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Panorama turistico regionale italiano - Cucina regionale |
Umbria
Rustica
semplicità è la caratteristica dominante nella cucina umbra: olio d'oliva,
ventresca e guanciale, lenticchie e tartufo sono i prodotti simbolo di questa
regione.
In
Umbria la cucina è rustica, fatta con ingredienti genuini. Il condimento è,
come in Toscana, soprattutto l'olio degli uliveti degli Appennini, che
accompagna i cibi cotti allo spiedo e alla griglia. Un prodotto tipico è il
tartufo nero che cresce spontaneo nei boschi della Valnerina intorno a Norcia
dove viene raccolto da marzo a settembre e quindi lavorato nei numerosi impianti
sorti per la sua conservazione. Lo si utilizza in moltissime ricette, tagliato a
tocchetti o schiacciato; entra nel ragù; lo si trita con le acciughe per
stenderlo sui crostini; lo si sbatte con uova e formaggio per la frittata; lo si
sparge perfino sulla pizza al pecorino, detta "torta di Pasqua". Più
apprezzato della varietà nera è il tartufo bianco che cresce nel territorio di
Gubbio. Di tartufi e di ghiande si cibano anche i maiali, che pascolano liberi
sulle montagne. Le loro carni hanno quindi un sapore inconfondibile. I salumi
umbri sono numerosi: oltre al prosciutto, comprendono la "finocchiella",
la lonza, il salame, la mortadella, la coppa, il capocollo, il "mazzafegato",
una speciale salsiccia a base di fegato di maiale con zucchero, pepe, uva passa,
pinoli, buccia d'arancia.
Una
celebre specialità sono le pregiatissime lenticchie di Castelluccio, ideale
accompagnamento degli zamponi e dei cotechini di Capodanno.
Come
in Toscana, così in Umbria la carne domina sulla tavola, ma non mancano il
pesce dei fiumi e dei laghi, i cereali, gli ortaggi. La carne è per lo più
arrostita sulla griglia e insaporita con aromi. Ottima è quella bovina, ma
quando si apre la stagione della caccia, la cucina si sbizzarrisce con i
volatili e le lepri. Il prodotto più tipico è il colombaccio selvatico, detto
"palomba", che nella ricetta tradizionale viene cotto allo spiedo in
modo che all'esterno la carne risulti perfettamente rosolata, ma all'interno
rimanga sanguinante. Nel corso della cottura, che dura almeno due ore, si
ammorbidisce la carne con il suo stesso sugo che, colando, viene raccolto nella
"leccarda", il tipico tegame oblungo, di rame stagnato, che si mette
sotto lo spiedo. Da ultimo si serve la carne ricoperta dall'intingolo rimasto.
Il nome "leccarda" sta a indicare anche una salsa fatta con pancetta o
prosciutto, capperi, olive, acciughe, cipolla, aglio, chiodi di garofano, bacche
di ginepro, salvia, succo di limone, aceto, vino e olio. Da ricordare anche la
porchetta che si cucina infilata su un bastone nel forno a legna,
abbondantemente aromatizzata.
Un
piatto che spesso compare sulla tavola umbra è la pastasciutta: gli spaghetti,
gli "stringozzi", che un tempo venivano fatti con farina di grano
macinato a mano, le "ciriole", i lunghi maccheroncelli che sono una
specialità di Terni, dove è tradizione condirli con pomodoro e aglio, o con
aglio e olio appena imbionditi. Un altro condimento tipico è "alla
norcina" a base di tartufo nero, oppure a base di pomodoro, maggiorana e
pancetta, usato soprattutto a Spoleto.
Le
acque del lago di Trasimeno e del Piediluco, del fiume Nera e del Velino danno i
gamberi d'acqua dolce (ottimi nel risotto), le trote, i lucci, le tinche, le
carpe. Sul Trasimeno un piatto speciale è il "tegamaccio", una zuppa
di pesce d'acqua dolce aromatizzato con aglio, basilico, nepitella.
Onnipresenti
in cucina sono le verdure: gli asparagi di bosco, le cipolle, i raponzoli
(radici bianche), i piselli, i cardi, che costituiscono la base di una specialità
di Perugia.
Ricca
è la varietà dei dolci, alcuni dei quali di antichissima origine. La "pinoccata"
a base di pinoli e il "torciglione" a forma di serpente sono le
specialità di Natale. La festa del patrono di Perugia vede i "torcoli",
ciambelle intrecciate arricchite di uvetta e canditi; a Carnevale si fanno gli
"strufoli", frittelline che si intingono nel miele; per Pasqua è
tradizione preparare le "ciaramicole", focacce rotonde cosparse di
confettini colorati e la Pizza col formaggio; per la festa dei morti sono d'obbligo le "fave" e
gli "stinchetti" di pasta di mandorle, detti anche "ossa da
morto" perché hanno la forma di tibie.
Il grande manuale della
cucina regionale, Euroclub-Bertelsmann, Bergamo 1979