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                           Panorama turistico regionale italiano

Marche

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Regione prov. Ancona prov. Ascoli Piceno prov. Fermo prov. Macerata prov. Pesaro e Urbino

Generalità

Palazzo ducale, Urbino

Regione amministrativa dell'Italia centrale. Affacciata a est sul mare Adriatico, confina con l'Emilia-Romagna e con la Repubblica di San Marino a nord, con la Toscana e con l'Umbria a ovest, con l'Abruzzo e per un breve tratto con il Lazio a sud. È ripartita nelle province di Ancona, Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Pesaro e Urbino; il capoluogo regionale è Ancona.

Il nome della regione (usato ufficialmente nelle forma plurale di "Marche" solo a partire dal 1815), di origine storica, deriva dal tedesco Mark e indica un insieme di territori di frontiera, "di marca" appunto, istituiti nel Medioevo, rimasti a lungo divisi e col tempo aggregati in una sola unità amministrativa. Il mare a est e l'Appennino a ovest delimitano nettamente su due lati il territorio marchigiano; il confine settentrionale non poggia su elementi fisici, quello meridionale è segnato in parte dal tratto finale del fiume Tronto.

Da ricordare Pesaro per i mobili, Macerata per le calzature, Castelfidardo per gli strumenti musicali e in particolare, oggi, per le tastiere elettroniche. Hanno anche antica e gloriosa tradizione sia le cartiere di Fabriano (risalgono al XII secolo), sia le manifatture di ceramiche artistiche di Pesaro.

Molto sviluppato il turismo balneare; a nord la Riviera delle Marche si salda ormai pressoché con quella romagnola. Località come Gabicce Mare e Fano o Senigallia sono oggi tra le più frequentate dell'Adriatico. Resta invece largamente da incentivare il turismo culturale; da questo punto di vista la regione è poco visitata se si esclude Urbino. Tuttavia si avvantaggia della presenza delle università di Ancona, Macerata, Camerino e Urbino.

Cucina regionale (vedi)

Territorio

Le Marche, la cui forma ricorda un rettangolo, comprendono l'intero versante adriatico dell'Appennino umbro - marchigiano; il territorio è costituito per due terzi da colline e per un terzo da montagne, mentre mancano delle vere e proprie pianure. Al pari dell'Umbria e della Toscana, le Marche sono dunque una tipica regione collinare: l'altitudine media è di 500 m di quota. La forma del territorio nelle sue linee generali è semplice: nella parte più interna si sviluppa, in direzione meridiana, l'Appennino umbro-marchigiano, formato da una serie di "quinte", in linea di massima sempre più elevate e compatte col procedere da verso il centro, dove si innalza l'aspro massiccio calcareo del Catria e ancor più verso sud, dove il sistema culmina, al confine con l'Abruzzo, nei monti Sibillini, dai caratteri nettamente alpestri.

Quasi tutti i più agevoli valichi appenninici tra le Marche e l'Umbria si concentrano perciò nella sezione settentrionale. Dall'Appennino poi si dipartono le dorsali secondarie, definite anche come Subappennino, tra loro parallele, intercalate dalle valli in cui scorrono i fiumi diretti al mare. È questa la vasta fascia collinare, che giunge sino all'Adriatico con dossi tondeggianti, in genere via via meno elevati; ma proprio sulla costa si erge un promontorio dirupato, quello del Conero, che in effetti, anche per la sua natura rocciosa, viene ritenuto un'estrema propaggine dell'Appennino vero e proprio.

Il litorale, quasi ovunque diritto e non adatto ai porti, si sviluppa per 175 km, immediatamente ai piedi delle colline; in alcuni tratti la larghezza della fascia costiera si restringe addirittura a poche decine di metri. I fiumi sono numerosi; scendono ripidi all'Adriatico, pressoché paralleli l'uno all'altro, con andamento cioè a pettine, e a volte con gole incassate. Hanno tutti un bacino idrografico esiguo, così come modesta è la lunghezza del loro corso. Si ricordano il Foglia, che sfocia presso la città di Pesaro, il Metauro, che raggiunge il mare all'altezza della cittadina di Fano, e il già ricordato Tronto, che segna per un certo tratto il confine con l'Abruzzo.

Clima e ambiente

 Le condizioni climatiche sono influenzate da un lato soprattutto dal mare Adriatico, considerata la lunghezza della costa marchigiana in rapporto alla complessiva superficie della regione, dall'altro dal rilievo appenninico e subappenninico. Così gli inverni, relativamente freddi nelle località costiere, si fanno rigidi sulle alture più interne; sui monti Sibillini la copertura di neve dura a lungo. Le estati, non eccessivamente calde sulla costa, lo sono di più nelle conche vallive interne, mentre sono naturalmente temperate sui rilievi. Le precipitazioni, ovunque non abbondanti, si accrescono con regolarità con l'aumentare dell'altitudine; sono perciò minime sulla costa, massime sulle cime più elevate dell'Appennino.

