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Panorama turistico regionale italiano |
Lazio
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| Regione | prov. Frosinone | prov. Latina | prov. Rieti | prov. Roma | prov. Viterbo |
egione
amministrativa dell'Italia centrale. Si affaccia sul mar Tirreno a ovest e
confina con l'Umbria, la
Toscana
e (per breve tratto) le
Marche
a nord, l'Abruzzo
e il
Molise
a est, la
Campania
a sud. È ripartita nelle province di
Frosinone,
Latina,
Rieti,
Roma e
Viterbo;
il capoluogo regionale è Roma. L'arcipelago delle
Isole Ponziane o Pontine è amministrativamente compreso nel Lazio (in provincia di Latina).
| Roma: veduta da Villa Medici |
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La
regione deriva il suo nome dall'antico popolo dei
latini, di cui si hanno precise testimonianze storiche sin dal IX secolo a.C. Tuttavia il nome Lazio,
andato in disuso e poi scomparso con la caduta dell'impero romano, fu ufficialmente introdotto solo nel 1870.
Il
Lazio ha confini fisici ben delineati a est, dove corrono sul versante
occidentale dell'Appennino centrale; con la Campania il limite è segnato dal
tratto finale del fiume Garigliano, mentre con la Toscana e l'Umbria il confine
non poggia su elementi fisici.
Notevole
è il turismo, dove però è sempre Roma ad
avere un ruolo determinante, non solo per il suo straordinario patrimonio
storico e artistico, ma anche per il suo ruolo di centro religioso e di capitale
della cristianità, con la
Città del vaticano; tra i visitatori, molto elevata è la percentuale di stranieri.
Per contro in numerosi centri il turismo d'arte non è adeguatamente valorizzato
(ad
Anagni, ad esempio, in provincia di Frosinone,
oppure a Viterbo); sul litorale si è sviluppato un
turismo balneare, ma fondamentalmente locale; quello montano ha la sua stazione
più attrezzata nel
Terminillo. La regione può tuttavia contare
su una famosa località di cure termali, quella di
Fiuggi,
in provincia di Frosinone.
Molte
piccole città laziali sono celebri per le loro caratteristiche monumentali,
come Anagni,
Alatri,
Cassino
e, verso nord,
Tuscania,
Bolsena,
Montefiascone.
Tarquinia,
presso la costa, è uno dei maggiori centri archeologici legati alla civiltà
etrusca d'Italia.
Cucina regionale (vedi)

l
territorio regionale ha lineamenti complessi. Prevalgono le montagne e ancor più
le colline; solo un quinto della superficie è pianeggiante. La sezione
propriamente appenninica, costituita in massima parte da rocce calcaree, è
formata da una serie di massicci e brevi dorsali, tra cui si interpongono
profondi solchi scavati dall'erosione dei corsi d'acqua; si tratta perlopiù di
rilievi aspri, dall'aspetto brullo, con frequenti affioramenti rocciosi,
interessati da vistosi fenomeni carsici (grotte, inghiottitoi, doline). Numerose
sono le vette che superano i 2000 m.
All'estremo
nord-est spiccano i monti Reatini, sovrastati dal massiccio del Terminillo, e
l'adiacente gruppo dei monti della Laga; lungo il confine con l'Abruzzo si
sviluppano i monti Simbruini e, al
di là dell'alta valle dell'Aniene, la catena degli Ernici. Sempre al confine
con l'Abruzzo s'innalzano i monti della Meta
ai quali si raccorda, ormai al limite con il Molise, il massiccio delle
Mainarde.
| Fiume Tevere |
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Nella
sezione occidentale il Lazio presenta un'altra serie di rilievi, pressoché
paralleli all'Appennino e della medesima, aspra natura calcarea, ma che in
genere vengono classificati come Antiappennino, sia per la minore altezza sia
soprattutto per essere separati dalla catena appenninica dall'ampio solco
depressionario percorso dal fiume Liri e dall'affluente Sacco: i monti Lepini,
Ausoni e Aurunci.
