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Panorama turistico regionale italiano |
Toscana
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| Regione | prov. Arezzo | prov. Firenze | prov. Grosseto | prov. Livorno | prov. Lucca |
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| prov. Massa Carrara | prov. Pisa | prov. Pistoia | prov. Prato | Prov. Siena |
egione
amministrativa dell'Italia centrale; si affaccia a ovest sul mar Tirreno e
confina per breve tratto con la
Liguria a nord-ovest,
con l'Emilia-Romagna a nord, con le
Marche
e l'Umbria a est, con il
Lazio a sud. È ripartita nelle province di
Arezzo,
Firenze,
Grosseto,
Livorno,
Lucca,
Massa-Carrara,
Pisa,
Pistoia,
Prato,
Siena; capoluogo
regionale è Firenze. Dipende amministrativamente dalla Toscana un vasto gruppo
di isole, che costituiscono appunto l'arcipelago toscano, per la maggior parte incluse nella provincia di Livorno, e per il
rimanente in quella di Grosseto.
| Campanile di Giotto, Firenze |
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La
regione deriva il suo nome, nonché la sua più profonda impronta culturale, dai
primi abitatori in età storica, gli
etruschi, che i
romani chiamarono
inizialmente etrurii, poi tusci. Solo il confine con l'Emilia-Romagna
e le Marche poggia su precisi elementi morfologici, coincidendo quasi ovunque
con la linea di spartiacque dell'Appennino tosco-emiliano; gli altri limiti
amministrativi della regione hanno una delineazione politica e sono cambiati nel
corso dei secoli.
Tipici
della regione sono i vigneti (i vini rossi della zona del Chianti sono celebri
in tutto il mondo) e gli oliveti, che danno olio di alta qualità.
Hanno
grande rilievo i marmi delle Alpi Apuane, assai pregiati e ricercati, che devono
la loro fama alle sculture di
Michelangelo, in particolar modo il bianco di
Carrara e l'alabastro di
Volterra.
La
Toscana ha inoltre un'interessante fonte di energia geotermica: i soffioni
boraciferi di
Larderello (in provincia di Pisa), dai quali si estrae appunto il
borace, che emettono grandi quantità di vapore naturale, impiegato per
alimentare centrali elettriche.
Diffusione
piuttosto ampia ha il settore tessile: la città di Prato è uno dei massimi
centri italiani nella produzione di tessuti di lana. Molto importante è anche
la lavorazione delle pelli e del cuoio, con un'area particolarmente densa di
piccole aziende a Santa Croce sull'Arno (in provincia di Pisa); altri prodotti
sono il vetro, la ceramica e il mobile. Al servizio di un settore turistico
particolarmente affermato continuano ad avere grande sviluppo varie attività
artigianali, tra cui i cappelli e le borse di paglia di Firenze, gli oggetti in
alabastro di Volterra e i ferri battuti di Siena.
Il turismo è un'attività determinante nell'economia della Toscana; il reddito globale che produce pone la regione ai primi posti su scala nazionale. Ogni anno si registrano, negli alberghi, nei villaggi turistici, nei campeggi, sette milioni di presenze, per un terzo straniere. Due, e nettamente differenziati, sono i principali flussi turistici: quello rivolto all'arte, vivace sin dal secolo scorso, che si concentra intorno ai musei e ai monumenti di Firenze, Siena, Pisa e di tante altre città, grandi e piccole (come San Gimignano e Cortona); e quello rivolto alle località balneari, che riguarda particolarmente Viareggio e la Versilia, ma anche le isole dell'arcipelago toscano, come l'isola d'Elba, e il Grossetano, come Porto Santo Stefano, ai piedi del monte Argentario. Un relativo sviluppo ha oggi anche l'agriturismo. La regione dispone altresì di celebri stazioni termali, a cominciare da Montecatini Terme, in provincia di Pistoia; in espansione il turismo montano nelle zone più elevate dell'Appennino, specie nel centro sciistico dell'Abetone.
