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                           Panorama turistico regionale italiano

 

Campania

 

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Generalità

Isola di Capri

egione amministrativa dell'Italia meridionale; si affaccia a ovest e a sud-ovest sul mar Tirreno e confina con il Lazio e il Molise a nord, la Puglia a est, la Basilicata a est e sud-est. È ripartita nelle province di Avellino, Benevento, Caserta, Napoli e Salerno; il capoluogo regionale è Napoli. Dipendono amministrativamente dalla regione (in provincia di Napoli) le isole Partenopee.

 Il nome di "Campania" può sembrare abbastanza incongruo per designare una regione che in effetti è, per oltre cinque sesti, montuosa o collinare, nonché in gran parte formata da terreni poco fertili, quindi inadatti all'agricoltura. In effetti il nome indicò in origine solo l'area pianeggiante della regione, abitata dalla popolazione degli osci, che corrisponde a grandi linee all'attuale Terra di Lavoro (in provincia di Caserta), il cui centro principale era Capua; da questa città trasse il nome il territorio circostante, cioè l'Agro Campano (Kappanom, Kampanom). Il termine di Campania in funzione amministrativa scomparve in epoca medievale – per secoli si parlò solo di Regno di Napoli – e tornò in uso solo con l'unità d'Italia.

I confini sono quasi ovunque convenzionali e hanno subito nel corso della storia numerose modifiche. Tra i pochi limiti fisicamente delineati vi è un breve tratto del fiume Garigliano, al confine con il Lazio, il massiccio del Matese, al confine con il Molise, e i monti della Daunia, al confine con la Puglia.

Il turismo, anche se in crescita, resta localizzato in poche aree di antiche e consolidate tradizioni, che risalgono in qualche caso addirittura al Settecento, come, in particolare, le isole di Capri e di Ischia, le celebri zone archeologiche di Pompei e di Ercolano, Amalfi e le altre località balneari e climatiche della penisola sorrentina. Recente è il rilancio del turismo d'arte e di cultura a Napoli.

Cucina regionale (vedi)

Territorio

Isola di Ischia

a fascia costiera, dal clima molto mite, dai porti accoglienti, dai terreni perlopiù pianeggianti e assai fertili, dalle città aperte agli scambi commerciali, era per i romani la Campania felix. Gli odierni confini tuttavia comprendono una Campania ben diversa (e assai più vasta), del tutto simile alle terre appenniniche dell'Italia centrale e meridionale, con le sue montagne aspre e brulle, i valichi difficili, i paesaggi spopolati.

La morfologia contribuisce a favorire nettamente la regione litoranea. Le pianure sono tutte costiere, di origine alluvionale, rese particolarmente fertili dai terreni vulcanici. A nord si estende la pianura più ampia e dal nome significativo, la Terra di Lavoro, attraversata dal fiume Volturno, a sud è situata la piana del Sele, solcata dal fiume omonimo.

Le coste si sviluppano per 360 km, tra la foce del Garigliano e la sezione occidentale e più ampia del golfo di Policastro, presso la cittadina di Sapri (il tratto orientale del golfo è in Basilicata); in nessun'altra regione tirrenica il territorio è altrettanto articolato. Vi si aprono quattro golfi (i due estremi, a nord e a sud, condivisi con le regioni confinanti), nettamente separati da altrettanti promontori rocciosi.

Il primo golfo è quello di Gaeta, che a ovest sconfina in Lazio e sul quale prospetta la Terra di Lavoro; è chiuso dal Capo Miseno e fronteggiato dalle isole di Procida e di Ischia. Segue il golfo di Napoli, uno dei più pittoreschi e famosi del mondo, dominato dalla mole del Vesuvio e delimitato a sud dalla lunga e montuosa penisola sorrentina, alla cui estremità si trova la Punta Campanella, a chiusura dei monti Lattari, che morfologicamente proseguono nell'isola di Capri. Più a sud la Costiera amalfitana, sul lato meridionale della penisola sorrentina, con il suo susseguirsi di celebri località turistiche (Amalfi, Positano, Maiori ecc.), cinge l'ampio golfo di Salerno, che include la piana del Sele e che termina a Punta Licosa. Infine, superato il tratto scosceso in cui il massiccio del Cilento giunge sino al Tirreno, e nel quale si protende il Capo Palinuro, si apre il golfo di Policastro.

La Campania montuosa e collinare include rilievi molto diversi anche per formazione rocciosa, compresi sia nel sistema degli Appennini sia dell'Antiappennino; sovente le loro propaggini giungono sino al mare.

L'Appennino campano inizia in nel Molise e termina al confine con la Basilicata. Ovunque in Campania prevalgono le rocce calcaree, con vistosi fenomeni carsici e un'accentuata idrografia sotterranea; celebri sono in particolare le grotte, sia nella terraferma sia nelle isole (famosa fra tutte è la Grotta Azzurra di Capri).