L'aspetto
più interessante della morfologia laziale è costituito dalla presenza di una
vasta regione collinare di origine vulcanica. In netto contrasto con la rude
morfologia appenninica, è un'area fertile e ridente, rappresentata da quattro
distretti vulcanici; le sommità maggiori sono formate dalle orlature di vulcani
ormai spenti, i cui crateri sono spesso occupati da laghi. Dal confine con la
Toscana si susseguono i monti Vulsini o Volsini, attorno al
Lago di Bolsena, i monti Cimini con il
Lago di Vico, i monti Sabatini intorno al
Lago di Bracciano. A sud della valle del Tevere sono invece i
Colli Albani (o
colli Laziali), un sistema molto complesso, chiamato anche Vulcano laziale, in
gran parte ormai demolito, che racchiude il
Lago di Albano e il
Lago di Nemi.
Le pianure del Lazio sono essenzialmente costiere; l'unica pianura interna è la depressione percorsa dal Sacco-Liri. Il litorale è quasi ovunque basso, orlato da cordoni di dune; ne interrompono la generale uniformità alcune sporgenze, tra cui il capo Linaro, presso Civitavecchia, il dirupato monte Circeo e il promontorio di Gaeta, estrema propaggine dei monti Aurunci, che delimita il golfo di Gaeta, diviso tra Lazio e Campania.
| Lago di Turano |
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Per
secoli paludose e malariche, solcate da fiumi il cui corso mutava facilmente, le
pianure costiere sono state oggetto, nei secoli passati, di alcuni interventi di
bonifica, ma solo in epoca recente (nei primi decenni di questo secolo) sono
state definitivamente sottoposte a un piano di sviluppo agricolo e di
popolamento. A nord è situata la
Maremma laziale
(proseguimento di quella toscana); seguono l'Agro Romano, o Campagna Romana,
incentrato sul basso corso e sul delta del Tevere, e quindi l'Agro Pontino, un
antico golfo marino in seguito colmato.
Anche
dal punto di vista idrografico il Lazio non ha caratteri di unitarietà. La
regione ha il suo principale asse fluviale nel Tevere, il fiume che bagna Roma,
ma tutta la sezione meridionale della regione tributa le sue acque al fiume
Sacco. Nel Lazio il Tevere svolge solo metà del suo corso; entra nella regione
a
Orte, dopo aver attraversato interamente l'Umbria. Ma è solo in territorio
laziale che la aumenta sua portata sensibilmente, grazie al tributo del Nera e
dell'Aniene; sfocia quindi con un piccolo delta nel mar Tirreno, dopo aver
attraversato l'Agro Romano. Il Sacco è invece il principale affluente del Liri,
il cui corso si svolge tra i monti Ernici e i rilievi dell'Antiappennino;
unitosi al Gari, il Liri assume poi il nome di Garigliano.
L'originalità
dell'idrografia laziale è data tuttavia dai suoi laghi vulcanici, un complesso
unico per vastità e articolazione in Italia; il lago
di Bolsena in particolare, il maggiore bacino lacustre del Lazio, è anche
il più esteso lago craterico italiano. Vi sono poi alcuni laghi costieri
nell'Agro Pontino, antichi tratti di mare chiusi da cordoni sabbiosi, tra cui
quelli di Fogliano e di Sabaudia.
Clima
e ambiente
ulle
condizioni climatiche della regione, molto più varie da zona a zona di quanto
comunemente si pensi, influisce, oltre naturalmente alla posizione geografica
(il Lazio è al centro della penisola), l'altitudine e l'esposizione al mare. Ma
l'influsso mitigatore del Tirreno si riduce rapidamente per l'innalzarsi, in
prossimità della costa, delle catene montuose disposte parallelamente al
litorale, fatto di cui risentono in particolar modo le depressioni e i fondivalle.
Nella fascia costiera il clima è tipicamente marittimo, perlopiù senza eccessi né estivi né invernali. Le colline e le conche intermontane presentano soprattutto inverni più rigidi, sino a passare al clima decisamente montano delle località dell'Appennino.
Un
fattore determinante per la piovosità è, allo stesso modo, l'esposizione al
mare dei rilievi, che catturano i venti umidi di provenienza tirrenica. Le
piogge sono meno abbondanti sulla pianura costiera e nelle conche intermontane,
e sono massime sui versanti elevati direttamente esposti al mare. I periodi più
piovosi sono l'autunno e la primavera, con un marcato minimo estivo.
