Utenti on line:

                           Panorama turistico regionale italiano

Emilia-Romagna

Ricerca località

 

 

Regione prov. Bologna prov. Ferrara prov. Forlì-Cesena prov. Modena prov. Parma prov. Piacenza
prov.  Ravenna

Prov.

Reggio Emilia

prov. Rimini

Generalità

egione amministrativa dell'Italia settentrionale; si affaccia a est sul mare Adriatico e confina a ovest con il Piemonte e la Liguria, a nord con la Lombardia e con il Veneto, a sud con la Toscana, le Marche e la Repubblica di San Marino. È ripartita nelle province di Bologna, Ferrara, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia e Rimini; il capoluogo regionale è Bologna. La doppia denominazione di Emilia-Romagna evidenzia l'esistenza di due entità territoriali distinte che gli eventi storici hanno separato per secoli; tuttavia – a differenza delle altre regioni italiane con doppia denominazione, cioè il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia – la regione ha caratteristiche unitarie.

L'Emilia deriva il suo nome dall'antica strada romana, la via Emilia appunto, realizzata nel II secolo a.C. dal console Marco Emilio Lepido, che collegava e collega tuttora Rimini (l'antica Ariminum) a Piacenza (Placentia), cioè l'Adriatico con la Pianura Padana; essa mette inoltre in comunicazione Forlì, Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma, complessivamente ben sette degli odierni nove capoluoghi di provincia e, sin dall'antichità, è sempre stata una delle più importanti arterie stradali d'Italia. Anche la sezione regionale affacciata sull'Adriatico, cioè la Romagna (che comprende le province di Ravenna e Rimini), deriva il suo nome dall'epoca romana.

I confini fisici della regione sono ben delineati: a sud sono rappresentati dai rilievi dell'Appennino tosco-emiliano e da una sezione di quello ligure, a est dal mare Adriatico, a nord in larga parte dal corso medio e inferiore del fiume Po.

L'Emilia-Romagna detiene il primato nazionale di vari prodotti ortofrutticoli (pesche, prugne, cocomeri, cipolle, fagioli freschi ecc.), ed è ai primissimi posti per uva e vino (tra i vini più famosi vi sono il Lambrusco, il Sangiovese e l'Albana).

Del settore zootecnico è soprattutto importante l'allevamento dei bovini da latte e dei suini, al servizio di un'industria di trasformazione di notorietà internazionale (formaggio parmigiano-reggiano, prosciutti di Parma, mortadella di Bologna, cotechini e zamponi di Modena). Un'attività particolare, di entità non trascurabile, è l'allevamento delle anguille nelle Valli di Comacchio.

Da evidenziare inoltre la casa automobilistica Ferrari a Maranello, in provincia di Modena, e l’industria delle ceramiche e delle piastrelle (a Sassuolo) e dei manufatti in maglia (a Carpi).

Bologna ha un complesso fieristico destinato alle esposizioni internazionali che è preceduto, in Italia, solo da quello di Milano.

Il turismo infine, soprattutto quello balneare della Riviera romagnola (ravennate e riminese), costituisce uno dei maggiori poli di attrazione. La sua struttura di fondo è quella tipica della regione: piccoli alberghi e pensioni a gestione diretta, che possono battere la concorrenza con il contenimento dei costi e quindi dei prezzi. Nei 50 km di spiaggia tra Cervia (provincia di Ravenna) e Cesenatico (provincia di Forlì) si contano circa 5000 alberghi e pensioni. Ma il panorama turistico della regione offre anche ricche città d'arte (tutti i capoluoghi di provincia, ma non solo quelli), alcune delle quali furono splendide capitali di piccoli stati, come Parma, Ferrara, Modena. Non mancano stazioni termali frequentate, come Salsomaggiore Terme, e sono in via di sviluppo centri montani come Séstola (in provincia di Modena) e diverse stazioni sciistiche sull'Appennino.

Cucina regionale (vedi)

Territorio

aragonabile a un vasto triangolo compreso tra Appennini, Po e mare Adriatico, l'Emilia-Romagna ha una struttura morfologica piuttosto semplice. Tratto caratteristico della morfologia regionale è il trapasso da una zona altimetrica all'altra, che raramente assume aspri contrasti: il paesaggio ha quasi ovunque forme morbide e dolci.

All'estremità occidentale la regione occupa solo un breve settore dell'Appennino ligure, incuneato, con alcuni massicci che superano i 1700 m di quota,  tra Lombardia, Piemonte e Liguria; esso termina per convenzione al passo della Cisa. Appartiene invece alla regione quasi tutto il versante settentrionale dell'Appennino tosco-emiliano. Questa sezione appenninica è costituita da tronconi di varie catene, ciascuna delle quali per breve tratto forma lo spartiacque tra i fiumi che scendono all'Adriatico e quelli che sfociano nel mar Tirreno, separate da valli poco profonde, secondo la cosiddetta disposizione "a quinte". Ha cime non aspre e che solo in alcuni casi superano i 2000 m; la massima elevazione è rappresentata dal monte Cimone. Alle dorsali montuose fa seguito una fascia di modeste alture collinari (Subappennino).