L'ambiente naturale, che un tempo poteva vantare belle distese forestali, è stato quasi ovunque trasformato dalle coltivazioni e dai pascoli; di recente, sulla costa, il turismo balneare di massa ha contornato il litorale di un unico cordone edilizio, lasciando solo poche tracce del paesaggio originario. Tra le aree protette, si ricordano il parco naturale del monte Conero, il Parco nazionale dei Monti Sibillini, istituito nel 1994 (70.000 ettari, condiviso con l'Umbria), il parco nazionale dei monti della Laga (condiviso con l'Abruzzo) e la Riserva delle grotte di Frasassi, un complesso carsico dell'Appennino, situato poco a nord di Fabriano, con inghiottitoi, grandiose cavità a volta e laghi sotterranei.

Flora e fauna

Due sono le associazioni vegetali prevalenti: la macchia mediterranea sempreverde (con lecci, corbezzoli, lentischi, allori ecc.), che si estende dal litorale sino alle colline più basse dell'entrotrerra. A essa segue, nelle aree submontane, il bosco rado di querce. Il faggio è invece l'albero tipico della fascia di montagna. Complessivamente la superficie coperta da bosco, tra le più basse d'Italia, è pari appena al 15% del territorio.

Infine, nelle poche zone che si trovano al di sopra dei 1900 m, crescono alcune specie simili a quelle alpine: ad esempio la genziana e la cosiddetta "stella alpina" degli Appennini, più piccola di quella delle Alpi.

Modesta presenza ha ormai anche la fauna naturale (volpi, lupi, gatti selvatici in numero molto ridotto). Relativamente numerosi sono invece gli uccelli, soprattutto quelli di passo: in particolare la macchia mediterranea, che ricopre il promontorio del Conero, è un'accogliente oasi e un'importante stazione di sosta per gli uccelli migratori, mentre il Parco dei Sibillini ospita l'aquila reale e altri rapaci.

Storia

Nel territorio marchigiano è stata reperita una ricca documentazione preistorica e protostorica, che ha contribuito in gran misura a renderci note le linee fondamentali delle più antiche vicende umane di questa regione: si evidenziano la presenza di alcune necropoli dell'età del Ferro, gli influssi celtici e le ragguardevoli tracce lasciate dagli etruschi e dai greci (la fondazione di Ancona, per opera dei siracusani, risale al 390 a.C.).

In età preromana l'area corrispondente all'odierna regione delle Marche era abitata nella fascia costiera dai galli senoni e a sud dell'Esino dai piceni, un importante nucleo di civiltà che mantenne una propria autonomia almeno fino al I secolo a.C., quando vennero anch'essi completamente romanizzati.

Divisa al tempo del riordinamento di Augusto tra l'Ager gallicus (Umbria) e l'Ager picenus (Piceno), l'area marchigiana acquisì una durevole organizzazione politica nel III secolo d.C., allorché vennero fissate due distinte province, la Flaminia et Picenum annonarium, con capoluogo Ravenna, a nord dell'Esino, e il Picenum suburbicarium, con epicentro a Spoleto. Le invasioni barbariche accentuarono il frazionamento della regione, la quale fu sottomessa al regno longobardo nell'area meridionale, mentre gli spazi settentrionali vennero integrati nelle pentapoli dipendenti dall' impero bizantino (esarcato di Ravenna).

Intanto si rafforzava la giurisdizione ecclesiastica, così che sotto il regno dei franchi si costituirono i primi nuclei del futuro Stato della Chiesa, definitivamente affermatosi con Innocenzo III. Fu allora che la regione acquisì una fisionomia simile a quella della regione attuale, se si esclude la presenza di forti signorie feudali, come i Malatesta a Rimini, Fano e Pesaro, e i Montefeltro a Urbino. Si instaurò allora un rapporto conflittuale tra papato e signorie locali, nel quale si inserì il movimento comunale, che accentuò ulteriormente il frazionamento politico. L'azione unificatrice della Chiesa poté dirsi completata all'inizio del XVI secolo, periodo in cui solo il ducato di Urbino rimaneva indipendente dallo Stato pontificio.

Le Marche pontificie non conobbero né contrasti né trasformazioni di rilievo durante i secoli XVII e XVIII, fino all'occupazione di Ancona (1796) da parte dei francesi e alla proclamazione, per iniziativa dei giacobini, della repubblica anconetana, che nel 1798 venne incorporata alla Repubblica Romana. Le Marche furono annesse nel 1808 al Regno d'Italia.

Con la Restaurazione venne ripristinato lo Stato della Chiesa, ma ciò non fu sufficiente a spegnere le aspirazioni di rinnovamento, fertile terreno per la diffusione delle società segrete e quindi delle organizzazioni democratiche promosse da Mazzini. Dopo l'occupazione militare austriaca (1849-1857), le Marche furono coinvolte nella seconda guerra d'indipendenza: la battaglia di Castelfidardo, combattuta tra l'esercito piemontese e le truppe pontificie, aprì la strada all'annessione al Regno d'Italia, ratificata da un plebiscito.

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