Panorama turistico regionale italiano

 Lazio

Promontorio visto da Terracina

Tarquinia

Panorama

ittadina del Lazio, situata in provincia di Viterbo, su un colle che domina la valle del fiume Marta e la pianura costiera.

La città di Tarquinia (Tarquinii in latino e Tarch(u)na in etrusco, derivante da quello del mitico Tarconte) fu uno dei più antichi insediamenti e tra i più importanti della dodecapoli etrusca. In rapporto con Roma fin da epoca molto antica, diede a questa città la dinastia dei re Tarquini ( Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo che svolse un ruolo di primo piano nelle più antiche vicende della città latina.

Tarquinia entrò più volte in guerra con Roma e da questa fu infine sottomessa all'inizio del III secolo a.C. (forse nel 281). Da quel momento "Tarquinii" fece parte dei territori romani nella regio VII Etruria[1]. Nel V secolo passò sotto il regno romano-gotico di Teodorico. Nella prima metà del VI secolo subì le durezze della guerra greco-gotica e nella seconda metà del secolo entrò a far parte del longobardo ducato di Tuscia. Nella seconda metà dell'VIII secolo la Tuscia fu prima acquisita ai domini carolingi e poi donata al pontefice come parte del neo-costituito Stato della Chiesa.

Probabilmente già a partire dal VI secolo si ebbe l'iniziale graduale spopolamento dell'abitato etrusco-romano, che andò accentuandosi in età medievale, per poi completarsi nel tardo medioevo, quando la città antica si era ridotta a poco più di un castello fortificato.

Tra la fine del X e gli inizi dell'XI secolo su un colle contiguo alla città antica si sviluppò il centro medioevale di Corneto, su un sito con tracce archeologiche di un insediamento villanoviano, di una necropoli proseguita anche in epoca etrusca, e di fortificazioni etrusco-romane.

Corneto nel 1144 divenne libero comune italiano stipulando patti commerciali con Genova (nel 1165) e con Pisa (nel 1177). Nel XIII secolo resistette validamente all'assedio dell'imperatore Federico II. Si oppose anche alle mire della Chiesa, la città fu infine ridotta all'obbedienza dal cardinale Egidio Albornoz (1355) e da quel momento, anche se con brevi interruzioni, rimase stabilmente allo Stato Pontificio condividendone le vicende.

La sua diocesi risale al V secolo e nel 1854 fu unita a quella di Civitavecchia. Nel periodo precedente la seconda guerra mondiale divenne sede della scuola di paracadutismo.

Le testimonianze più antiche di abitato sul colle de "La Civita" risalgono a un grande centro proto-urbano del periodo villanoviano (IX-VIII secolo a.C.) che grazie alle ricerche topografiche si è potuto calcolare attorno ai 150 ettari di estensione; non sono numerosi i resti dell'abitato, di cui sono visibili in particolare gli imponenti avanzi di un tempio, oggi detto Ara della Regina (44 × 25 m), datato intorno al IV - III secolo a.C.; l'edificio, con unica cella e colonnato, era costruito in tufo con sovrastrutture in legno e decorazioni fittili. È identificabile il tracciato della cinta urbana, adattato all'altura per un percorso di 8 km circa (IV - IV secolo a.C.).

Tomba dei leopardi

Tomba dei giocolieri

Un elemento di eccezionale interesse archeologico è costituito dalle vaste necropoli che racchiudono un gran numero di tombe a tumulo e scavate nella roccia, nelle quali appare conservata una straordinaria serie di dipinti, che rappresentano il più cospicuo nucleo pittorico a noi giunto di arte etrusca e al tempo stesso il più ampio documento di tutta la pittura antica prima dell'età imperiale romana. Le camere funerarie, modellate sugli interni delle abitazioni, presentano le pareti decorate a fresco su un leggero strato di intonaco, con scene di carattere magico-religioso raffiguranti banchetti funebri, danzatori, suonatori di aulós[2], Giocoleria, paesaggi, in cui è impresso un movimento animato e armonioso, ritratto con colori intensi e vivaci. Dopo il V secolo a.C. figure di demoni e divinità si affiancano agli episodi di commiato, nell'accentuarsi del mostruoso e del patetico.