Cucina regionale (vedi)

a
Toscana ha la forma di un grande triangolo, che prospetta a ovest sul mar
Tirreno, è nettamente marcato a nord dall'Appennino tosco-emiliano, ma risulta
senza precisa demarcazione a est. Ben due terzi del territorio sono occupati da
colline, un quarto da montagne, il rimanente da pianure: la Toscana è dunque
una tipica regione collinare, come in genere le altre regioni dell'Italia
centrale. La sezione montana include tutto il versante tirrenico dell'Appennino
tosco-emiliano e gran parte del cosiddetto Antiappennino. L'Appennino
tosco-emiliano è un sistema montuoso piuttosto compatto, caratterizzato da una
serie di contrafforti che si dipartono a pettine dalla catena principale, con
direzione prevalente da nord-ovest a sud-est (Corno alle Scale, monte Falterona
da cui trae origine il maggior fiume regionale, l'Arno). A una di queste dorsali
si collega una delle più note catene montuose della Toscana, le cosiddette Alpi
Apuane.
I
pendii montani sono generalmente ricoperti di boschi e pascoli; tuttavia non
mancano, in corrispondenza dei suoli argillosi e, quindi, soggetti facilmente a
frane ed erosioni, versanti aridi e brulli, talora intagliati da profonde
incisioni (calanchi). Spettacolari sono le "balze", cioè ripidi
pendii modellati dall'erosione, che circondano la città di Volterra.
Nell'Appennino
si aprono numerosi valichi, taluni fondamentali per le comunicazioni tra
l'Italia settentrionale e quella centrale; tra i principali si ricordano i passi
della Cisa, dell'Abetone, della Porretta e
della Futa. Tra le dorsali montuose si aprono valli ampie dalle caratteristiche
inconfondibili. Solitamente hanno denominazioni che non derivano da quelle dei
fiumi che le attraversano e che hanno contribuito a formarle con i loro depositi
alluvionali: così la valle del fiume Magra si chiama Lunigiana, l'alta valle
del fiume Serchio ha nome
Garfagnana e l'alta valle dell'Arno è denominata
Casentino.
L'Antiappennino
toscano non costituisce un sistema montuoso unitario, e nemmeno omogeneo quanto
a natura e origine geologica; comprende invece massicci e brevi dorsali isolate,
che interessano il settore centrale e meridionale della regione. Tra i
principali rilievi vanno annoverate le Colline Metallifere i cui giacimenti
erano già sfruttati dagli etruschi, e il monte Amiata. Nel territorio
circostante queste elevazioni, cui si possono anche aggiungere i monti del
Chianti, si stendono i famosi colli toscani, che digradano con dolci
ondulazioni, intercalate dai caratteristici poggi, verso i corsi dei fiumi:
tipici i paesaggi del Senese, della zona a sud-ovest di Firenze.
Oltre
a essere molto limitate, le aree pianeggianti sono estremamente frammentate.
Lungo la costa i due unici tratti di pianura di una certa estensione sono la
Versilia, che si sviluppa per una cinquantina di chilometri, dalla foce del
Magra alla foce dell'Arno, ed è immediatamente chiusa alle spalle dalle Alpi
Apuane, e la
Maremma
o pianura dell'Ombrone Grossetano, estesa tra
Piombino
e il confine con il Lazio, dove in parte prosegue. Più vaste sono le pianure
interne, che corrispondono in effetti alle conche delle maggiori valli fluviali.
Le principali sono perciò quelle formate dall'Arno, in particolare il Valdarno
Inferiore, che si allunga da Firenze al mare; relativamente estesa è anche la
Valdichiana, o pianura di Arezzo, che occupa il fondo di un antichissimo lago,
prosciugata e bonificata mediante la costruzione del canale maestro della
Chiana. Tuttavia, pur nella loro ridotta superficie
le pianure toscane – tra cui la Maremma, oggi bonificata –
rappresentano un'area di forte attrazione e di grande sviluppo urbano.
La
costa, che si allunga per 330 km tra la foce del Magra e il promontorio
dell'Argentario, è in genere bassa, sabbiosa e poco accidentata; la sola
insenatura di rilievo è il golfo di Follonica, situato tra il promontorio di
Piombino (in provincia di Livorno) e Punta Ala (in provincia di Grosseto). Il
porto più attivo della regione, quello di Livorno, è artificiale.