I rilievi a tratti emergono come aspri roccioni isolati, a tratti formano imponenti massicci compatti; sono tali il massiccio del Matese, ripartito con il Molise e il gruppo dei monti Picentini. Talvolta sono altipiani, come il cosiddetto Appennino sannita tra la Campania e il Molise. Altre volte ancora i rilievi formano delle erte e sottili dorsali: così si presentano ad esempio i monti Lattari (significativo il nome della massima cima, monte Sant'Angelo a Tre Pizzi, 1444 m), che formano l'ossatura prevalentemente dolomitica della penisola sorrentina.

L'Antiappennino, che sul versante tirrenico orla ampiamente il sistema degli Appennini, forma in Campania un'area ben individuata per la sua natura vulcanica: la regione è anzi particolarmente nota proprio per i suoi apparati vulcanici. Sono state le loro eruzioni a costruire, con ceneri, sabbie e lapilli, buona parte della pianura campana. Alcuni vulcani si possono ritenere ormai spenti, come il Roccamonfina  presso il confine con il Lazio; molteplici manifestazioni di vulcanismo secondario (fumarole, emissioni di vapore acqueo ecc.) hanno invece i Campi Flegrei, vasta zona situata attorno al golfo di Pozzuoli, a ovest di Napoli; infine il Vesuvio è l'unico vulcano attivo di tutta l'Europa continentale. Il vulcanismo secondario è ben rappresentato anche nell'isola di Ischia.

La Campania è solcata da pochi ma relativamente importanti corsi d'acqua. Na//sce dal versante orientale dell'Appennino campano l'Ofanto  che esce ben presto dalla regione, dirigendosi poi al mare Adriatico. Tutti gli altri principali corsi d'acqua della Campania tributano invece al mar Tirreno.

Se si esclude il Garigliano che, come si è detto, segna per breve tratto il confine con il Lazio, i due grandi fiumi della Campania sono il Volturno e il Sele.

Clima e ambiente

Vesuvio sullo sfondo 

delle rovine di Pompei

a regione ha quasi ovunque inverni miti ed estati calde, ma temperate dalla brezza marina; raramente le temperature massime e minime raggiungono valori elevati. Il territorio trae vantaggio, oltre che dell'esposizione al mar Tirreno, della presenza di ampie e profonde valli, che dalle pianure litoranee si incuneano fra le montagne, facilitando la penetrazione degli influssi di origine marittima. Tuttavia condizioni di semicontinentalità, caratterizzate soprattutto da inverni più rigidi, sono proprie di quelle zone, come l'Irpinia, nelle quali i rilievi agiscono da barriera climatica.

Più della temperatura varia la piovosità, irregolarmente distribuita nel corso dell'anno e tra zona e zona. D'inverno sui monti si verificano non di rado precipitazioni di carattere nevoso: a volte si imbianca persino la sommità del Vesuvio. Le precipitazioni sono piuttosto irregolari: si concentrano tra novembre e gennaio mentre sono quasi inesistenti d'estate.

Ricchissima di bellezze naturali, comprendenti anche rarissime specie botaniche, la Campania ha ancora gravi ritardi nella loro tutela. Nel 1991 sono stati istituiti il parco nazionale del Vesuvio e il parco nazionale Cilento e Vallo di Diano; sono presenti inoltre alcune oasi di protezione o di osservazione della fauna, create in genere da associazioni ambientaliste.

Flora e fauna

n questa regione di fortissimo addensamento, l'azione modificatrice dell'uomo sulla vegetazione naturale è stata sempre molto intensa, sia con l'eliminazione di specie originarie sia con l'introduzione di nuove (ad esempio la lussureggiante flora tropicale di tanti giardini costieri: palme, banani, agavi ecc.).

Nelle pianure litoranee e nelle zone più basse dei rilievi rivolti al mare, con il loro clima caldo e il lungo periodo asciutto, la formazione più diffusa è la macchia mediterranea, molto rigogliosa, sia ad arbusti sia arborata (leccio, olivastro, carrubo, lentisco, mirto, ginestra, erica, timo, oleandro ecc.); si conserva ancora particolarmente fitta nel Cilento, che ha anche alcune pinete originarie, mentre altrove è stata in larga misura sostituita con colture, sia legnose, come vite, olivo e agrumi, sia a nudi seminativi. Sui rilievi collinari, soprattutto su quelli vulcanici dell'Antiappenino, si hanno associazioni di castagni e querce; alle quote più elevate infine la specie prevalente è il faggio. Il bosco, spesso molto degradato, occupa solo il 20% della superficie regionale.

Il Cilento è la zona in cui la fauna naturale riesce a trovare maggiore protezione: qualche specie è stata introdotta o reintrodotta (cinghiali, daini, lepri) e si ricordano inoltre le volpi e, più rari, i lupi. Le pianure, un tempo acquitrinose, ospitavano numerosi uccelli palustri, come folaghe e aironi; alcuni colonizzano ancor oggi i piccoli laghi costieri (come il lago di Patria, nella piana del Volturno).

