Sacra Corona Unita

Con la locuzione Sacra corona unita si indica un'organizzazione mafiosa che ha il suo centro in Puglia e che ha trovato negli accordi criminali con organizzazioni dell'est europeo la sua specificità per emergere e distaccarsi dalle altre mafie italiane. Ha raggiunto il suo apice tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, successivamente all'intervento dello Stato, e a un gran numero di arresti, è stata notevolmente indebolita.

Il nome di questa organizzazione è formato da 3 parole:

« Giuro su questa punta di pugnale bagnata di sangue, di essere fedele sempre a questo corpo di società di uomini liberi, attivi e affermativi appartenenti alla Sacra Corona Unita e di rappresentarne ovunque il fondatore, Giuseppe Rogoli »

(Giuramento)

La SCU è divisa in 47 clan, autonomi nella propria zona ma tenuti a rispettare interessi comuni a tutti, i circa 1.561 affiliati della Sacra Corona Unita. Si tratta quindi di un'organizzazione orizzontale per molti versi simile a quella della 'Ndrangheta.

Il primo grado è la "picciotteria", il successivo il "camorrista", cui seguono sgarristi, santisti, evangelisti, trequartisti, medaglioni e medaglioni con catena della società maggiore.

Otto medaglioni con catena compongono la "Società segretissima" che comanda un corpo speciale chiamato la "Squadra della morte".

Bisogna specificare che questa piramide di ruoli ha un valore soprattutto simbolico: spesso il potere detenuto dal singolo affiliato non corrisponde in realtà alla sua posizione nella gerarchia formale.

La mafia pugliese non ha mai avuto un legame perverso e viscerale con il territorio è, perciò, marginale e debole, a differenza di Cosa nostra[1], della 'Ndrangheta e della Camorra che presentano un radicamento sul territorio ormai secolare.

La Sacra corona unita è la più giovane tra le varie organizzazioni mafiose italiane. Nel 1981 il boss camorrista Raffaele Cutolo, affidò a Pino Iannelli e Alessandro Fusco il compito di fondare in Puglia un'organizzazione diretta emanazione della Nuova camorra organizzata che prese il nome di Nuova camorra pugliese.

Questa associazione prese piede soprattutto nel foggiano a causa della vicinanza territoriale e dei contatti preesistenti tra esponenti della malavita locale e i camorristi campani. Tuttavia questa iniziativa venne vista con sospetto dai malavitosi di altre zone della Puglia. Come risposta al tentativo di Cutolo di espandersi in Puglia, si tentò di dar vita ad un'associazione malavitosa di stampo mafioso formata da esponenti locali.

Si ritiene che la Sacra Corona unita sia stata fondata da Giuseppe Rogoli nel carcere di Trani la notte di Natale dell'anno 1981. Giuseppe Rogoli era già affiliato alla 'Ndrangheta (nella Ndrina dei Bellocco) e chiese il permesso al capobastone Umberto Bellocco di formare la nuova organizzazione. Nel 1987 Rogoli affidò a Oronzo Romano la costituzione di un'altra 'ndrina nel sud barese, sempre con il consenso della 'Ndrangheta.

Il braccio destro di Rogoli fu Antonio Antonica, primo affiliato di Rogoli a causa dell'antica amicizia nonché personaggio di spicco della malavita mesagnese.

A causa dello stato di detenzione di Rogoli, Antonio Antonica era stato nominato responsabile unico delle attività illecite che si svolgevano nell'area brindisina. Antonica ebbe il compito anche di nominare alcuni capi zona della provincia di Brindisi. Con le prime scarcerazioni il numero degli affiliati aumentò e ognuno pretendeva la sua parte di guadagno. Antonica sentiva il peso dell'organizzazione tutto sulle sue spalle ed ebbe una discussione con Rogoli che gli negò il permesso di trafficare droga.

Antonica, così, preferì abbandonare Rogoli e creare un clan contrapposto. Questo comportò l'inizio di una guerra lunga tre anni di conflitti e sgarri che portò alla sua uccisione.

Iniziò la rifondazione della Sacra Corona Unita partendo dalle modalità di affiliazione, con regole più rigide e severe. Così nel carcere di Trani nacque la Nuova Sacra corona unita il cui statuto sarebbe stato firmato oltre che da Rogoli, da Vincenzo Stranieri di Taranto e da Mario Papalia legato a Cosa nostra.

Altri gruppi erano quello della Rosa di Oronzo Romano che operava nel sud barese con epicentro ad Acquaviva delle Fonti, e infine il gruppo dei leccesi che, data l'ampia zona del territorio soggetto al loro controllo, era composto da differenti clan, ognuno dei quali aveva un capo zona.

Alla lunga proprio il gran numero di cosche contribuirà ad un altro periodo di tensione all'interno dell'organizzazione tra brindisini e leccesi. Lo schieramento brindisino della Sacra corona unita è stato quello che dimostrò nel corso degli anni una maggiore compattezza, finché non è stato colpito da una pesante offensiva giudiziaria.

L'operazione "Salento" iniziata il 10 maggio 1995 e terminata il 3 novembre 1995, alla quale presero parte 1.713 soldati dell'esercito italiano, sebbene avesse dovuto fronteggiare principalmente l'immigrazione clandestina, ebbe risvolti positivi anche nella lotta alla mafia. Queste sono state le attività svolte dai militari:

Le pene inflitti agli affiliati furono numerose e severe tanto da decapitare l'organizzazione. Secondo la Direzione Investigativa Antimafia, oggi la criminalità organizzata pugliese presenta un’alta frammentazione, frequenti ricambi interni, continui accordi con clan diversi per il raggiungimento di particolari obiettivi, inserimento nelle organizzazioni (specie nella zona di Bari) di elementi anagraficamente

Secondo recenti dati forniti dall'Eurispes sembra che la Sacra corona unita guadagni 878 milioni di euro l'anno dal traffico di stupefacenti, 775 milioni dalla prostituzione, 516 milioni dal traffico di armi e 351 milioni dall'estorsione e dall'usura. Tutto sommato un giro d'affari di circa 2 miliardi e mezzo di euro.

N.d.A.:

[1] Con il termine Cosa Nostra si è soliti indicare un'organizzazione criminale di stampo mafioso (vedi mafia) presente in Sicilia dagli inizi del XIX secolo, e trasformatasi nella seconda metà del '900 in una organizzazione internazionale.

La sua origine è tradizionalmente messa in relazione all'antico fenomeno del brigantaggio, tuttavia è doveroso precisare che tale asserzione è poco condivisa; buona parte degli studiosi ritiene di retrodatare il fenomeno al XVI secolo, quando in varie parti d'Italia si erano formate congregazioni paracriminali sul tipo di quella citata dal Alessandro Manzoni, (I bravi e Don Rodrigo), nel suo capolavoro "I promessi sposi".

È costituita da un sistema di gruppi, chiamati famiglie, organizzati al loro interno sulla base di un rigido sistema gerarchico composto da gregari di diverso livello detti picciotti e da un capo detto padrino. Con il termine, "Cosa nostra", oggi ci si riferisce esclusivamente alla mafia siciliana (anche per indicare le sue ramificazioni internazionali, specie negli Stati Uniti d'America), per distinguerla dalle altre, internazionali, genericamente indicate col termine di "mafie".