La
Toscana ha una grande ricchezza di corsi d'acqua; peraltro la morfologia
frammentata del territorio fa sì che si tratti in genere di fiumi brevi e dal
bacino ridotto. L'Arno è il fiume toscano per eccellenza; non solo per la
lunghezza ma soprattutto perché la sua vallata costituisce l'area su cui,
storicamente ed economicamente, gravita da sempre la regione. Tuttavia anche
l'Arno non si differenzia molto dagli altri corsi d'acqua toscani, che hanno un
regime torrentizio, con una portata estiva scarsa e frequenti piene primaverili
e autunnali, non di rado con straripamenti e inondazioni anche disastrosi, come
l'alluvione di Firenze del novembre 1966. Il maggior fiume che sfocia a nord
dell'Arno è il Serchio che nasce
dall'Appennino tosco-emiliano, percorre la Garfagnana e bagna la piana di Lucca;
a sud è l'Ombrone, o più esattamente Ombrone Grossetano che nasce sui monti
del Chianti e sfocia nel Tirreno a sud-ovest di Grosseto.
Gli
unici laghi di un certo rilievo sono quello, assai pittoresco, di Massaciuccoli,
in provincia di Lucca, legato ai ricordi di
Giacomo Puccini (che visse qui per
lungo tempo ed è sepolto nella vicina località di Torre del Lago Puccini) e il
lago (o laguna) di
Orbetello, in provincia di Grosseto.
Clima
e ambiente
nche
nelle condizioni climatiche la Toscana mette in evidenza quella che è la sua più
tipica caratteristica geografica, cioè il fatto di rappresentare una regione
intermedia tra l'Italia padana e l'Italia mediterranea. Il clima è quindi in
linea di massima mite, ma non privo di connotazioni di continentalità; gli
influssi marittimi del Tirreno si affiancano a quelli montani legati alle
altitudini dell'Appennino. Così l'estate è fresca sui rilievi, ma molto calda
e afosa nelle conche vallive. L'inverno è mite nelle località situate lungo la
pianura costiera, ma rigido nelle valli interne.
Le
stagioni intermedie sono le più piovose; comunque la Toscana è, tra tutte le
regioni d'Italia affacciate sul mar Tirreno, quella con minori precipitazioni.
Coinvolta
in un forte sviluppo economico, che privilegia l'industria e il turismo balneare
di massa sulla costa, la Toscana ha problemi non indifferenti di inquinamento
delle acque e dell'aria, e soffre inoltre di un grave dissesto degli alvei
fluviali (a cominciare da quello dell'Arno) e dei versanti montani,
frequentemente soggetti a frane.
Tra
le aree protette (parchi regionali, riserve naturali, oasi ecc.), si ricordano
quelle della Maremma, dei monti dell'Uccellina, di
Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, dell'
arcipelago toscano, delle
foreste casentinesi,
delle Alpi Apuane, della foresta dell'Abetone, nonché il rifugio faunistico di
Orbetello.
Flora
e fauna
uanto
alla vegetazione, la Toscana assomma specie tipiche dell'area montana, persino
alpine, e specie spiccatamente mediterranee: ne deriva un panorama naturale
assai vario. Tutta la fascia immediatamente retrostante la costa, caratterizzata
da colline che raggiungono un'altitudine di 300-400 m, è occupata da specie
mediterranee: tipica formazione vegetale è la macchia sempreverde, sia con
arbusti (mirto, rosmarino, lavanda, erica, corbezzolo, lentisco ecc.) sia con
alberi (leccio, pino domestico e marittimo). È un'area che a più riprese, sin
da epoca remota, ma soprattutto a partire dal secolo scorso, è stata oggetto di
interventi di bonifica e di riforestazione.
L'area
detta submontana, sino a circa 1000 m di quota, ha invece la sua flora più
peculiare nei boschi di castagni e di querce, che rivestono i versanti dell'Antiappennino
e dell'Appennino; al di sopra, sino ai 1700 m (di conseguenza solo
sull'Appennino), si stendono le foreste di faggi e abeti. Complessivamente i
boschi occupano quasi 9000 km2
e stanno progressivamente aumentando in modo spontaneo a causa dell'abbandono,
da parte dei contadini, di vaste aree un tempo coltivate. La Toscana è la
regione d'Italia con la più estesa superficie di territorio tenuta a bosco,
pari a due quinti di quella regionale; tuttavia si tratta perlopiù di boschi
che non consentono un'abbondante produzione di legname. Scarse sono inoltre le
aree (tra cui la citata foresta dell'Abetone) coperte da foreste di conifere
alpine. Infine i tappeti erbosi dei pascoli montani ricoprono le poche zone
situate al di sopra dei 1700 m di quota; l'estremo nord dell'Appennino, grosso
modo tra il passo della Cisa e il monte Corno alle Scale, rappresenta il limite
meridionale sino a cui si spingono alcuni fiori alpini, come la genziana
purpurea.