Ben poco rimane dell'ambiente naturale originario, in questa regione di antichissimo e denso popolamento. Le aree protette riguardano circa il 6% della superficie territoriale. La più nota è il Parco Nazionale del Circeo, istituito nel 1934 per salvaguardare un paesaggio di dune e paludi raro in Italia, ma in effetti poco protetto, soprattutto nel più recente passato. Si segnalano inoltre, tra le più note aree tutelate, le oasi naturali del Bosco di Palo, sulla costa, e di Ninfa, sui monti Lepini, entrambe caratterizzate da una rigogliosa macchia mediterranea (tra le specie incluse figura ad esempio la palma nana), e, di più recente istituzione, il Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga (diviso con l'Abruzzo e le Marche), con lembi di bella foresta appenninica.
Flora
e fauna| Cinghiale comune |
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e
formazioni vegetali tipiche del Lazio sono rappresentate soprattutto dalla
macchia mediterranea (lentisco, mirto, oleastro, erica ecc.), mista a lecci
e querce nelle aree di collina, da boschi di castagni nell'alta collina e da
faggete alle quote di media montagna. I monti laziali sono estesamente occupati
dal nudo pascolo. I boschi occupano appena un quinto della superficie
territoriale.
Pini
marittimi sono stati introdotti in alcune zone della fascia litoranea; qui si
trova l'area più interessante dal punto di vista naturalistico, soprattutto per
quanto riguarda la vegetazione di acquitrini e paludi (giunchi, canneti), in
parte salvaguardata nel parco del
Circeo.
Della fauna originaria, ormai molto ridotta anche per la diffusa pratica della caccia, si segnalano cinghiali (il cinghiale è proprio l'emblema del parco del Circeo), lupi, gatti selvatici, volpi, faine e martore; relativamente numerose sono le specie di uccelli, in particolare nelle residue zone umide della costa (cormorani, fenicotteri, folaghe ecc.).
Storia
romani definirono con il termine Latium il territorio abitato dai latini,
compreso tra il Tevere, il Circeo e i monti Prenestini, ma, con l'avanzare delle
loro conquiste, estesero il toponimo ad altre aree a est e a sud di quel nucleo
originario, includendovi altri popoli italici, quali gli
ernici, gli
equi, gli
aurunci, i
volsci. Questa originaria identità geografica ha un valore storico
in quanto documenta il fiorire di civiltà preromane, attestate dagli archeologi
soprattutto dopo il I millennio a.C., tra la fine della preistoria e la
protostoria.
Nei
primi secoli dell'età storica la cultura preminente è stata quella delle genti
etrusche, le quali hanno fissato duraturi elementi di civiltà materiale (l'uso
dell'arco nell'edilizia, la tipologia delle case, i sistemi difensivi). Le
testimonianze etrusche sono più fitte nel Lazio settentrionale, mentre nel
Lazio meridionale le prime strutture di città murate risalgono ai volsci e agli
ernici: questi e altri
popoli italici dell'epoca preromana costituirono rapporti
commerciali a lungo raggio, in particolare con i centri della cultura micenea.
L'espansionismo etrusco inglobò anche l'intera zona laziale e dette così
l'impronta unificante all'odierna regione, fatta eccezione per l'esistenza di
colonie greche sulla costa.
L'ascesa
di
Roma, che data dal V secolo a.C., fece tutt'uno con l'estendersi
del suo dominio nel territorio circonvicino, conosciuto come Latium vetus,
assoggettato in forme differenti, ciascuna delle quali indicava una maggiore o
minore capacità di resistenza dei popoli latini al dominio dell'Urbe. Comunque
si trascinò a lungo nel tempo l'espansione romana nel territorio laziale, se si
tiene a mente che
Veio, la città-stato più prossima a
Roma, fu presa agli albori del IV secolo a.C., mentre la caduta di
Vulci,
una delle ultime roccheforti etrusche, avvenne nel 265 a.C. Con la riforma
amministrativa di
Augusto, il Lazio fu aggregato alla Campania, nella Regio I,
nucleo centrale dell'impero romano, di cui condivise più di altre regioni tutte
le vicende e da cui trassero vantaggio sia il sistema economico, favorito dagli
insediamenti agricoli e dai lavori di riqualificazione delle zone paludose, sia
la rete delle comunicazioni, imperniata sulle tante e grandiose opere pubbliche
costruite dai
romani.