Regione deltizia del Po

La pianura, che procedendo da ovest verso est si allarga progressivamente, digrada dolcemente verso l'Adriatico.

Il litorale adriatico, tipicamente basso e non adatto ai porti, presenta due zone ben diverse. A nord, tra il tratto emiliano del delta del Po (in provincia di Ferrara) e la foce del fiume Reno, si susseguono una serie di aree depresse, con lagune, isolotti fangosi e terreni paludosi. La più vasta depressione corrisponde alle cosiddette Valli di Comacchio (il nome valle deriva dall'argine, vallum in latino, eretto a difesa dei terreni. Dalla foce del Reno sino al confine con le Marche il litorale è uniforme e sabbioso.

Il Reno è il più lungo fiume dell'Emilia-Romagna, nonché l'unico rilevante corso d'acqua che non sia un affluente del Po. Il Po, che segna il confine con la Lombardia eccetto che in corrispondenza della provincia di Mantova (Oltrepò Mantovano), riceve tutti i corsi d'acqua emiliani a nord del Reno. I principali sono il Taro, la Secchia  e il Panaro.

Clima e ambiente

l clima è di tipo semicontinentale in quasi tutta la regione, con una predominanza di estati calde e inverni rigidi. Da un lato le montagne non sono così alte da incidere in modo sostanziale sugli andamenti meteorologici, dall'altro l'influsso mitigatore del mar Adriatico non è così marcato come lungo le coste più meridionali del Mediterraneo. Sulla costa gli inverni sono freschi e le estati meno calde. Le precipitazioni più copiose cadono sui rilievi, mentre le aree più asciutte sono il delta del Po e le Valli di Comacchio. I minimi delle precipitazioni si hanno d'estate, i massimi si verificano in autunno e in primavera; gli inverni sono relativamente nevosi. Infine, nel tardo autunno e in inverno, a nord della linea Bologna-Ravenna si possono formare nebbie anche molto fitte.

L'Emilia-Romagna presenta vari problemi ambientali e la protezione della natura è ancora limitata a poche zone. Tra queste si ricordano il parco regionale del Delta del Po (condiviso con il Veneto), il parco delle Foreste casentinesi (condiviso con la Toscana) e il Bosco della Mésola, tra il Po di Goro e il Po di Volano.

Flora e fauna

 a vegetazione originaria è quasi ovunque scomparsa. Dei boschi di pianura sopravvive solo quello della Mésola, formazione litoranea di lecci e pini. Sui rilievi prevalgono i castagneti, ma si tratta in genere di boschi molto degradati, inframmezzati da sterpaglie e arbusteti. A sud di Ravenna, in particolar modo attorno a Cervia, si hanno belle pinete, per gran parte dovute a impianto; sempre opera dell'uomo sono i boschi di conifere di Séstola (in provincia di Modena) e di altre località turistiche dell'Appennino.

Anche la fauna originaria è scomparsa quasi ovunque; la pianura è ormai pressoché solo destinata all'allevamento (si ricordano i rari esemplari di cervi che popolano il bosco della Mésola), mentre la montagna è priva di aree protette, che in altre regioni appenniniche (l'Abruzzo, ad esempio) hanno consentito la sopravvivenza di specie caratteristiche. Anche se ridotte a circa 100 km, le Valli di Comacchio restano l'unica zona naturalistica di interesse. Vi crescono canneti e specie vegetali resistenti all'acqua e alla salsedine, dove trovano un habitat particolarmente favorevole anguille, cefali e altri pesci, e soprattutto gli uccelli acquatici, come germani, folaghe, rondini di mare.

Storia

ià nell'era preistorica, in cui i gruppi umani si stabilizzarono sul territorio cominciando a praticare l'agricoltura, si evidenziò una linea di separazione tra due differenti aree geografiche e culturali, che hanno connotato anche le epoche storiche successive. Il fiume Panaro costituisce lo spartiacque tra le due aree: a ovest di questo, con addensamenti nei territori di Parma e di Modena, durante l'età del Bronzo, si sviluppò la cosiddetta civiltà delle terramare, caratterizzata da abitati protetti da argini di terra, da capanne su palafitte e dalla pratica della cremazione dei morti. La zona a oriente del Panaro fu interessata dalla cultura villanoviana, nella quale si registrò la transizione dagli insediamenti sparsi alle forme preurbane e ai primi collegamenti territoriali complessi: il suo nome deriva da un gruppo di tombe rinvenute a Villanova di Castenaso, nei pressi di Bologna.