La fauna, un tempo ricca e varia, è stata decimata da secoli e secoli di attività venatoria: la Toscana è infatti la regione con più alto numero di cacciatori (intendendo per tali quanti annualmente richiedono il relativo permesso). La Maremma ospita ancora il cinghiale e pochi esemplari di caprioli e cervi; più numerosi sono, soprattutto nelle aree montane, i tassi, le lepri e le volpi. Tra gli uccelli, di passo o stanziali, si annoverano abbastanza numerose le starne, le beccacce e le tortore; ma soprattutto interessante è la fauna della laguna di Orbetello, che comprende varie specie di trampolieri e altri uccelli acquatici (folaghe, germani ecc.).
Storia
a
prima identità territoriale della Toscana si fa risalire alla dominazione degli
etruschi, il più evoluto e potente
popolo italico del I millennio a.C. Dagli
etruschi prese il nome la regione: il termine Etruria e quello successivo di Tuscia si estendevano però anche ad alcune zone del Lazio. Il territorio
corrispondente all'odierna Toscana fu per gli etruschi l'ultima roccaforte entro
la quale si difesero, ritirandosi dall'Italia e dal Mediterraneo sotto la
pressione dei
greci e dei
cartaginesi, che provenivano dal mare, e dei
galli e
dei
romani, che provenivano da terra.
Con
la conquista romana, ultimata tra il IV e il III secolo a.C., la Toscana tornò
a inserirsi in un sistema di relazioni che trascendeva l'ambito regionale e al
quale i nuovi assi viari fornirono le nervature essenziali: riconfigurato dalle
grandi strade (l'Aurelia, la Cassia, la Clodia, la Flaminia), l'assetto
territoriale vide diversi centri etruschi perdere di prestigio e nel contempo
l'affermarsi di nuovi poli, come Pisa, Pistoia, Lucca. Alla fine dell'
età repubblicana la regione attraversò un periodo di crisi, che viene addebitata a
molteplici fattori, come l'imperversare delle guerre civili, il dilagare della
malaria, il diffondersi del latifondo e la contrazione del mercato del grano,
causata dalla concorrenza dei cereali provenienti dall'Oriente. Con il riordino
amministrativo operato da
Augusto, la Toscana rafforzò la sua identità
storico-geografica, divenendo la Regio VII[1] dell'impero: tale rimase fino
ai tempi di
Diocleziano, che la aggregò all'Umbria e stabilì nella città di Florentia
la sede del governo.
Durante
la dominazione dei
longobardi (568-774), che fecero della Toscana un ducato e la
considerarono un nodo strategico per il transito dal regno di Pavia ai ducati di
Spoleto e di Benevento, si sviluppò in particolar modo la zona attraversata
dalla strada interna che dall'Appennino emiliano scendeva verso Lucca per il
passo della Cisa (il monte Bardone, dall'evidente etimologia longobarda) e poi
seguiva il corso dell'Arno e dell'Elsa per dirigersi a Siena. Con la discesa in
Italia dei
franchi la strada sarebbe divenuta un tratto della
via Francigena, strumento essenziale per l'amministrazione dell'impero e asse di
scorrimento dei pellegrini diretti a Roma.
La
ripresa economica dopo l'anno Mille fu incentrata sull'eccezionale sviluppo
mercantile e manifatturiero, che ebbe i suoi centri propulsori in alcune città
come Firenze, Lucca, Siena, Pisa, Arezzo, Pistoia, che sarebbero divenute nel
Trecento le avanguardie del capitalismo mercantile e finanziario in Europa.
L'economia cittadina divenne rilevante anche a livello europeo, e a essa si
associò il successo dell'autonomia comunale, vissuta dalle élites urbane in
contrapposizione con il mondo rurale, ancora dominato dal feudalesimo e dalle
strutture politiche dell'impero.
