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Panorama turistico regionale italiano |
Umbria
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| Regione | prov. Perugia | prov. Terni |
| Basilica di San Francesco, Assisi |
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egione
amministrativa dell'Italia centrale. Racchiusa tra la
Toscana
a ovest e nord-ovest, le
Marche
a est e nord-est e il
Lazio
a sud, l'Umbria è l'unica regione dell'Italia peninsulare che non si affaccia
al mare. È ripartita nelle province di
Perugia e di
Terni.
Il capoluogo regionale è Perugia.
Deriva
il suo nome dall'antica popolazione degli
umbri, che vi si erano già stanziati
nel I millennio a.C. e che entrarono in contatto con i
romani tra il IV e il III
secolo a.C.
I
confini amministrativi solo in pochi tratti poggiano su elementi fisici.
L'andamento collinare, che è il tratto morfologico più caratteristico della
regione, prosegue senza soluzione di continuità in Toscana e nel Lazio; solo al
confine con le Marche il rilievo, formato dai massicci dell'Appennino
umbro-marchigiano, funge da elemento divisorio.
Perugia, il capoluogo regionale, è la città più popolosa; tra i centri principali, oltre a Terni, capoluogo di provincia, si ricordano Assisi, Città di Castello, Foligno, Gubbio, Spoleto, Todi (in provincia di Perugia), Narni e Orvieto, che sorge su una rupe sovrastante la valle del fiume Paglia, non lontano dal confine con il Lazio (in provincia di Terni). Fiorente e di alta qualità l'artigianato (ceramiche, ricami e ferri battuti).
Cucina regionale (vedi)

on
una forma vagamente paragonabile a un rombo, l'Umbria occupa il cuore
dell'Italia centrale, in corrispondenza grosso modo del bacino superiore del
fiume Tevere. Le aree più vitali della regione sono rappresentate dalle
superfici pianeggianti corrispondenti al fondo delle conche e dei bacini
intermontani, intercalati agli allineamenti montuosi, perlopiù disposti in
senso meridiano.
I
rilievi dell'Appennino umbro-marchigiano, che si sviluppano tra Umbria e Marche,
presentano più dorsali, tra cui si interpongono alcune conche. Data la natura
calcarea delle rocce, numerosi sono i fenomeni carsici, come le doline, gli
inghiottitoi, le caverne e soprattutto le sorgenti, alimentate da una copiosa
circolazione di acque sotterranee. Al limite occidentale della regione si
innalzano invece alcuni rilievi, di altezza più modesta, che vengono
considerati l'estrema prosecuzione dell'Antiappennino toscano e laziale.
| Paesaggio dell’Appennino umbro |
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| Cascata delle Marmore |
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Il paesaggio, formato per il resto da distese collinari, presenta nel suo insieme grande omogeneità. Il disegno geografico della regione ha i suoi elementi principali, come già ricordato, nei bacini intermontani, che fungono da corridoi e da aree di insediamento; il principale di questi bacini è la valle del Tevere, o Val Tiberina, piuttosto angusta nel suo tratto settentrionale, cioè sino alla conca in cui è situata la città di Perugia, poi man mano relativamente più ampia, fino a toccare i 5 km di larghezza. Un'altra conca, che per la sua superficie può essere assimilata a una pianura, è la Valle Umbra, il cui centro principale è Spoleto, in provincia di Perugia.
L'Umbria
è ricca di corsi d'acqua; tuttavia non esiste una vera relazione tra la rete
idrografica e l'andamento del rilievo. Nessuna delle numerose depressioni che si
interpongono tra le dorsali montuose è percorsa in tutta la sua lunghezza da un
unico corso d'acqua; in alcuni punti inoltre i solchi fluviali tagliano
trasversalmente le dorsali con strette incisioni, determinando così una rete
idrografica assai irregolare. La regione è interamente attraversata da nord a
sud, per circa 200 km, dal Tevere, che nasce in Toscana, sul monte Fumaiolo, e
continua poi il suo corso nel Lazio; a questo fiume, il maggiore dell'Italia
peninsulare e il terzo fiume italiano per lunghezza, tributano, dopo un percorso
più o meno tortuoso, pressoché tutti i corsi d'acqua. I principali affluenti
del Tevere sono, da destra, il Paglia che scende dall'Antiappennino toscano; da
sinistra, il Chiascio che, formato da due rami, il Chiascio vero e proprio e il
Topino, nasce sull'Appennino umbro-marchigiano e solca la Valle Umbra e il Nera,
che confluisce nel Tevere solo in territorio laziale. Il suo tributario, il
Velino, forma un'imponente cascata, famosa sin dall'antichità, quella delle
Marmore.