La
crisi di quelle strutture non si ebbe immediatamente dopo la caduta dell'
impero romano d'Occidente, ma piuttosto nel VI secolo, con le invasioni dei
goti, che distrussero le attrezzature dell'irrigazione, cancellarono la rete viaria,
decimarono la popolazione, costringendo quella rimasta ad abbandonare la
campagna per trovare rifugio nelle vecchie acropoli murate. Le successive
dominazioni
longobarda e
bizantina dovettero misurarsi con il potere del
vescovo di Roma, da cui promanava tanto un'autorità morale sulle popolazioni quanto una
reale sovranità sul territorio, che si materializzava in un vasto patrimonio di
terre e città. Fu questo il nucleo originario dello
Stato Pontificio, la cui fisionomia giuridica prese evidenza alla fine del regno
longobardo (donazione di Sutri del 728) e ancora di più sotto il regno dei
franchi. A questi ultimi si fa risalire l'origine di quella galassia di famiglie
aristocratiche (
Colonna, Annibaldi,
Orsini,
Caetani, Savelli ecc.) che
divennero detentrici di grandi proprietà terriere e che vennero coinvolte nel
Basso
Medioevo in lunghi conflitti con il vescovo di Roma e con i liberi comuni
(Viterbo, Rieti,
Tivoli,
Terracina ecc.), che si conclusero alla fine
del XV secolo.
Anche
Roma, con l'avventura di Cola di Rienzo, tese a presentarsi come antagonista del
potere pontificio, indebolito peraltro dall'esilio avignonese. Il Lazio risentì
della diversa collocazione dell'autorità papale nel quadro dei mutati equilibri
europei, sempre più condizionati dalle grandi potenze, e visse gli echi della
crisi religiosa del primo Cinquecento, sfociata nella
Riforma protestante.
Quanto si fosse appannata l'immagine dell'inviolabilità sacra della sua
capitale, lo si vide nel 1527, allorché Roma fu oltraggiata da un lungo
saccheggio perpetrato dai
lanzichenecchi, truppe tedesche luterane al servizio
dell'imperatore cattolico
Carlo V. Mai come in quell'anno il potere politico del
pontefice e il suo carisma subirono un tracollo, dal quale poterono riprendersi
attraverso il sostegno delle potenze cattoliche, Spagna e Francia, e l'opera di
ristabilimento del
cattolicesimo sancita dalla Controriforma. A quel punto la
storia del Lazio si integrò stabilmente con quella dello Stato della Chiesa,
nel quale formava le due province del Patrimonio di San Pietro (con un
governatore residente a Viterbo), e di Marittima e Campagna (con governatore a
Frosinone). Ciò che non si ristabilì pienamente fu l'economia del contado, che
mantenne quell'aspetto di desolante abbandono, tipico di una plaga malarica e
paludosa, terra di briganti e di povertà, che avrebbe conservato fino al nostro
secolo, seppure qualche cenno di rinascita produttiva si potesse cogliere
nell'opera di riforma tentata alla fine del Settecento da
papa Pio VI e poi proseguita durante la dominazione napoleonica.
Solo
dopo l'unità d'Italia (tutto il Lazio insieme con Roma entrarono a fare parte
del
regno nel 1870) la regione fu interessata da un'efficace opera di bonifica
delle paludi che, rilanciata durante il
fascismo, portò alla piena valorizzazione del territorio agricolo e a diffusi insediamenti colonici, alcuni
dei quali, come Latina, di nuova fondazione. Intanto, la regione era già meta
di turismo culturale sin dalla fine del Settecento, quando, venute di moda le
passeggiate archeologiche, le tappe del tour dell'aristocrazia europea
suggerivano frequenti soste nel territorio laziale. Il rilievo mondiale di Roma,
che dopo l'unità esercitò il duplice richiamo di capitale sia di uno stato
nazionale sia di una religione internazionale, fece assumere una fisionomia
particolare alla regione, il cui capoluogo assunse un peso economico e
demografico (oltre il 50% della popolazione risiede a Roma) decisamente
preponderante.