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                           Panorama turistico regionale italiano

Abruzzo

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Regione prov.Chieti prov.L'Aquila prov.Pescara prov.Teramo

Generalità

egione amministrativa dell'Italia centrale. Si affaccia a est sul mare Adriatico e Marche a nord, con il Lazio a ovest e con il Molise a sud. È ripartita nelle province di Chieti, L'Aquila, Pescara e Teramo; il capoluogo regionale è L'Aquila.

La regione veniva un tempo denominata al plurale (Abruzzi), poiché comprendeva le tre suddivisioni di Abruzzo Citeriore, Abruzzo Ulteriore I e Abruzzo Ulteriore II; il successivo prevalere del principio di unità regionale ha poi portato all'attuale uso al singolare. Sull'origine del nome Abruzzo non tutti gli studiosi sono concordi; dai più viene fatto derivare da Aprutium, un antico ducato longobardo corrispondente approssimativamente all'odierna provincia di Teramo.

I limiti fisici sono ben delineati: a nord dal corso del fiume Tronto, a sud da quello del fiume Trigno e a ovest dalla poderosa catena dell'Appennino abruzzese.

Rilevante e di qualità l'artigianato (pizzi e merletti, tappeti, ceramiche, ferro battuto) e il turismo, sia balneare (con varie località ormai note e largamente frequentate, come Silvi Marina, Roseto degli Abruzzi, Giulianova, tutti in provincia di Teramo), sia escursionistico e naturalistico, praticato principalmente nel parco nazionale d'Abruzzo (il cui centro principale è Pescasseroli, in provincia dell'Aquila), sia infine quello legato agli sport invernali: l'Abruzzo è infatti la regione appenninica con maggiori stazioni sciistiche, soprattutto per lo sci di fondo (Campo Felice, Campo Imperatore, Ovindoli, Roccaraso, Rivisondoli ecc.).

Cucina regionale (vedi)

Territorio

a regione può essere divisa in due aree distinte: l'Abruzzo interno, che appartiene all'ossatura centrale e principale della penisola italiana, dalle cime calcaree aspre ed elevate e dai massicci che racchiudono vaste conche intermontane, e l'Abruzzo esterno, dalle tenui colline che, interrotte dai letti ghiaiosi dei corsi d'acqua, man mano digradano verso la costa sabbiosa.

Il sistema appenninico si manifesta in Abruzzo con la sua maggiore imponenza. Esso inizia con il gruppo dei monti della Laga, al confine con le Marche e con il Lazio; qui il passo di Montereale (1.015 m) segna il limite tra l'Appennino umbro-marchigiano e l'Appennino abruzzese. Proseguendo verso sud, si erge la mole imponente del Gran Sasso d'Italia, nome assai appropriato per questo complesso montuoso, il più elevato ed esteso degli Appennini, che raggiunge i 2.912 m di altezza nella cima del Corno Grande (le cui pendici accolgono il piccolo ghiacciaio del Calderone, l'unico dell'intero arco appenninico). Infine, quasi altrettanto imponente, è il più meridionale massiccio dell'allineamento esterno, la Maiella.

Lago artificiale di Barrea

La valle del fiume Aterno separa nettamente l'allineamento più esterno dal fascio montuoso centrale. Un'altra conca, quella del Fucino, segna infine il passaggio al terzo allineamento montuoso, quello più interno e frammentato dell'Appennino abruzzese; si estende al confine con il Lazio e comprende la breve catena dei monti Simbruini, che supera di poco i 2.000 m.

La Conca del Fucino era in origine occupata da un vasto lago (aveva una superficie di 155 km2 ed era quindi il più esteso dell'Italia peninsulare): fu interamente prosciugato nella seconda metà dell'Ottocento. Molto diffusi in tutto l'Abruzzo montuoso sono i fenomeni carsici. Imponenti sono le manifestazioni carsiche sotterranee, testimoniate da un'estesa circolazione di acque risorgenti e dalla presenza di numerose grotte.