L'espansione
fu bloccata dalla peste nera del 1348, i cui effetti devastanti non solo
modificarono gli equilibri demografici e produttivi, ma influenzarono anche gli
orientamenti politici. Iniziò allora un lungo ciclo di lotte tra piccoli
potentati, mossi dalle ambizioni egemoniche di singole famiglie e di singole
città. Alla fine si impose Firenze, che nell'arco di un secolo riuscì ad
assoggettare Pistoia, Arezzo, Pisa, e nelle cui mura si consolidò il potere
economico e politico dei
Medici.
La
transizione dallo stato comunale cittadino alla Signoria su base regionale
avvenne tra laceranti contrapposizioni interne, rimarcate dai regimi
repubblicani che furono instaurati per due volte, dal 1494 al 1512, al tempo di
Savonarola, e dal 1527 al 1539, e tra le interferenze esterne della
Chiesa,
dell'imperatore e della Francia. Con la stabilizzazione dei Medici, traguardo
conseguito sotto
Cosimo (1537-1574), il loro dominio assunse una dimensione
compiuta includendo il territorio della Repubblica di Siena (1557), ma
accettando l'autonomia di Lucca. I Medici, che ebbero il titolo di granduchi nel
1570, difesero, pur nel clima aspro della Controriforma[2], quell'impronta
cosmopolita, culturalmente libera, di mecenatismo consapevole dei valori
dell'arte come della scienza, con cui
Lorenzo il Magnifico aveva governato
Firenze nel XV secolo. Lo stato toscano legò le sue sorti a quelle della
famiglia, ne visse le fasi di declino così come quelle di splendore, e ne seguì
le connessioni internazionali sottolineate tanto dai legami con Roma, rimasti
sempre molto stretti, quanto da quelli con l'impero, entro i cui labili confini
la Toscana era inscritta.
Al
momento dell'estinzione dei Medici (1737) la Toscana percepì la sua fragilità
istituzionale: velleitari furono in quella circostanza i propositi di restaurare
la repubblica come risposta all'ingerenza delle potenze straniere, ormai
artefici delle scelte. Per un gioco di contrappesi continentali, la Toscana fu
attribuita alla dinastia dei
Lorena così compensati della perdita del loro
antico patrimonio: fu la premessa per l'inserimento della regione nell'orbita
imperiale, sancito dal matrimonio tra il lorenese Francesco Stefano e
l'imperatrice austriaca
Maria Teresa. La Toscana riprese il proprio processo di
crescita in virtù di un robusto riformismo, che toccò l'apice sotto Pietro
Leopoldo, granduca dal 1765 al 1780, uno dei più intraprendenti e lucidi
sovrani dell'Europa nell'età dei Lumi. Le riforme economiche, avviate
all'insegna dei principi liberistici della fisiocrazia, tanto quanto le riforme
istituzionali, tra cui l'importante promulgazione del Codice leopoldino del
1786, furono favorevolmente accolte da una società disposta ad accettare un
misurato cambiamento che i progressi economici stavano valor
izzando.
Per
sei anni
Napoleone, dal 1801 al 1807, accettò l'esistenza di quell'unità
politica regionale, costituendola in Regno d'Etruria, prima di annetterla
all'impero francese. Con la Restaurazione tornarono al potere i Lorena, il cui
tratto di tollerante paternalismo consentì alla cultura liberale e patriottica
di trovare un luogo dove esprimersi in forme di libertà altrove represse; la
Toscana divenne culla della cultura neoguelfa, ma dopo le rivoluzioni del 1848
prevalsero le correnti laiche, di matrice sia radicalmente democratica, sia
moderata e filomonarchica. Nel 1859, nel vivo della seconda guerra
d'indipendenza, venne allontanato l'ultimo dei Lorena, premessa per il voto
plebiscitario di annessione al Piemonte (1860). Del nuovo
Regno d'Italia la
Toscana fu parte significativa, soprattutto per l'apporto della cultura politica
del moderatismo, che ebbe in
Bettino Ricasoli il suo principale esponente.
N.d.A.:
[1] La Regio era uno degli 11 territori in cui fu divisa la penisola italiana da Augusto all'incirca nel 7 d.C.
[2] La Controriforma è il termine con il quale spesso si indica il periodo storico dalla fine del Concilio di Trento (terminato nel 1563) fino al Seicento, caratterizzato dalla reazione della Chiesa cattolica nei confronti della Riforma protestante e della sua nuova riorganizzazione interna e attivismo dopo la crisi protestante.