ha 4 possibili esiti:

1. Il gattino o il gatto sviluppa la FIP (circa il 10% delle infezioni).

2. La grande maggioranza dei gatti elimina il FCoV per un certo periodo, sviluppa anticorpi, smette di diffondere il FCoV e il titolo degli anticorpi ritorna a zero. Il 58% dell’eliminazione del FCoV dura fino ad un mese e il 95% meno di 9 mesi.

3. Il gatto diventa un portatore a vita di FCoV (il 13% dei gatti infetti). Questi gatti eliminano continuamente il FCoV attraverso le feci e si mantengono per lo più perfettamente sani, anche se alcuni sviluppano una diarrea cronica.

4. Gatti resistenti – circa il 4% dei gatti sembra essere del tutto resistente all’infezione da  FCoV, non diffonde il virus e ha una risposta degli anticorpi praticamente non rilevabile.
I risultati dello studio sono i seguenti:

1. Il FCoV viene raramente trasmesso con la saliva e tende ad essere eliminato all’inizio dell’infezione nei pochi gatti che lo espellono nella saliva. Il monitoraggio dell’eliminazione del virus nella saliva non consentirebbe quindi di individuare la maggior parte dei gatti infetti – è dunque necessario monitorare le feci.

2. Un solo valore della RT-PCR fecale non è significativo: se il gatto elimina il FCoV in maniera intermittente, il giorno successivo al campionamento un gatto che elimina il virus potrebbe avere smesso di farlo o viceversa. Il test della RT-PCR deve far parte di una serie di esami e dà i risultati migliori con l'immunofluorescenza per la ricerca di anticorpi (IFA), perché la RT-PCR tende a fornire risultati sia falsi positivi che falsi negativi.

3. Per stabilire se un gatto ha sconfitto l’infezione da FCoV sono necessari 5 valori negativi consecutivi mensili della RT-PCR sulle feci. In alternativa, indica l’eliminazione dell’infezione una riduzione degli anticorpi contro il FCoV <10 (titolo IFA misurato dall'Istituto di Veterinaria dell'Università di Glasgow). Il titolo di anticorpi di una gatta dello studio ha iniziato a diminuire solo 25 mesi dopo che l’animale aveva smesso di espellere il virus.

4. Per stabilire se un gatto è un portatore a vita di FCoV, deve avere risultati positivi costanti della RT-PCR per almeno 8 mesi. Pochissimi gatti smettono di espellere il FCoV dopo 9 mesi, ma per allora il 95% dell’eliminazione si sarà fermato.

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Domande frequenti 

Quanto devo aspettare per prenderne un altro? Per quanto tempo la mia casa sarà contaminata dal coronavirus?

Il mio gatto presenta gli anticorpi contro il coronavirus felino – posso portarlo comunque alle mostre feline?

Ho appena sottoposto al test degli anticorpi una delle mie gatte e il valore è tornato a >1280, come l’ultima volta in cui è stata esaminata…

     

Ho perso un gatto a causa della FIP – quanto devo aspettare per prenderne un altro? Per quanto tempo la mia casa sarà contaminata dal coronavirus?

Risposta: il FCoV viene trasmesso attraverso le feci, quindi la principale area di contaminazione è la lettiera; pulitela e disinfettatela accuratamente con candeggina per uso domestico. Ricordate che alcune particelle microscopiche di lettiera infetta ed essiccata potrebbero essere state trasportate in altre stanze dall’aria o sotto le scarpe: pulite bene tutta la casa con un aspirapolvere. Il FCoV è in grado di sopravvivere fino a 7 settimane nelle feci secche. Questo virus viene trasmesso con la saliva solo per pochissimi giorni all’inizio dell’infezione, quindi è improbabile che le ciotole del vostro gatto siano contaminate; è comunque il caso di lavarle accuratamente. Fortunatamente il FCoV è un virus relativamente fragile e se seguite questi consigli difficilmente la vostra casa rimarrà infetta per più di qualche giorno. Per maggiore sicurezza è comunque consigliabile aspettare circa un mese prima di portare a casa un nuovo gatto.
Quanto sopra presuppone che aveste soltanto un gatto – quello morto in seguito a FIP; se invece avete altri gatti, è probabile che anche loro saranno stati infettati. Potete decidere di sottoporli al test degli anticorpi contro il FCoV ogni 3-6 mesi, di suddividerli in piccoli gruppi a seconda del titolo degli anticorpi che presentano e di prendere un nuovo gatto solo quando gli anticorpi di tutti i vostri gatti saranno ritornati a zero.
Ricordatevi di sottoporre anche il nuovo gatto al test degli anticorpi del FCoV – non vorrete introdurre nuovamente questo problema!

