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Panorama turistico regionale italiano |
Friuli-Venezia Giulia
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| Regione | prov. Gorizia | prov. Pordenone | prov. Trieste | prov. Udine |
egione
amministrativa dell'Italia settentrionale, situata nell'estremo nord-est del
paese. Si affaccia sul mar Adriatico a sud e confina con l'Austria a nord, la
Slovenia a est, il
Veneto a ovest. Amministrativamente è suddivisa nelle province di
Gorizia,
Pordenone,
Trieste e
Udine; il capoluogo regionale è Trieste.
Per
la sua posizione geografica di frontiera, ma anche per tutelare le sue
particolari caratteristiche culturali, tra cui la lingua friulana (parlata da
circa 700.000 persone e ritenuta dagli studiosi una vera e propria lingua a sé,
diversa dall'italiano) e quella slovena (della quale nelle province di Gorizia e
di Trieste lo Stato italiano assicura l'uso ufficiale), il Friuli-Venezia Giulia
costituisce, così come il
Trentino-Alto Adige, la
Valle d'Aosta, la
Sicilia e la
Sardegna,
una regione ad amministrazione autonoma.
| Piazza Unità d’Italia - Trieste |
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La
regione è formata dall'unione di due diverse aree: il Friuli, che deriva il suo
nome dal centro romano di Forum Iulii, oggi
Cividale del Friuli, in provincia di Udine, e la Venezia Giulia, che trae la sua
denominazione da una delle più illustri famiglie dell'antica Roma, la Gens
Iulia, alla quale appartennero anche
Giulio Cesare e l'imperatore
Augusto. Le rispettive superfici variarono notevolmente nel corso della storia; oggi il
Friuli, dal punto di vista amministrativo, corrisponde alle province di Udine e
di Pordenone, mentre la Venezia Giulia, la cui area, dopo la seconda guerra
mondiale, è stata radicalmente ridotta a vantaggio di Slovenia e Croazia,
include le province di Gorizia e di Trieste.
I
confini sono stati determinati più dalle vicende storiche che dalla geografia
fisica. A ovest i limiti sono segnati in parte dai fiumi Livenza e Tagliamento,
a nord da un tratto delle Alpi e a est dal corso medio e inferiore del fiume
Isonzo.
Nell'area
collinare una viticoltura molto specializzata (vitigni Tocai, Pinot) garantisce
vini e grappe di alta qualità. Anche l'allevamento del bestiame, bovino in
prevalenza, ormai nettamente superiore al consumo locale e quindi destinato al
commercio con le altre regioni, è al servizio di un'industria rinomata (come
quella dei prosciutti di San Daniele, in provincia di Udine).
Il
turismo è essenzialmente balneare; sono soprattutto gli stranieri (oltre la metà
del totale) a visitare la regione.
Lignano Sabbiadoro, in provincia di Udine, e
Grado
(in provincia di Gorizia), già celebre in
epoca austriaca, sono tra le meglio
attrezzate stazioni di villeggiatura d'Italia.
Cucina regionale
(vedi)

uasi
la metà della superficie territoriale, che corrisponde all'intera sezione
settentrionale della regione, è occupato da montagne; il resto è formato da
colline e da una pianura orlata a sud dal mar Adriatico (golfo di Trieste) e a
ovest dall'altopiano del Carso (per la massima parte incluso nella Slovenia). La
sezione montuosa della regione comprende le Alpi Carniche e una parte delle Alpi
Giulie.
Dalle Alpi Carniche prende il nome una vasta e pittoresca regione montana, delimitata a sud dal Tagliamento, la Carnia, i cui centri principali sono Ampezzo e Tolmezzo. A sud del solco segnato dal Tagliamento e dal suo principale affluente, il Fella, si stendono le Prealpi, impervie e brulle, alte in media dai 1500 ai 2000 m, suddivise in due sezioni: le più imponenti ed elevate sono le Prealpi Carniche, con vette anche superiori ai 2500 m a ovest, mentre le Prealpi Giulie si trovano a est.
| Carso |
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Si considerano una prosecuzione delle Prealpi anche i rilievi del Carso. Si tratta di un altopiano estremamente arido e roccioso, che nella sezione propriamente italiana sorge alle spalle del golfo di Trieste; i suoi terreni calcarei, soggetti a un'erosione chimico-fisica, hanno dato origine a manifestazioni morfologiche assai interessanti (inghiottitoi, doline, grotte, fiumi sotterranei ecc.), note appunto come fenomeni carsici.