| Lago Trasimeno |
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| Tevere presso Todi |
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Caratteristica
di alcuni corsi d'acqua umbri, ma soprattutto del Nera, è il fatto di avere
portate molto più regolari di quanto si verifichi di norma nei fiumi
appenninici (tra cui lo stesso Tevere) che, alimentati dalle precipitazioni
stagionali, alternano piene – di solito primaverili e autunnali – a magre
estive; il Nera ha un bacino idrografico che si sviluppa su terreni calcarei
fortemente permeabili ed è così arricchito dal costante apporto di corsi
d'acqua sotterranei.
Compreso
nel territorio dell'Umbria, nei pressi del confine con la Toscana, si trova il
più esteso lago dell'Italia peninsulare, nonché il quarto d'Italia per
estensione, il
Trasimeno. Al centro di
una pittoresca conca al confine con il Lazio è invece situato il piccolo lago
di Piediluco, in provincia di Terni, da cui si diparte un canale che sbocca nel
Velino e che funge da scolmatore, favorendo così la regolarità della portata
di questo fiume.
Clima
e ambiente
ituata
quasi al centro della penisola, l'Umbria è, sul lato orientale, totalmente
chiusa agli influssi del mare Adriatico – da cui peraltro dista in alcuni
punti appena una cinquantina di chilometri – dalla elevata dorsale montuosa
dell'Appennino, mentre sul lato occidentale i più bassi rilievi dell'Antiappennino
ostacolano meno gli apporti mitigatori del mar Tirreno.
La
regione ha dunque un clima che varia da subcontinentale a mediterraneo, con
estati non eccessivamente calde e in genere ventilate, e inverni non molto
freddi; in particolare le temperature invernali si elevano nella sezione
sudoccidentale dove, attraverso le valli del Tevere e del Nera, penetrano gli
influssi tirrenici. Per contro, procedendo verso est, si accentuano le
caratteristiche di continentalità, che interessano soprattutto le conche,
chiuse agli influssi marittimi; un fattore climatico di grande rilevanza è
naturalmente anche l'altitudine.
Le precipitazioni non sono molto abbondanti. La maggiore o minore piovosità dipende in larga misura dall'esposizione dei versanti montuosi: così certe aree sbarrate dai venti umidi, come la zona tra Perugia e la depressione del Trasimeno, che è alle spalle dei monti dell'Antiappennino, hanno basse fasce di piovosità, mentre fasce relativamente più elevate sono situate sul versante sinistro della Val Tiberina e sui monti Sibillini. L'estate è ovunque la stagione meno piovosa; per il resto le precipitazioni sono distribuite con una certa uniformità nel corso dell'anno, con accentuazioni in autunno e in primavera.
Flora
e fauna
'Umbria
viene immediatamente definita "verde" da chi la scopre provenendo
dalla Toscana e dal Lazio: in effetti sia le colline sia le vallate sono
ricoperte da ricca vegetazione. Solo le pendici più elevate dell'Appennino si
presentano brulle e prive di alberi, benché non vi manchino le praterie.
Tuttora molto estesi sono i boschi, che occupano una superficie corrispondente a
un terzo del territorio, anche se nel corso dei secoli sono stati ampiamente
sfruttati per trarne legname e per ampliare le aree destinate alle coltivazioni
e ai pascoli, e appaiono oggi nell'insieme molto impoveriti. Tra le regioni
dell'Italia, tuttavia, l'Umbria ha una superficie boscata che, in rapporto a
quella totale del paese, è preceduta solo dalla Toscana. L'essenza più diffusa
è la quercia; oltre i 900 metri si trovano estesi boschi di faggi. Specie
legnose, come la vite e l'olivo, caratterizzano tutte le aree coltivate di
collina. Si hanno infine due interessanti distretti floristici: quello alpino
delle vette dei monti Sibillini, dove si trovano varie specie proprie dei
livelli montani (genziane, sassifraghe, artemisie ecc.), e quello palustre del
lago Trasimeno.
Piuttosto povera è la fauna, sia per una diffusa abitudine all'esercizio della caccia, sia perché la collina è un ambiente che offre pochi rifugi. È dunque nelle zone di montagna che si trovano tassi, martore, scoiattoli, volpi, faine e istrici. Numerosi sono gli uccelli, sia stanziali sia migratori (anitre selvatiche, folaghe e colombacci) che, nelle loro migrazioni, trovano negli ambienti di questa regione buone possibilità di sosta.