Del tutto diversa è invece la morfologia della fascia collinare, che si attenua a ridosso della costa. Ha forme arrotondate, distese, in netto contrasto con le asperità dei rilievi appenninici, benché le pendici siano intaccate dalle fitte incisioni dei calanchi, localmente chiamati "scrimoni".

Il litorale, basso e uniforme, lungo circa 170 km, ha quasi ovunque spiagge sabbiose piuttosto strette, con una larghezza media variabile dai 50 ai 100 m, interrotte dalle foci dei corsi d'acqua.

I corsi d'acqua della regione sono numerosi ma brevi. I principali sono il Sangro e l'Aterno-Pescara. Esso nasce col nome di Aterno sui monti della Laga; bagna la città dell'Aquila e ricevuto il suo maggiore affluente, il Sagittario, assume il nome di Pescara e raggiunge l'Adriatico presso l'omonima città.

Mancano laghi di una certa estensione, dopo il prosciugamento del Fucino; è però interessante, nell'Abruzzo meridionale, il piccolo lago di Scanno, perché è tra i più notevoli esempi in Italia di bacino lacustre formatosi per sbarramento naturale, a seguito della caduta di una frana dal monte Genzana. Artificiale è invece il più esteso lago di Campotosto  realizzato con lo sbarramento del torrente Fucino.

Clima e ambiente

n Abruzzo si hanno due situazioni climatiche diverse. La fascia orientale è tipicamente mediterranea, con estati calde e inverni in genere tiepidi. La sezione montana presenta caratteri di semicontinentalità, con estati quasi altrettanto calde ma temperature invernali decisamente basse.

Le precipitazioni sono frequentemente nevose e danno luogo a un innevamento piuttosto prolungato: ad esempio nel massiccio del Gran Sasso dura circa due mesi a soli 1000 m di quota, mentre è permanente sul Corno Grande; esse registrano ovunque un massimo in novembre-dicembre, e un minimo estivo, in genere in luglio.

La regione comprende alcuni dei più interessanti ambienti appenninici e in buona misura ha provveduto a proteggerli. Data al 1923 l'istituzione del parco nazionale d'Abruzzo; nel 1991 è stato istituito il parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (condiviso anche da Lazio e Marche) e il parco nazionale della Maiella, cui va aggiunto il parco naturale del Velino-Sirente.

Flora e fauna

Genziana
Aquila reale

nche l'ammanto vegetale mostra evidenti differenze tra l'Abruzzo appenninico, che è comunque la zona meglio conservata, e quello collinare, in cui le coltivazioni hanno profondamente modificato il paesaggio originario. Tuttavia, nonostante le profonde trasformazioni subite dall'ambiente, la regione mantiene una vegetazione di particolare interesse. Non è così nella fascia costiera, dove solo qualche residuo lembo di macchia mediterranea (lentisco, mirto, erica) resiste all'avanzata delle colture e degli insediamenti (le pinete che a tratti punteggiano la costa sono state impiantate dall'uomo); altrettanto esigue sono, sulle colline, le permanenze dei vasti boschi di quercia che un tempo ricoprivano i pendii subappenninici rivolti all'Adriatico.

Ma già nelle conche intermontane, che alle basse e medie altitudini sono ampiamente coltivate, i paesaggi si fanno caratteristici. Ad esempio, abbastanza inaspettatamente vi crescono tipiche specie mediterranee, tra cui l'olivo e il mandorlo, inframmezzati alle querce. Alle quote più alte il bosco più diffuso è quello di faggi (talvolta misti con i più rari abeti bianchi), che dai 1000-1100 m d'altitudine si spinge sino ai 1800-1900 m. Sulle aree appenniniche di alta quota, superiori ai 2000 m, è diffusa la cosiddetta "prateria pseudoalpina", che qui annovera molte specie assai rare se non uniche: la stella alpina d'Abruzzo (Leontopodium nivale), l'orchidea alpina, chiamata scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus), e altre specie tipiche dell'area alpina (ginepro montano, mirtillo nero ecc.).