Il territorio digrada, procedendo verso sud, in una fascia collinare (che si aggira sui 100-300 m di quota) che trapassa nella pianura.
Le coste si sviluppano per circa 150 km, dalla foce del Tagliamento alla località di Muggia, al confine con la Slovenia, in gran parte attorno al golfo di Trieste, situato nella sezione più settentrionale del mar Adriatico; sono basse e sabbiose a ovest, orlate da lagune (laguna di Marano, laguna di Grado), mentre a est sono alte e rocciose, poiché il mare raggiunge i rilievi del Carso.
I corsi d'acqua sono numerosi, generalmente dal regime torrentizio. Il maggiore è il Tagliamento che nasce dalle Alpi Carniche e sbocca nell'Adriatico segnando il confine con il Veneto; gli altri corsi d'acqua importanti sono il Livenza che funge per lungo tratto da confine con il Veneto, e l'Isonzo che nasce in Slovenia, nelle Alpi Giulie.
Clima
e ambiente
ituato
tra le Alpi e l'Adriatico, il Friuli-Venezia Giulia ha condizioni climatiche che
variano da zona a zona. Tipicamente alpino è il clima della Carnia, con inverni
molto rigidi sui rilievi e anche nelle vallate interne, poiché le Prealpi Carniche, che raggiungono quote abbastanza elevate, costituiscono un ostacolo ai
venti provenienti dal mare. Le estati sono fresche. Caratteristiche continentali
hanno le pianure e la zona collinare, con inverni freddi ed estati assai calde.
Ma è un vento freddo di nord-est, la bora, la caratteristica climatica del
golfo di Trieste. Originato dalle pressioni che si formano nell'Europa
centrorientale, si riversa nell'Alto Adriatico infiltrandosi tra i varchi delle
Alpi Giulie, dove acquista una straordinaria accelerazione investendo Trieste e
tutto il suo golfo e scatenando spesso mareggiate anche devastanti. Alcune
raffiche possono raggiungere la velocità di 150 km/h.
Il Friuli-Venezia Giulia è comunemente ritenuta la più piovosa regione d'Italia; le aree in cui si registrano le precipitazioni più copiose corrispondono alle Prealpi, più le Giulie delle Carniche. Relativamente poco piovosa è la bassa pianura. Le stagioni più piovose sono in pianura l'autunno e la primavera, sui rilievi l'autunno (con precipitazioni perlopiù nevose) e l'inizio dell'estate. Ricca di ambienti naturali diversi, la regione non gode però di significativi programmi di tutela, se si escludono l'oasi di Marano Lagunare e il parco marino di Miramare, presso Trieste
Flora
e fauna
boschi originari, che ricoprivano la pianura e che erano essenzialmente
costituiti da querce e altre latifoglie, sono quasi del tutto scomparsi. Lungo
la costa, estesi impianti di pini hanno dato origine a belle pinete. Ben
conservata è la copertura forestale della Carnia, dove si stende una prima
fascia submontana con prevalenza di faggi, alla quale fanno seguito, a quote più
elevate, i boschi di conifere, formati soprattutto da abeti rossi e larici.
Tipica infine è la stentata vegetazione dell'altopiano carsico dove,
inframmezzati alle pietraie, si hanno arbusti di timo, salvia, ginepro ecc.
Anche la fauna naturale è ormai molto povera. Sussistono gruppi abbastanza esigui di cervi, caprioli e camosci, più consistenti di volpi e tassi. Tra gli uccelli si ricordano varie specie di rapaci (falchi, poiane, nibbi). Ma l'aspetto più interessante della fauna locale è rappresentato dagli animali di tipo cavernicolo delle cavità sotterranee del Carso, adattati al buio e quindi privi di occhi o con occhi atrofizzati; numerosi sono ad esempio i pipistrelli e le farfalle notturne e crepuscolari.
Storia
l
doppio nome dato alla regione, istituita nel 1948, riflette le diverse anime
storiche di questo territorio di frontiera. Il nome Friuli deriva, come si è
detto, da Forum Iulii, centro fondato da Giulio Cesare e divenuto
capoluogo della Regio X, denominata Venetia et Histria. Fu solo
dopo la caduta dell'impero che il toponimo della città venne esteso all'intera
regione, compresa tra i fiumi Livenza e Timavo, le Alpi Carniche e Giulie, e il
mare Adriatico. In essa aveva assunto un ruolo dominante l'antico presidio di
Aquileia
che, perse le originarie funzioni di avamposto militare, si era convertito a
luogo di scambi, cui facevano capo tutti i commerci provenienti dall'area
danubiana. Aquileia rimase per molti secoli il punto di riferimento della storia
friulana: già nel III secolo d.C. era divenuta sede di vescovado e in questa
veste aveva orientato la
cristianizzazione in una vasta area situata tra il
nord-ovest dell'Italia e le regioni sul Danubio; quando nel 452
Attila la conquistò e la distrusse, tutto il Friuli fu soggetto alle invasioni.
