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Panorama turistico regionale italiano |
Basilicata
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| Regione | prov. Matera | Prov. Potenza |
egione
amministrativa dell'Italia meridionale. Si affaccia, ma solo per brevi tratti,
su due mari, il mar Ionio a sud-est e il mar Tirreno a sud-ovest, mentre
confina con la
Campania a ovest, la
Puglia
a nord e a est, la
Calabria
a sud. È ripartita
nelle province di
Matera e
Potenza;
quest'ultima è capoluogo regionale.
La
regione, che in epoca romana era chiamata Lucania dal nome della
gente che la popolava, deriva la sua denominazione dai
bizantini, che la conquistarono
in epoca medievale e vi posero un funzionario governativo che era detto basilikós.
Il termine antico di Lucania fu ufficialmente ripristinato per la regione tra il
1932 e il 1948, ed è rimasto a indicare il sistema montuoso che l'attraversa,
cioè appunto l'Appennino lucano nonché la sua popolazione.
Di forma irregolare, ha confini quasi ovunque convenzionali, che d'altronde variarono sovente nel corso dei secoli; quelli segnati dalla morfologia in modo più significativo poggiano in parte sui fiumi Ofanto e Bradano (con la Puglia) e su alcuni massicci dell'Appennino lucano, tra cui il Pollino (con la Calabria).
Limitato lo sviluppo del turismo; l'unica stazione balneare di un certo richiamo è Maratea, sul Tirreno, che vanta buone strutture ricettive
La
popolazione risiede perlopiù in grossi centri raccolti in alto. L'isolamento
dei centri nelle zone interne dà spesso l'impressione di un paesaggio desertico
e senza speranza, come appariva un tempo allo scrittore Carlo Levi, autore del
famoso Cristo si è fermato a Eboli.
Cucina regionale (vedi)

l
territorio della Basilicata è prevalentemente collinare. È distinto in due
zone fondamentali: a ovest una fascia formata dai rilievi dell'Appennino lucano,
a est un'area di colline che essenzialmente forma la provincia di Matera e che
man mano digrada verso lo Ionio, lungo il quale si stende l'unica vera pianura
della regione.
L'Appennino
lucano s'innalza di quota col procedere verso sud; tuttavia le elevazioni medie
si mantengono sempre tra i 1200 e i 2000 m. Alle forme arrotondate dalle colate
laviche del monte Vulture, un antico vulcano spento situato al confine
settentrionale con la Campania, l'Appennino contrappone altrove aspetti aspri e
dirupati, in particolare nel gruppo del Sirino con creste e guglie che
richiamano i paesaggi alpini; all'estremo sud culmina con il massiccio del
Pollino, massimo complesso montuoso dell'Appennino meridionale.
Nella
sezione orientale appare la formazione calcarea tipica delle contigue Murge
pugliesi: un tavolato a terrazzi digradanti, con le ripide pareti pressoché
verticali, dette "gravine", la più marcata delle quali è la gravina
di Matera.
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| Sassi di Matera |
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La
breve costa (15 km) lungo il mar Tirreno è alta e rocciosa; i circa 35 km di
litorale sul mar Ionio sono invece pianeggianti, con un'orlatura di cordoni
sabbiosi. La pianura ionica, la piana di
Metaponto
(dal nome di una fiorente colonia fondata dai greci nell'VIII secolo a.C.), un
tempo paludosa e malarica, è stata bonificata.
A differenza delle altre regioni dell'Italia meridionale, l'idrografia della Basilicata è abbastanza sviluppata. Parte delle acque raccolte dal territorio attorno al vulcano Vulture tributa all'Ofanto che corre però al confine della regione, entrando poi in Puglia, dove sfocia nel mare Adriatico. I più importanti fiumi sono il Bradano e il Basento che raggiungono entrambi il mare nei pressi dell'antica città di Metaponto; gli altri sono l'Agri e il Sinni.