Storia

alla metà del II millennio a.C. la Campania fu abitata dagli ausonii (o aurunci) e dagli osci. Nell'VIII secolo sorsero sulle coste le prime colonie della Magna Grecia, tra le quali assunse una posizione di rilievo quella di Cuma, mentre le zone dell'interno erano occupate dagli etruschi. A questi ultimi si deve la nascita di una elementare struttura politica, fatta da una lega di dodici città e presieduta da Capua. I sanniti invasero la regione nella seconda metà del V secolo a.C. e la tennero fino a che i romani non ne fecero un obiettivo della loro espansione. Dalle tre guerre sannitiche (343-290 a.C.) derivò l'occupazione della regione da parte di Roma, che fondò le colonie di Cales, Suessa, Pozzuoli, Literno e integrò gli abitanti al suo dominio, cosicché poté contare sulla loro fedeltà durante la seconda guerra punica. In quella circostanza solo Capua e pochi altri centri minori si allearono con Annibale, contrariamente a quanto avvenne nel Sud d'Italia.

Al tempo dell'impero la regione raggiunse il massimo splendore: sulle coste e sulle isole i patrizi romani costruirono le loro dimore di villeggiatura. Le campagne producevano in abbondanza cereali, olio, agrumi e vini prelibati, come il noto falerno. Insieme con il Lazio fece parte della Regio I, secondo la divisione amministrativa operata da Augusto, per acquisire in seguito autonomia di provincia ai tempi di Diocleziano. Con l'occupazione longobarda del territorio di Benevento (570), la Campania perse la sua unità: parte del suo territorio fu acquisito dal Ducato di Benevento che accorpò le province di Capua e Salerno, mentre sul restante territorio si esercitava l'autorità dell' impero bizantino. Sulla costa, Amalfi acquisì prestigio con le attività marittime che ne fecero, tra il IX e il X secolo, uno dei principali centri commerciali del Mediterraneo.

Il rimodellamento politico del territorio fu dovuto alla dominazione dei normanni, giunti nell'anno 1030, quando ebbero in feudo la contea di Aversa, primo nucleo dei loro possedimenti nell'intera Italia meridionale. Sotto la monarchia normanno-sveva la Campania fu compresa nel Regno di Sicilia, e quindi divenne dominio prima degli Angioini e poi degli Aragonesi. Il successivo governo degli spagnoli (1503-1713), esercitato attraverso la figura di un viceré residente a Napoli, si articolò in un equilibrio di rapporti sociali tra gli organi di governo e le ampie autonomie di cui beneficiavano i grandi proprietari terrieri e i ceti borghesi della capitale.

Dopo la breve parentesi austriaca (1707-1734) la Campania fu conquistata dai Borbone di Spagna durante la guerra di successione polacca; il nuovo sovrano di Napoli Carlo di Borbone intraprese moderate riforme nel campo della fiscalità, della moneta, della giustizia, servendosi della collaborazione del potente ministro Bernardo Tanucci. Nella seconda metà del Settecento a Napoli, sede universitaria e una tra le principali città europee per numero di abitanti e attività mercantili, si organizzò un vivace gruppo di intellettuali illuministi, tra cui Antonio Genovesi e Gaetano Filangieri, che per primi analizzarono le arretratezze della società meridionale e denunciarono i mali del sistema feudale, imperante nelle campagne. La breve esperienza della repubblica giacobina di Napoli (1799) fu contrassegnata dai generosi tentativi di smantellare le istituzioni dell'antico regime, così come fece di lì a poco Gioacchino Murat: nominato da Napoleone re di Napoli dal 1808 al 1815, a lui si deve l'inizio della legislazione antifeudale.

Reintegrati i Borbone con il congresso di Vienna, non si spensero le idee di rinnovamento costituzionale e liberale, diffuse nelle società segrete, in particolare nella Carboneria. Da un'insurrezione nell'esercito presero origine i moti liberali del 1820, che portarono alla breve esperienza della monarchia costituzionale, interrotta l'anno successivo dall'esercito austriaco che ripristinò l'assolutismo. Napoli, capitale burocratica del regno, esercitò il ruolo di centro propulsore delle iniziative economiche dalla fine del Settecento, con le manifatture di San Leucio, e, nell'Ottocento, con gli opifici tessili di Piedimonte d'Alife e con le officine siderurgiche cresciute con la diffusione delle ferrovie.

Durante la seconda guerra mondiale la Campania fu teatro di decisive operazioni militari, conseguenti allo sbarco degli Alleati a Salerno (10 settembre 1943) e alla successiva liberazione di Napoli, che insorse contro i tedeschi prima dell'arrivo degli angloamericani (Quattro giornate di Napoli, 28 settembre - 1° ottobre).

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