Fino
all'VIII secolo nella regione si sovrapposero diverse sovranità: la dominazione
bizantina finì con l'arroccarsi nel territorio istriano, perdendo il controllo
di Aquileia, che si separò dalla Chiesa di Bisanzio e si costituì in
patriarcato, mentre i longobardi, che elevarono Cividale al rango di capoluogo
del Friuli, non arginarono mai del tutto le scorrerie dei barbari. Con la
dominazione dei
franchi, iniziata nel 794, il territorio si ricompose in un
quadro più unitario che assunse confini definiti al tempo degli imperatori
germanici, quando la contea fu infeudata ai patriarchi di Aquileia (1077). La
successiva espansione del patriarcato[1] fu contrastata dalle invasioni degli
ungari, ultima travolgente ondata di invasori proveniente dall'Est europeo, ma
soprattutto dalla spinta egemonica di
Venezia, che finì con l'acquisire il territorio istriano.
Nel
momento in cui le istituzioni dei liberi Comuni cominciarono a radicarsi nella
regione, si aprì un ciclo di lotte tra i nobili e le città di cui si
avvantaggiarono da una parte Venezia, che si impadronì della regione (1420),
dall'altra i duchi d'Austria, che presero il porto di Trieste e riuscirono a
strappare alla Serenissima Gorizia e altri territori orientali. Stretto tra
opposti poteri, il patriarcato di Aquileia entrò in un ciclo di decadenza,
culminato nella sua soppressione nel XVIII secolo. Intanto la zona controllata
da Venezia fu inserita nel sistema di governo della Repubblica, che penalizzava
le autonomie e le classi dirigenti locali e al tempo stesso piegava alle proprie
esigenze economiche le vocazioni produttive delle diverse aree.
Un
radicale sovvertimento avvenne nel 1797 a opera di
Napoleone che, con il trattato di Campoformio, assegnò tutta la regione all'
Austria, salvo poi
aggregarla di lì a poco al
Regno d'Italia (1805). Passata all'Austria nel 1815,
venne divisa in due zone, parzialmente autonome pur in un quadro di dipendenza
da Vienna: l'una, chiamata il Litorale e comprendente i territori di Gorizia,
Trieste e Fiume, fu annessa al regno illirico; l'altra entrò a fare parte del
Regno Lombardo-Veneto e vi rimase fino a che, a seguito della terza guerra
d'indipendenza (1866), non venne unita al
Regno d'Italia, appena nato. Fu allora
che il territorio del Litorale, sotto dominio austriaco, venne ribattezzato
Venezia Giulia secondo quanto suggerito da un'ideologia nazionale che ne
rivendicava il diritto di appartenenza all'Italia. In nome di questo diritto
l'Italia combatté nella prima guerra mondiale contro l'Austria, ma dopo la
vittoria vide solo in parte soddisfatte le attese di annessione dell'intera
Venezia Giulia.
Si
inasprì allora un contenzioso di confine italo-iugoslavo, risolto da
Giolitti col trattato di Rapallo (1920), che riconosceva all'Italia l'Istria e la città
di Zara, al regno iugoslavo tutta la Dalmazia, mentre Fiume diveniva stato
libero indipendente: tale sarebbe rimasta fino al 1924, anno in cui passò
all'Italia a seguito di un nuovo accordo internazionale. Tensioni in parte
analoghe, ma accentuate dal clima della Guerra Fredda, che per il Friuli si
materializzava nella questione dei profughi istriani (migliaia di italiani
residenti in Istria abbandonarono i loro paesi, passati sotto la Repubblica
iugoslava), si ripresentarono nel secondo dopoguerra soprattutto per il problema
di Trieste, definitivamente risolto col trattato di Osimo del 1975.
N.d.A.:
[1] Patriarca (dal greco antico, primo fra i padri) è un titolo o una carica gerarchica, il cui più frequente riferimento è in ambiti ecclesiastici (soprattutto della religione ortodossa). Per i cattolici la dignità patriarcale è la massima dignità dopo quella papale. Le chiese ortodosse e orientali hanno un patriarca a capo di una chiesa autocefala. Fra i Patriarchi ortodossi il primus inter pares è il Patriarca ecumenico di Costantinopoli.