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 Il mio gatto presenta gli anticorpi contro il coronavirus felino – posso portarlo comunque alle mostre feline?

Risposta: poiché gli anticorpi del FCoV sono stati rilevati nell’84% dei gatti che partecipano alle mostre feline nel Regno Unito, non vedo che differenza potrebbe fare portarvi un altro gatto positivo!

(SU)

 
 

Ho appena sottoposto al test degli anticorpi una delle mie gatte e il valore è tornato a >1280, come l’ultima volta in cui è stata esaminata…

Risposta: questo significa che ha il 75% di probabilità di trasmettere il virus – dovrete usare un maschio dotato di anticorpi. Ciò significa anche che trasmetterà gli anticorpi ai gattini, cosicché anche se dovranno essere isolati e svezzati precocemente, gli anticorpi della madre potranno proteggerli fino a 6 settimane di età.

…ora ha 15 mesi ed è in calore – posso farla accoppiare? Devo sterilizzarla? Non so proprio cosa sia meglio fare. Se non l’avessi mai sottoposta al test, l’avrei fatta accoppiare senza riflettere, ma uno dei suoi fratelli è morto in circostanze sospette (senza autopsia, sfortunatamente), così abbiamo richiesto il test degli anticorpi.

Risposta: è una scelta molto difficile, perché lo stress può provocare l’insorgenza della FIP, e la sterilizzazione, la gravidanza e perfino il calore sono stressanti! Inoltre i farmaci  che interrompono il calore, come Ovarid, sono immunosoppressivi e possono aggravare il rischio di insorgenza della FIP. Probabilmente la gravidanza è l’opzione meno stressante, ma dovete farla viaggiare a lungo per l’accoppiamento? Viaggiare è stressante per i gatti. Avete un maschio vostro? Se decidete di sterilizzarla, il vostro veterinario è disposto a tenersi libero dalle altre operazioni di routine in modo che la gatta possa entrare in sala operatoria e tornare a casa nel giro di poche ore? Anche se non esistono prove effettive di un’efficacia sull’infezione da FCoV*, potrebbe essere utile usare un diffusore di Feliway (feromone felino) per ridurre lo stress della gatta, qualsiasi sia la vostra scelta.
*L’efficacia di Feliway è stata dimostrata per quanto riguarda la riduzione della frequenza di urinazione impropria in casa, il che presumibilmente indica una riduzione dello stress (Hunthausen, Veterinary Medicine, 95, 2, 151-155).

(SU)

 


Ringraziamenti
La Dott.sa Diane Addie è estremamente riconoscente ai gatti, ai cani e alle persone che hanno reso possibile questo studio. Ringrazia la Winn Feline Foundation e la Feline Virus Unit per aver finanziato lo studio e il signor Wayne Carr per una donazione molto generosa in memoria della sua gatta Angelica.

Bibliografia:
Addie D.D.,  Jarrett O. 2001 The use of a reverse transcriptase-polymerase chain reaction for monitoring the shedding of feline coronavirus by healthy cats. Veterinary Record.  Vol. 148

 

 Grazie infinite per aver tradotto il sito della d.ssa Addie dall'inglese all'italiano a: Maria Elena Marino, Diana Lavarini, Carlo Santulli, Claudio Nasso

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