![]() |
|
|
|
Utenti on line: |
Panorama turistico regionale italiano - Cucina regionale |
Friuli-Venezia Giulia
Così come
nella lingua e nella storia, anche nella gastronomia il Friuli-Venezia Giulia
alberga due anime distinte: quella friulana, tipicamente contadina, e quella
giuliana, che ha il suo cuore a Trieste, crocevia non solo di culture ma anche
di sapori internazionali.
Un'unica
regione con una tradizione culinaria composita: a Trieste, sulla tavola
compaiono piatti come il riso alla greca e il gulasch ungherese, il sanguinaccio
alla boema e la costoletta alla viennese, oltre a una serie di piatti di stampo
veneto diventati triestini per l'aggiunta di certe erbe aromatiche, come la
maggiorana, il comino, l'origano, l'aglio; nel Friuli la cucina è quella tipica
di una terra povera e chiusa su se stessa, che si avvale di patate, orzo,
granoturco, maiale, e un radicchietto dalle foglie piccole e verdi,
delicatamente amare, coltivato in serra nella zona di Gorizia.
In
Friuli il primo è quasi sempre la minestra, che può essere una zuppa, una
minestrina, un minestrone, dal sapore delicato oppure forte. La più
caratteristica è la "iota" che conosce numerose varianti ma che nella
sua essenza è fatta con crauti, fagioli, farina gialla, il tutto condito con il
"pestat", un trito di lardo, cipolla, salvia, prezzemolo, aglio; vi si
possono aggiungere carne e cotenna di maiale, oppure verdure e orzo. Classica è
anche la minestra di fagioli – i legumi sono quelli piccoli screziati di rosso
– insaporita con lardo e aromi.
Molto
diffusa è la polenta: "bisna", se condita con lardo e cipolla;
"mesta", se cotta nell'acqua e latte.
I
"cialsons", un piatto della Carnia, sono agnolotti con un ripieno di
spinaci, uvetta, cedro candito, cioccolato con erbe e spezie. Se si vuole
ammorbidire l'agrodolce, si sostituiscono gli spinaci con le pere e le susine
tritate. Il condimento è con ricotta affumicata, burro fuso, formaggio e
zucchero. Di origine tedesca sono gli gnocchi che a Trieste sono grandi come
palle da biliardo e hanno all'interno una susina. Si portano in tavola conditi
con pane grattugiato rosolato nel burro, zucchero e cannella.
I
piatti di carne sono soprattutto a base di maiale, pollame e selvaggina. La
"zibidina" è una ricetta insolita che comprende le orecchie di
maiale, qualche costoletta e qualche zampetto di vitello, cotti nel brodo di
pollo e chiusi in una gelatina molto pepata. Caratteristico è il "muset
con le brovade", un salsicciotto aromatizzato, simile al cotechino, che si
fa lessare finché la carne non esce dal suo involucro.
Le
"brovade", usate in diversi modi, come contorno soprattutto della
carne suina, come piatto a sé stante o come ingrediente per le minestre, sono
rape bianche raccolte dopo la prima brinata dell'anno: per una decina di giorni
si lasciano avvizzire perché diventino morbide e succose, poi si toglie la
corona da cui spuntano le foglie; va lasciata invece la radice lunga e barbuta.
A questo punto si immergono nella "trappa", un liquido composto da tre
parti d'acqua e una di vino da torchio (molto tannico) che dà un sapore acido,
e rimangono a fermentare nel tino coperto per almeno due mesi. Vengono quindi
sfilettate con l'apposita grattugia.
Nel
settore della carni suine va ricordato il prosciutto di San Daniele, poco
grasso, dal sapore delicato che gli deriva dalla salagione particolare e
dall'esposizione ai venti umidi delle montagne che favoriscono la penetrazione
naturale del sale nella carne.
Lungo
la costa numerosi sono i piatti di pesce di scoglio o di sabbia. Famoso è il
"brodetto" di Grado, che utilizza una sola qualità di pesce (rombo o
piccoli ghiozzi), mentre quello di Trieste unisce il pesce angelo, lo spinarolo
imperiale, la scorpena, il grongo, la coda di rospo, le canocchie, i granchi
"pori" che hanno una caratteristica tinta marrone. Deliziosa sulla
tavola, soprattutto a Tarcento, è la frittata con sette erbe, che possono anche
essere undici: menta, prezzemolo, cipolla, rosolaccio, germogli di luppolo,
strigoli, basilico, bietole, spinaci, origano, maggiorana.
Anche
nei dolci confluiscono diverse tradizioni: dal Veneto vengono le "fritole",
gustose frittelle, i "crostoli", simili a nastri annodati, i "busolai",
ciambelle da inzuppare nel vino; da lontano arriva il "koch" un dolce
triestino al gusto d'arancia, limone, ciliegia; di derivazione austriaca è lo
"strucolo", un farcito di frutta trattenuto da una pasta burrosa; di
origine slovena è la "gubana", imbottito di frutta secca, che si
conserva a lungo.
Il grande manuale della
cucina regionale, Euroclub-Bertelsmann, Bergamo 1979