Clima
e ambiente
causa della limitata influenza del mare e della determinante presenza del
rilievo, la Basilicata ha caratteristiche che la distinguono alquanto dal resto
del Mezzogiorno. Pur con differenze non di rado rilevanti da zona a zona, si può
parlare in generale di clima mediterraneo con caratteri di continentalità, che
via via si accentuano procedendo verso l'interno. Le estati sono ovunque calde,
ma gli inverni possono essere anche molto rigidi.
Le precipitazioni sono molto irregolari ma, nel complesso, non scarse; non infrequenti sono le precipitazioni nevose nell'area appenninica più elevata. Territorio naturale protetto, che conserva gli aspetti originari, è il parco nazionale del Pollino, condiviso con la Calabria; si ricorda poi il parco naturale delle cosiddette Piccole Dolomiti Lucane, un complesso molto pittoresco di rilievi, costituiti in gran parte da rocce dolomitiche, situato nell'alta valle del Basento.
Flora
e fauna
i
particolare interesse è la zona del Pollino, in cui, man mano che aumenta
l'altitudine, si può ammirare un succedersi molto vario e ben preciso di
associazioni vegetali. Così ai cerri, agli aceri, ai carpini del piano
submontano seguono, a cominciare dai 1300 m di quota, i faggi, sia con faggete
pure, sia mescolati ad abeti bianchi; la fascia dei faggi raggiunge in pratica
la sommità del massiccio, dove si insedia il maestoso pino laricio,
caratteristica specie locale.
Molto depauperata è la fauna; si hanno ancora, ma in pochi esemplari, lupi, cinghiali, lepri e volpi e, tra gli uccelli, alcuni rapaci (sparvieri, falchi).
Storia
a
regione presenta un forte interesse per le ricerche dei paletnologi sin da
quando è stato rinvenuto il giacimento di
Venosa,
databile al Paleolitico inferiore, uno dei più importanti ritrovamenti avvenuti
in Italia. Altrettanto significativi sono i giacimenti preistorici della zona di
Matera.
Nell'età
del Bronzo la Basilicata partecipò della cultura protoappenninica, diffusa
dalla Puglia alla Campania. Nell'età del Ferro giunsero nuove popolazioni che
provenivano dall'Anatolia: tra il 1300 e il 1200 a.C. a sud dell'Ofanto si
stanziarono i lyki, che diedero alla regione il nome di Lucania, ossia
"terra dei lyki". A partire dall'VIII secolo a.C. sulle coste sorsero
le prime colonie greche: Metaponto, Heraclea, Siris sullo Ionio; Posidonia,
Elea, Laos sul Tirreno. Queste città subirono l'espansione dei lucani,
discendenti dei lyki, divenuti una grande potenza militare, al punto da
intervenire nelle guerre
sannitiche, prima come alleati poi come nemici di
Roma.
Al passaggio di
Annibale (fine del III secolo a.C.) i lucani entrarono
nuovamente in conflitto con i
romani, subendo la violenta reazione dei
vincitori, che rasero al suolo le città ribelli e ridussero in schiavitù i
cittadini.
Alla
caduta dell'
impero romano, le invasioni dei
visigoti e degli
ostrogoti e le
incursioni dei
saraceni devastarono la regione, che si riprese solo sotto la
dominazione dei
normanni.
Melfi, divenuta capitale
dello stato normanno, ospitò nel 1089 il concilio nel corso del quale papa
Urbano II bandì la prima crociata. L'antica denominazione di Lucania cadde in
disuso nell'età normanno-sveva (secoli XII-XIII), allorché la nuova divisione
amministrativa assunse il nome di Basilicata, riferito al territorio sotto
giurisdizione del vescovo della basilica di Acerenza. Ancora a Melfi, nel 1231,
l'imperatore
Federico II emanò le famose Costituzioni del Regno di Sicilia,
documento fondamentale per l'affermazione dei poteri imperiali in Italia.
Nell'età moderna la Basilicata, come tutto il Mezzogiorno, passò sotto diverse dominazioni: gli Angioini, gli Aragonesi, gli Asburgo di Spagna e quindi i Borbone.