Verso la fine del VI secolo a.C. si irradiarono le influenze etrusche che raggiunsero le protocittà di Fèlsina (l'attuale Bologna), di Spina, centro di scambio commerciale collegato con la Grecia, e di Misa (Marzabotto). Alla metà del IV secolo a.C. l'invasione dei galli boi fece regredire l'organizzazione di impronta etrusca, ma fu ben presto bloccata dall'avanzata romana, che iniziò nel III secolo dopo la vittoria sui galli a Sentino (295 a.C.). Muovendo da Ariminum (Rimini), fondata nel punto terminale della via Flaminia, i romani attuarono una rapida conquista che modificò in breve il territorio, a partire dalla costruzione della strada rettilinea che congiunge Piacenza a Rimini, voluta dal console Marco Emilio Lepido: lungo la via Emilia si organizzò sia la colonizzazione delle campagne sia la crescita del tessuto urbano. Grazie alla fertilità del suolo e alla consistenza demografica, la regione divenne una delle terre più ricche di tutto l' impero romano. Dal punto di vista politico-amministrativo, dopo una fase in cui risultò aggregata in una sola unità militare, all'inizio del III secolo d.C. venne divisa in due aree, la prima a occidente, tra Bologna e Piacenza, la seconda a oriente lungo la strada Flaminia: quest'ultima acquisì importanza con l'imperatore Onorio, il quale, nel 402, trasferì la sede imperiale a Ravenna, la città cresciuta nei pressi dell'antico porto militare di Classe.

Sotto la dominazione longobarda (568) si approfondì la frattura tra la Romania, collegata all'impero di Bisanzio, e l'area occidentale della regione connessa alla Langobardia, tra loro separate da un confine mobile che correva tra Bologna e Modena. La successiva dominazione dei franchi comportò per la regione un'ulteriore specificazione tra la zona romagnola, donata da Pipino il Breve a papa Stefano II, e quella occidentale che si strutturò secondo il modello franco delle contee. Il dissolvimento del potere centrale, conseguente alla caduta dell'impero carolingio, determinò il sorgere di molteplici signorie, il cui ambito di sovranità però non andò al di là dei confini locali, con l'eccezione della signoria dei Canossa, che ai tempi della principessa Matilde partecipò allo scontro tra papato e impero.

Durante l'età dei Comuni l'Emilia-Romagna fu una delle terre nelle quali il movimento municipalista si manifestò con durevoli conseguenze istituzionali e culturali, sottolineate dalla fondazione nel 1188 dell'Università di Bologna, la prima in Europa. Al tramonto del Medioevo la regione vide l'affermarsi di signorie cittadine, che divennero il fulcro del risveglio civile e intellettuale nell'età dell'Umanesimo e del Rinascimento: i Visconti a Parma e a Piacenza, gli Estensi a Ferrara, i Malatesta a Rimini, i Da Polenta a Ravenna sono i nomi di maggiore spicco.

Nel XVI secolo, superate la sfida espansionistica lanciata dalla Repubblica di Venezia e le lotte tra impero e Francia per il controllo del Nord Italia, il quadro della regione si stabilizzò in un equilibrio prettamente rinascimentale, sul quale la Chiesa esercitava una notevole influenza, diretta e indiretta. Frutto della volontà nepotistica di papa Paolo III fu il nuovo stato dei Farnese, che controllava i territori di Parma e Piacenza; la presenza papale si allargò con l'acquisizione di Ferrara nel 1598, unita alle precedenti legazioni pontificie di Bologna e Ravenna. L'equilibrio cinquecentesco rimase inalterato fino a che l'estinzione dei Farnese non creò i presupposti per il passaggio di Parma prima agli austriaci e poi, nel 1748, ai Borbone, che ne fecero le basi della loro originale politica antiecclesiastica, capace di attivare energie intellettuali reclutate nel mondo dell'illuminismo francese.

L'esperienza rivoluzionaria e napoleonica nell'Emilia-Romagna fu il punto di partenza di un attivo movimento giacobino, coinvolto nelle diverse fasi della lotta politica e nelle trasformazioni istituzionali sperimentate nella regione (prima la Repubblica Cispadana, poi la Repubblica Cisalpina, che confluirono entrambe nella Repubblica italiana e quindi nel Regno d'Italia, nel 1805, con l'esclusione di Parma e Piacenza, passate sotto il diretto dominio della Francia). Nel corso del Risorgimento l'Emilia-Romagna fu coinvolta in un'intensa attività patriottica, culminata nei moti del 1831, nelle insurrezioni del 1848 e infine nei plebisciti del 1859, con cui fu sancita l'annessione al Piemonte.

Indietro