Storia
n
Umbria si sono ritrovate tracce della presenza umana che risalgono alla
preistoria più antica, ma è soprattutto in epoca storica che si va
caratterizzando il popolamento di specifici gruppi etnici, come gli
etruschi, stanziati sulla riva destra del Tevere, i
sabini e gli
umbri, sulla riva
sinistra. La città di Volsinii, l'attuale Orvieto,
divenne il centro spirituale e politico della civiltà etrusca, mentre Gubbio
costituì la più importante località per gli umbri. A queste culture si
sostituì, nel corso del III secolo a.C., la dominazione di
Roma, che giunse al
completo controllo della regione nel I secolo a.C. con la sottomissione della
città etrusca di Perugia. Intanto la costruzione della via Flaminia incentivò
la formazione di nuovi aggregati urbani, sorti su quel percorso così importante
per il collegamento tra Roma e l'Adriatico. A quel tempo risale anche il termine
Umbria, coniato per definire l'area circostante la Flaminia, a est del Tevere.
La zona occidentale rimase parte dell'Etruria: questa dualità si mantenne per
lungo tempo.
Le
incursioni
germaniche, dopo la caduta dell'impero romano d'Occidente,
impoverirono la regione, un tempo florida, e la depauperarono sul piano
demografico. Con la conquista
longobarda, a cui seguì la fondazione del ducato
di Spoleto, si frantumò ulteriormente il territorio umbro, in quanto le zone
intorno a Terni e Perugia si mantennero unite all'impero bizantino. Nel corso
del VII secolo si formarono i primi nuclei fortificati nella valle del Tevere,
segno del degrado dell'economia agricola e delle necessità di controllo non
solo militare, ma anche religioso, del territorio, deteriorato dalla grave crisi
dell'epoca altomedioevale.
La
ripresa di vitalità economica, conseguente al rinnovamento dell'agricoltura, e
l'incremento demografico, che iniziò a partire dall'XI secolo, animarono
l'Umbria di fitti insediamenti di carattere civile e religioso. Fiere, mercati e
manifatture fecero della regione il crocevia di grandi spostamenti di uomini e
di culture. In questa realtà prese corpo l'esperienza politica dei liberi
comuni che, sebbene il territorio umbro appartenesse ai duchi di Spoleto e ai
marchesi di Toscana, rivendicarono autonomie e privilegi, appoggiandosi
all'autorità del pontefice. Iniziò allora un lungo contrasto tra poteri ora
coalizzati ora contrapposti, che si disposero intorno a tre nuclei: le città
libere (come Perugia, Todi, Gubbio,
Assisi, Foligno, Orvieto
e
Bevagna), dall'intensa vita culturale e religiosa,
che trovò espressione nell'ordine francescano e negli ordini mendicanti; le
signorie (Baglioni, Fortebraccio, Vitelli, Trinci e
Malatesta), che tentarono a
più riprese di esautorare i comuni per dare vita a embrioni di stati su base
regionale; il papato, che dal XIII secolo era nominalmente titolare del ducato
di Spoleto, ossia di gran parte dell'odierna Umbria,
ma che riuscì a sottomettere tutti i centri urbani solo verso la metà del XVI
secolo, affermando definitivamente la propria sovranità. Fu in quei secoli che
l'Umbria acquisì la raffinata impronta medievale e rinascimentale, rimasta
pressoché intatta nel corso dei secoli.
Il potere pontificio fu interrotto dagli eserciti di Napoleone, a cui si deve l'unione dell'Umbria alla Repubblica Romana (1798) e la successiva annessione all'impero nel 1808, con il nome di dipartimento del Trasimeno. Restaurato il governo papale nel 1814, in Umbria si formarono nuclei di patrioti liberali che parteciparono ai moti del 1831 in Romagna. Nella fase decisiva per l'attuazione dell'unità d'Italia, l'insurrezione di Perugia del 1859 fu il preludio all'annessione dell'Umbria: occupata dalle truppe sarde nel settembre 1860, con un plebiscito la regione aderì al nascente Regno d'Italia. Dopo l'unità, e più marcatamente nei primi cinquant'anni del XX secolo, vide rafforzarsi quella bipartizione che l'aveva contraddistinta sin dai tempi dei romani: una parte rimase caratterizzata dalla persistenza dell'economia agricola e dal rilievo culturale della capitale, Perugia; l'altra, con centro a Terni, fu segnata dalla diffusione delle fabbriche legate al settore dell'industria pesante.