Orso marsicano

Anche per la fauna naturale, benché sia stata enormemente ridotta dall'uomo, l'Abruzzo costituisce una regione di particolare interesse: si ritiene infatti che rappresenti l'estremo limite meridionale di alcune specie tipiche degli ambienti nordici, giunte sin qui con le glaciazioni, e che in seguito si sarebbero in parte modificate per adattarsi alle mutate condizioni climatiche. L'esemplare più rappresentativo è senza dubbio l'orso bruno (o orso marsicano), salvato dall'estinzione nel parco nazionale d'Abruzzo, così come il camoscio. Numerosi sono poi i lupi, le volpi, i gatti selvatici, le lontre ecc. Tra le molte specie di uccelli, domina la maestosa aquila reale.

In declino, ma sempre abbastanza importante, è la pastorizia, attività antichissima, la più adatta ai pascoli montani della regione, condotta un tempo con la pratica delle transumanze, che consisteva nel trasferire le greggi dai pascoli estivi degli altipiani abruzzesi a quelli invernali delle pianure, anche nel Tavoliere di Puglia o nelle campagne del Lazio, seguendo antiche piste (i tratturi).

Storia

ella regione è documentata la presenza umana sin dal Paleolitico inferiore, con importanti stazioni preistoriche alla Madonna del Freddo e ai Terrazzi Zannini, vicino a Chieti, lungo la valle del fiume Foro e soprattutto nel sito delle Rocche di Popoli, nella conca Peligna. Alcuni giacimenti situati in quest'ultima hanno permesso di ricostruire le diverse fasi dell'attività umana del Paleolitico in Abruzzo. Per il periodo eneolitico le tracce più significative provengono dal villaggio di Ortucchio, nella piana del Fucino, dove si configurarono le prime organizzazioni sociali basate sull'agricoltura e sulla pesca e, in misura minore, sulla caccia. Nella fase protostorica si radicò una fiorente civiltà, denominata picena, il cui raggio di influenza si estendeva a sud, sino ai confini con la Puglia, e all'interno, verso l'area montuosa: la celebre statua di guerriero, conservata al museo di Chieti, ne costituisce l'espressione esemplare.

Agli albori della storia l'Abruzzo presentava una varietà di popoli di differenti origini e tra loro divisi in tribù. I vestini, i marsi, i marrucini, gli equi, i sanniti erano le popolazioni locali più significative, presto soggette alla pressione di Roma e quindi sottomesse nel IV secolo a.C., ma definitivamente romanizzate solo all'alba dell'era cristiana. Nella divisione augustea dell'Italia l'Abruzzo, con il Molise, a eccezione del Teramano, fece parte della Regio IV, denominata Sabina et Sannium; questa fu la premessa per il definitivo ingresso nel sistema di Roma, sancito dalla concessione della cittadinanza (nella prima metà del I secolo d.C.). La via Valeria costituiva il principale asse di collegamento tra la regione e Roma, e a essa si aggiungeva una rete di strade costiere e trasversali.

I longobardi, che conquistarono la regione, la aggregarono al Ducato di Spoleto che, quando fu assoggettato dai franchi, venne eretto nel comitato autonomo della Marsica, o Marsia, con sede a Celano. Dal 1140 iniziò la dominazione dei normanni, ai quali si deve l'incorporamento dell'Abruzzo al Regno di Sicilia, mantenuto dalla successiva dinastia di Svevia. A Tagliacozzo si svolse, nel 1268, la decisiva battaglia che, segnando la sconfitta di Corradino di Svevia, assicurò l'Abruzzo agli Angioini, i quali lo unirono come provincia al Regno di Napoli. Dei grandi eventi che coinvolsero questo stato, l'Abruzzo visse le alternanze di regimi: la dominazione aragonese prima, poi quella spagnola, durata dall'inizio del XVI secolo al 1707, il breve tratto di governo austriaco, e il regno borbonico, compreso tra il 1734 e l'unità d'Italia, salvo la breve parentesi napoleonica.

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