Tra i sepolcri più interessanti si annoverano le tombe che vengono denominate del Guerriero, della Caccia e della Pesca, delle Leonesse, degli Auguri, dei Giocolieri, dei Leopardi, dei Festoni, del Barone, dell'Orco e degli Scudi. Parte dei dipinti, staccati da alcune tombe allo scopo di preservarli (tomba delle Bighe, del Triclinio, del Letto Funebre e della Nave), sono custoditi nel Museo nazionale Tarquiniese; altri sono visibili direttamente sulla parete su cui furono realizzati, restituendoci la conoscenza della scomparsa pittura greca, cui sono legati da vincoli di affinità e dipendenza.

Piatto in bronzo

Suonatore di flauto doppio

Di minor livello artistico appare la scultura in pietra, presente in rilievi su lastre o nella figura del defunto giacente sul sarcofago; notevole tra gli altri il sarcofago calcareo della tomba dei Partunu, opera di pregevole fattura, databile a età ellenistica; tra le decorazioni fittili, un frammento ad alto rilievo, proveniente dal frontone dell'Ara della Regina, è conservato nel Museo nazionale tarquiniese, ove è raccolta tra l'altro un'importante serie di reperti ceramici, bronzi laminati, rilievi e terrecotte provenienti dalla zona, databili dal periodo geometrico al tardo-etrusco.

Santa Maria di Castello

Palazzo Vitelleschi

La città attuale conserva, soprattutto nei quartieri settentrionali, uno spiccato carattere medievale, accentuato dalle numerose torri dalle mura e da parecchie chiese. Fra queste la più grandiosa e importante è Santa Maria di Castello (1121-1208) in cui si notano influssi lombardi e cosmateschi. In altre chiese, come quella di San Giacomo, o quella della Santissima Annunziata, si notano influssi arabi e bizantini.

Compongono il più caratteristico scenario medievale della città i resti del palazzo dei Priori, alcune torri e la chiesa di San Pancrazio: qui, come nelle chiese dedicate a San Francesco e a San Giovanni, le forme gotiche si innestano su quelle romaniche.

Il grandioso palazzo Vitelleschi, iniziato nel 1436 e completato in eleganti forme rinascimentali verso il 1480-1490, è sede del Museo nazionale tarquiniese. Al Rinascimento appartengono anche gli affreschi di Antonio del Massaro da Viterbo (detto "il Pastura") nel coro del duomo e quelli di autore ignoto nel palazzo Vitelleschi. Tra i vari edifici barocchi è notevole la chiesa del Suffragio.

Nel territorio sono presenti le antiche "Saline", oggi riserva naturale di popolamento animale delle Saline di Tarquinia.

Per il settore agricolo si producono nel territorio cereali e ortaggi e viene praticato l'allevamento. Sviluppato è anche il settore turistico, grazie i cospicui resti della città etrusca. Sulla costa si trova inoltre la stazione balneare del Lido di Tarquinia.

La Necropoli etrusca di Tarquinia è stata dichiarata nel 2004 dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.

Tarquinia à gemellata con:

Jaruco, Cuba

Rabat, Malta

 

Abitanti (tarquiniesi): 16.000

Da

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N.d.A.:

[1] La Regio era uno degli 11 territori in cui fu divisa la penisola italiana da Augusto all'incirca nel 7 d.C.

[2] L'aulos era uno strumento musicale aerofono usato nell' Antica Grecia. Lo strumento era formato da uno o due tubi divergenti (Diaulos), di canna, di legno, oppure d'osso o avorio, con imboccatura a bulbo e relativa ancia.

 

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